Cella Vinaria

Sito amatoriale di gusto e retrogusto

Tutto ciò illustrato da questo sito e il sito stesso, sono prodotti esclusivamente dai soci senza fine alcuno di lucro, ma solo per passione.


COMUNICAZIONE: Cella Vinaria lascia Facebook.

Da tempo avevamo deciso di abbandonare questo social e di dirottare il gruppo verso TWITTER che, indubbiamente è più vicino al nostro stile di gestione social. Un problema del nostro account sopraggiunto in questi giorni ci ha convinti ad attuare questa decisione. Siamo consapevoli che questo comporterà una perdita del nostro seguito ma, d’altra parte noi non siamo un’attività ma un gruppo simposico che punta a simpatia e amicizia basate su questo sito wordpress. In ogni caso, per un certo periodo rimarrà comunque in rete la pagina statica Facebook di Cella Vinaria.

Grazie per la comprensione e un grande abbraccio a tutti.

Cella Vinaria


Se non ti piace quel che facciamo, non ci sono corde a trattenerti!

Platone

IL PERIODICO DALLA BAUCARA

INUTILE E SUPERFLUO IN UNA SOLA RIVISTA


L’AstiSecco….la bella sorpresa del 2018

L’ASTI Secco Docg nasce dall’uva Moscato bianco e da un progetto di ricerca che si è avvalso delle migliori professionalità e competenze per la valorizzazione di quest’uva unica.La tecnica di spumantizzazione alla cui messa a punto ha contribuito il laboratorio di ricerca del Consorzio di Tutela, prevede particolari condizioni di permanenza con lieviti selezionati che portano ad avere un quadro gustativo ed olfattivo equilibrato ed armonioso. Il risultato è unico e sorprendente. Con una spuma particolarmente fine e persistente, l’Asti Secco dona al palato una sensazione di freschezza che ne consente il consumo a tutto pasto. Al naso si possono apprezzare delicati aromi floreali (acacia, lavanda, salvia) e fruttati (mela, pera, banana). Ottimo come aperitivo, l’Asti Secco si abbina facilmente a salumi, formaggi freschi, carni bianche, pesce, crostacei e a primi piatti, come il risotto.

terra del vino

Vino pazzo che suole spingere anche l’uomo molto saggio a intonare una canzone, e a ridere di gusto, e lo manda su a danzare, e lascia sfuggire qualche parola che era meglio tacere.

OMERO

AD OGNI PALATO IL SUO VINO

Nella vigna l’uva matura e bisogna averne cura, il contadino poi la raccoglie e getta via tutte le foglie. L’uva è pronta dentro il tino, dopo il mosto arriva il vino. Nella botte lui vuole stare, dalla bottiglia si farà versare.

Il vino viene definito “oblio degli affanni…. “Nel mondo della Grecia arcaica il vino riunisce in sè una serie di importanti valori sociologici e simbolici: è un prodigio della Natura – il frutto che si trasforma, con una misteriosa metamorfosi, in un liquido inebriante e vivo, come se contenesse in sè una magica energia – e anche una “scoperta” che ha reso più bella la vita dell’umanità.”

Il primo vantaggio del bere in comune è riassunto nella massima

“in vino veritas”

Secondo gli antichi Greci, per poter leggere nel cuore di un uomo bisogna innanzitutto aver bevuto con lui, perché il vino rivelerà il suo vero animo, data l’usanza molto diffusa di discutere importanti questioni durante il banchetto.


 

I vini rossi devono essere sempre decantati. Falso: solo il 20% dei rossi necessitano di arieggiare il locale prima di soggiornarvi. Quindi, il restante 80% chiede semplicemente di essere versato in un calice di generose dimensioni. Lasciamo il nostro scomodo decanter in bella vista al riparo dalla polvere e usiamolo solo quando effettivamente serve.

 

Il vino è bono, ma l’acqua avanza. In tavola.

Leonardo da Vinci

CONVIVIO

GIOVANNI PASCOLI

O convitato della vita, è l’ora.
Brillino rossi i calici di vino;
tu né bramoso più, né sazio ancora,
lascia il festino.
Splendano d’aurea luce i lampadari,
fragri la rosa e il timo dell’Imetto,
sorrida in cerchio tuttavia di cari
capi il banchetto:
tu sorgi e… Triste, su la mensa ingombra,
delle morenti lampade lo svolo
lugubre, lungo! triste errar nell’ombra,
ultimo, solo!


Dalle semplice sniffata del sughero puoi sentire se il vino sa di tappo. Il vino oltraggiato dal TCA non sa di tappo. Ebbene sì, annusare il tappo è tanto figo quanto inutile. Il 99,9% delle volte non sentirete niente altro che odore di sughero bagnato. Tipicamente il responsabile del sentore di tappo è un fungo, l’Armillaria mellea, parassita della quercia da sughero. In questo caso si avrà la formazione di tricloroanisolo (TCA), quale prodotto del metabolismo secondario, che conferirà al vino un odore che può essere descritto come quello di un quotidiano ammuffito, cane bagnato o cantina umida.

Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino.
Eduardo Hughes Galeano

 

IL VINO
Omero

Il vino mi spinge
il vino folle
che fa cantare anche l’uomo più saggio
e lo fa ridere mollemente
e lo costringe a danzare
e tira fuori la parola
che sta meglio non detta.


Ci vuole una cantina per conservare il vino. Molte persone non hanno una cantina ma possiedono scorte di vino. Come è possibile? Ci sono fasi della vita che non ti consentono di avere la cella 75% 80 % di umidità, a 15° costanti, insonorizzata, anti vibrazioni, ecc. Quindi per questo dovrei convertirmi all’acqua? Giammai. Trovare un posto dentro le quattro mura dove collocare il nostro importante prodotto, è cosa possibile. Prima regola: non deve arrivare luce diretta sulle bottiglie. Seconda regola: la temperatura non deve andare oltre i sedici gradi. Terza regola: bastano le prime due per conservare in ottimo stato il vino.

Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, la carne e i legumi non sono che la parte materiale.
Alexandre Dumas

CANZONE AL VINO
William Butler Yeats

Il vino raggiunge la bocca
E l’amore raggiunge gli occhi,
Questa è la sola verità
che ci è dato conoscere
Prima di invecchiare e morire.
Sollevo il bicchiere alle labbra,
Ti guardo e sospiro.


COLLINE NOVARESI DOC

La Riscossa dei Grandi Vini di casa nostra.

La denominazione Colline Novaresi DOC rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole della regione Piemonte. La denominazione Colline Novaresi DOC include le province di Novara ed è stata creata nel 1994. I vini della denominazione Colline Novaresi DOC si basano principalmente sui vitigni Nebbiolo, Vespolina, Uva rara, Croatina, Barbera, Erbaluce. La rivista americana FORBES elogia, in un articolo i vini delle Colline Novaresi concludendo con: «Gattinara, Ghemme, Boca, Lessona, la zona del Bramaterra, hanno tutti terreni e climi leggermente differenti che permettono di produrre vini di pregio che sono ancora un segreto per la maggior parte dei consumatori». 

COLLINE NOVARESI DOC Boca – Colline Novaresi (vino) – Colline Novaresi Barbera – Colline Novaresi bianco – Colline Novaresi Croatina – Colline Novaresi Nebbiolo o Spanna – Colline Novaresi Uva Rara o Bonarda – Colline Novaresi Vespolina – Fara – Sizzano. COLLINE NOVARESI DOCG  Ghemme – Ghemme Riserva.


 

Erano setto, o otto, seduti a quel banchetto da Agatone. La tavola era imbandita, e il vino baccheggiava allegramente nei calci di Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane e di Socrate, e non si faceva altro che ragionare assieme, tra un boccone e l’altro.
Questa l’ambientazione dove Platone, nel Simposio, dialogo più discorsivo che non dialogico, parla d’Amore, parla dell’Eros, e dopo più di duemila anni, quella sua definizione – che ha oltrepassato il medioevo, che ha sorvolato la letteratura italiana e il dolce stilnovo dantesco, la lirica del rinascimento, e tutti i canoni storici ed artistici occidentali. Ancora oggi rimane innovativa

VENDEMMIA

PAUL VERLAINE

Fratello al sangue della vigna rosa,
fratello al vino della vena nera,
vino, o sangue, oh apoteosi!

Se beviamo con temperanza e in piccoli sorsi il vino stilla nei nostri polmoni 
come la più dolce rugiada del mattino

Socrate (470 a.C./469 a.C. – 399 a.C.)


 

I miei libri sono come l’acqua, quelli dei grandi talenti sono vino.
Tutti bevono acqua.

Mark Twain (1835 – 1910)


La nostra terra….Borgo Ticino…il Novarese…il Piemonte!

… ah, ricordo un tramonto, a Torino, nei primi mesi di quella mia nuova vita, sul Lungo Po, presso il ponte che ritiene per una pescaia l’impeto delle acque che vi fremono irose: l’aria era di una trasparenza meravigliosa ; tutte le cose in ombra parevano smaltate in quella limpidezza; ed io,guardando, mi sentii così ebro della mia libertà , che temetti quasi d’impazzire, di non potervi resistere a lungo …

Luigi Pirandello (Il Fu Mattia Pascal)

Nel vino voglio soffocare i dolori,
al vino chiedo che faccia scendere
negli occhi stanchi, consolatore, il sonno

Albio Tibullo ( 54 a.C. Circa – 19 a.C.)


L’IMPOSSIBILITÀ, COME IL VINO

EMILY DICKINSON

L’Impossibilità, come il Vino
Eccita l’Uomo che l’assapora;
La Possibilità è insipida
Aggiungi una pur pallida
Traccia di Rischio
E nel Sorso di prima
Un incantesimo produce l’ingrediente
Certo come una Condanna

L’IMPOSSIBILITÀ, COME IL VINO

EMILY DICKINSON

L’Impossibilità, come il Vino
Eccita l’Uomo che l’assapora;
La Possibilità è insipida
Aggiungi una pur pallida
Traccia di Rischio
E nel Sorso di prima
Un incantesimo produce l’ingrediente
Certo come una Condanna

So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata.

Ernest Hemingway

 

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“La cena è servita…almeno così sembra”

 

Lepre allo spiedo: senza lavarla, lardellatela e mangiatela con la camelia o la salsa piccante, cioè col grasso che cola nella leccarda, e mettetevi cipolle tagliate fini, vino e agresto e un po’ d’aceto. Versate sulla lepre quando sarà arrostita, o mettetela nelle scodelle.

tratto da “A tavola nel Medioevo”

the cella vinaria’s friends

Non c’è amicizia salda senza fiducia: e non c’è fiducia senza far passare un certo tempo.

Aristotele

 

L’AMICIZIA E L’ALBERO

Umberto Bellintani 

Fermiamoci un momento, amici.
Quest’albero era
quando ancora non erano
i nostri padri i nostri avi.
Ed ecco io sento che qualcosa gli devo,
ma non so cosa, amici, ma la mano
mia ecco lo accosta e lo carezza,
e tutta trema la mia mano, amici.

 

 

MESSAGGIO AGLI AMICI DI “Cella Vinaria”

Tutto ciò illustrato in questo sito, sia fotografie sia gli oggetti descritti e rappresentati, sia i siti stessi sono realizzati da Cella Vinaria e dai suoi soci nella speranza di valorizzare tradizioni, luoghi, usi e costumi oltre a sensibilizzare chi ci segue, al piacere del bello, rispettando ciò che ci circonda.

La nostra esperienza ci insegna che basta veramente poco per prendersi cura dei nostri paesi, che in fondo sono casa nostra; piccoli gesti quotidiani come raccogliere cartacce e mozziconi fuori dalla nostra porta o recinzione, eliminare le erbacce o mettere qualche fiore non ci costa proprio nulla ma puo’ cambiare significativamente l’aspetto dei luoghi che ci circondano.

Aver cura del nostro territorio non è altro che aver cura di casa nostra…nulla di più.


IL NOSTRO SOCIO PIU’ LONTANO VIENE A FARCI VISITA

Osvaldo Brasca ex General Manager alberghiero residente da oltre quarant’anni in Canada è venuto a farci visita. Socio ad Honorem dalla primavera del 2014 si è sentito in dovere di venirci a salutare nonostante le migliaia di chilometri di distanza…a noi ha fatto un enorme piacere.

 

 

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo.
Da quando Bacco ha arruolato poeti tra i suoi Satiri e Fauni,
le dolci Muse san sempre di vino al mattino.

Quinto Orazio Flacco (65 a.C. – 8 a.C.)


Edamus, bibamus, gaudeamus!

Tutto quest’anno ch’è, mi son frustato

di tutti i vizi che solìa avere;
non m’è rimasto se non quel di bere,
del qual me n’abbi Iddio per escusato,
ché la mattina, quando son levato,
el corpo pien di sal mi par avere;
adunque, di’: chi si porìa tenere
di non bagnarsi la lingua e ‘l palato?
E non vorrìa se non greco e vernaccia,
ché mi fa maggior noia il vin latino,
che la mia donna, quand’ella mi caccia.
Deh ben abbi chi prima pose ‘l vino,
che tutto ‘l dì mi fa star in bonaccia;
i’ non ne fo però un mal latino.

Cecco AngiolieriSiena 1260-1300

.

Dioniso (Dio Greco del vino), in una commedia di Eubulo, raccomanda:

Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia l’amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa, chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non è più nostra, è fuori misura; la quinta urla; sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si cade a terra privi di sensi. Il vino versato troppo spesso in una piccola tazza taglia le gambe al bevitore.


Non facciamoci infinocchiare…La parola infinocchiare, il cui significato è raggirare, fregare, deriva proprio dal connubio fra vino e finocchio. Quando gli osti volevano rifilare vino rancido agli avventori, lo accompagnavano con piatti a base di finocchio, che, consumato crudo, addolcisce la bocca e altera la capacità di riconoscere i sapori.

 

 


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TUTTI I NOSTRI ARTICOLI SONO STATI PUBBLICATI SULLA RIVISTA NAZIONALE ONLINE ENOPRESS, TESTATA SPECIALIZZATA IN ENO-GASTRONOMIA.  Grazie da Cella Vinaria.

piemonte-agriqualita-logoChi volesse sapere di piu’ sulla nostra terra Cella Vinaria consiglia un sito completo e ben fatto!

 

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GORGONZOLA NOVARA IL PRINCIPE DEI FORMAGGI

Gorgonzola Novara Dop

Capitale del Gorgonzola è la “brumal Novara” come definita dal Carducci, città piemontese che parla lombardo: qui si custodisce ancora la memoria di quel treno merci carico di questo formaggio che, ogni settimana, sbuffava deciso verso l’Inghilterra all’inizio del secolo scorso. Qui a Novara, i più anziani lo chiamano ancora – nel dialetto più schietto e genuino – ‘chèga’. Per loro (che, fortunatamente, non potevano permettersi il biglietto del Titanic), il Gorgonzola è sempre stato, semplicemente, il gustoso rompidigiuno delle lunghe giornate al lavoro, trascorse in fabbrica o nei campi. Con la sola aggiunta di un tozzo di pane, e senza troppe pretese di nobiltà. L’origine del chèga – nel nome e nella sostanza – rimanda direttamente alle nozioni casearie dei popoli celti: il Gorgonzola appartiene infatti alla grande famiglia degli erborinati europei con l’autorevole compagnia, ad esempio, di Stilton, Roquefort e degli altri blue-cheese e fromage bleu britannici e francesi: insomma, i coevi di Asterix e Obelix, con ogni probabilità, ne andavano ghiotti. Certa è anche la passione di Carlo Magno per questi formaggi con le caratteristiche ‘muffe’, tanto da ordinarne regolari rifornimenti per il suo palazzo di Aquisgrana. Il lessico che definisce il Gorgonzola è importante e curioso, a partire dal nome stesso che fa riferimento all’omonima cittadina lombarda (beffardo, il Manzoni ci restituisce nei Promessi Sposi l’immagine di un Renzo che vi si dirige, appunto, “con il nome di Gorgonzola in bocca”). Erborin, invece, nel dialetto lombardo significa prezzemolo: che, con la produzione di questo formaggio, non centra nulla salvo richiamarne, nel colore, le caratteristiche venature verdognole. Allo stesso tempo, si tratta di un formaggio stracchino, termine che indica le vacche ‘stracche’ (stanche) che, dai pascoli estivi in quota, tornavano appunto nella piana lombarda, al centro della quale c’è appunto la cittadina di Gorgonzola.

Le tipologie di Gorgonzola in realtà sono due, e la differenza non è da poco: il Gorgonzola ‘dolce’ (quello più delicato cremoso) si distingue infatti da quello ‘piccante’, che ne indica la versione più robusta e compatta. Si tratta dei due termini esatti contemplati dal disciplinare, che pure ne stabilisce area e modalità di produzione. Si tratta, infatti, di un formaggio a Denominazione di Origine Protetta (dal 1966), che si può produrre in determinate aree di Piemonte e Lombardia: le province di Novara (dove oggi si concentra la maggioranza dei caseifici e dove ha sede il consorzio di tutela) Vercelli, Cuneo, Biella, Verbania, alcune zone del Monferrato, oltre alle lombarde Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia e Varese. Inoltre ogni forma deve essere marchiata all’origine e riportare sempre l’indicazione del caseificio in cui è stata prodotta. Perché possa essere venduto come tale, il gorgonzola Dop deve essere avvolto in fogli di alluminio recanti la [CG]  del Consorzio senza la quale il formaggio semplicemente non è Gorgonzola.

Camera Commercio Novara. Servizio immagini Studio Giuseppe Galliano

Erborin, in dialetto lombardo, significa prezzemolo. Che col Gorgonzola non c’entra nulla, salvo ricordare il colore delle caratteristiche ‘venature’ verdi, le ‘muffe’ che lo rendono così speciale e curioso. Un tempo, lo sviluppo delle muffe era spontaneo e conseguente all’assemblaggio di due diverse cagliate, quella della mungitura serale e quella mattutina. Oggi si utilizza il latte di una sola cagliata, con l’aggiunta del penicillium glaucum, una ‘muffa’ che appartiene alla famiglia della penicillina. Dolce e piccante. Sono le due tipologie in cui si declina il Gorgonzola. E, anche qui, occhio alla definizione. Il ‘dolce’ è quello cremoso, anche se di zucchero non c’è ombra, mentre il ‘piccante’ non vede né pepe né peperoncino, ma è chiamato così per il gusto virile, e pronunciato.

Nel Novarese (dove si concentra oggi la maggioranza della produzione), il dialetto contempla anche una distinzione di genere, tra ‘la’ Gorgonzola (dolce, cremosa) e ‘il’ Gorgonzola piccante, a pasta più compatta e, insomma, più ‘maschio’. Le stagionature sono variabili, di 50 giorni per il ‘dolce’ e 80 per il piccante, ma si arriva normalmente a stagionature medie di 90 e 140, rispettivamente.

ERA LA CARNE DEI POVERI – Il Gorgonzola (al maschile) spalmato sul pane era il pasto quotidiano di operai e contadini, sostituito talvolta dalla minestra nel portavivande metallico (in lombardia ‘schiscéta’): una ‘bistecca dei poveri’ piuttosto gustosa, passibile di molteplici varianti sempre ‘low cost’, come quella che contempla l’aggiunta di un’acciuga sfilettata e salata.

LA PRODUZIONE – Continua a crescere la produzione del formaggio Gorgonzola. Nell’anno appena concluso si conferma infatti il trend di costante crescita registrato nel corso degli ultimi anni. Nel 2017 sono state prodotte 4.732.715 forme di Gorgonzola dolce e piccante; ben 151.560 forme in più rispetto al 2016 (+3.31%). In Italia le vendite si suddividono per il 65% al nord-ovest, 19% nel nord-est, 9% nel sud e nelle isole e il 7% al centro. Il Gorgonzola è il 3° formaggio di latte vaccino per importanza nel panorama dei formaggi DOP italiani, dopo i due grana. 720 milioni di euro circa è il volume d’affari del gorgonzola al consumo oggi. L’aumento della produzione è doppia percentualmente rispetto a quella dello scorso, già positivo (+1,78 %) e rappresenta il quinto aumento consecutivo nel corso degli anni. La notizia è buona per il territorio del novarese. La produzione 2017 su scala italiana, an- che se diffusa tra varie province anche della Lombardia si concentra prevalentemente in Piemonte da dove escono 3.283.258 forme prodotte, circa il 72% del totale complessi- vo, con un guadagno quasi costante nel corso degli anni rispetto alle province lombarde. Novara è leader per condizioni climatiche e tradizione. Il sito del consorzio elenca infatti 14 aziende novaresi su 16 in totale piemontesi. Del resto il Consorzio per la tutela del for- maggio Gorgonzola creato nel 1970 ha sede proprio a Novara.

Esiste anche una APP – A Novara, si sa, il gorgonzola è un prodotto principe che ha fatto la storia della cucina locale, esportando un po’ in tutto il mondo, deliziose ricette e abbinamenti anche inconsueti ma impossibili da non provare… Da oggi, per i più tecnologici, c’è anche un’applicazione scaricabile sia da iOS che da Android tramite la quale potrete conoscere tutti i segreti del gorgonzola, con ricette firmate anche dallo chef Cannavacciuolo.

Ricette in continuo aggiornamento, suddivise per portata, e collegamenti ai video ufficiali con videoricette e altre utili informazioni. L’App è gratuita ed è suddivisa nelle seguenti sezioni: presentazione del Gorgonzola Dop con relativa storia e proprietà del formaggio, ma anche con curiosità che riguardano questo prodotto;  non manca la sezione dedicata alle news con le sagre e alle tanto amate degustazioni di Gorgonzola; e ancora ricette, con la possibilità di effettuare una ricerca rapida per trovare la ricetta ideale e competibile con i prodotti che avete in casa: la sezione “vota le ricette” e condividile con gli amici e i video ufficiali del Consorzio, dagli spot pubblicitari alle videoricette.

Si puo’ scaricale l’App da iOS e da Android

FA BENE ALLA SALUTE – E’ un formaggio dal sapore forte, per cui non a tutti piace, che a quanto pare ha grandi proprietà terapeutiche e benefiche per il nostro organismo. Nel Medioevo non a caso lo si usava per curare i disturbi gastrointestinali e, in particolare, per i problemi di costipazione; era poi convinzione diffusa che i “mangiatori abituali” di gorgonzola godessero di ottima salute.

Ad apportare benefici alla salute, a quanto pare, sarebbero proprio le muffe di questo tipico formaggio, ma anche i fermenti lattici, che sono indispensabili per la produzione del gorgonzola. Mentre le muffe appartengono alla specie “Pennicillum roqueforti”, i fermenti lattici sono molto simili a quelli presenti nello yogurt e a quelli che si possono acquistare in farmacia. Inoltre, affinchè muffe e fermenti possano riprodursi, è necessario che il gorgonzola venga prodotto solo ed esclusivamente con latte proveniente dalle mucche della zona DOP, quindi non inquinato in alcun modo da pesticidi o antibiotici: ecco perché il gorgonzola, tra i formaggi, e uno dei “più salutari”.

Amico della salute – E’ un toccasana per la flora batterica intestinale e apporta all’organismo tutta una serie di nutrienti che possono soltanto far bene alla salute: vitamine, minerali e proteine nobili. Il gorgonzola è ricchissimo di vitamina A, B2, B5 e B12 e, ovviamente, di calcio, sodio, magnesio, selenio e fosforo. Se paragonato ad altri formaggi, lo “zola” ha una percentuale di grassi decisamente contenuta, mentre a livello di calorie 100 grammi di gorgonzola forniscono 350 kcal, così come l’Emmental, ma decisamente meno di formaggi come il pecorino o il parmigiano. Il gorgonzola inoltre grazie al suo gusto forte e inconfondibile è particolarmente attraente agli ammalati disappetenti che soffrono di malattie croniche e neoplastiche.

Uno stuzzichino favoloso – Lavare le mele, rimuovere il torsolo e tagliarle a fettine sottili. In una padella sciogliere il burro, versare le fettine di mele e sfumare con un goccio di vino bianco. Poi unire lo zucchero di canna e far cuocere a fuoco basso, fino a che le mele saranno cotte e caramellate.

Rivestire la leccarda con carta forno, posizionare su di esse le fette di pane e metterle nel forno già caldo a 180° per 5 minuti, fino a doratura.

  • 5 fette Pane
  • 100 g Gorgonzola
  • 300 g Mele
  • q.b. Noci
  • 15 g Burro
  • 20 ml Vino bianco
  • 10 g Zucchero di canna

I MIGLIORI PRODOTTI SCELTI

BARUFFALDI (Castellazzo, Novara) Si chiama ‘l’Angelo’, come il suo creatore. E il nome porta davvero bene a questo Gorgonzola dolce che, piano piano, sta conquistando l’interesse dei gourmet di tutto il mondo, Asia compresa. Brioso, stupendo nelle sfumature e nella cremosità.

GUFFANTI (Arona, Novara)Carlo Fiori è uno dei più apprezzati affinatori a livello mondiale. Nel suo ‘caveau’, a poche decine di metri dal lago Maggiore, riposano Gorgonzola d’autore, portati nella versione piccante ad affinamenti importanti e protratti (anche oltre 200 giorni). Di venature intense e un ricco bouquet aromatico che, tuttavia, si rivela sorprendentemente elegante.

LATTERIA SOCIALE DI CAMERI (Cameri, Novara)Più di cent’anni di vita da quando – era il 1914 – i primi allevatori costituirono la cooperativa, con l’obiettivo di conferire e trasformare direttamente la produzione di latte delle singole cascine (il boom sarà negli anni Quaranta, con oltre 400 realtà associate). A San Lucio, patrono dei casari, è dedicata la selezione di punta: armonico il ‘dolce’, il ‘piccante’ è gradevolmente pastoso, intenso, incisivo.

MARIO COSTA (Cameriano, Novara) Tradizione antica e, da pochi anni, un nuovo stabilimento a baricentro tra le città di Novara e Vercelli, nel cuore delle ‘terre del riso’. Il ‘Dolcificato Gran Riserva’ si distingue per la morbida cremosità ed è soave nella progressione del gusto, che si fa rotondo e durevole.

OIOLI (Cavaglietto, Novara) Il ‘Dolce Arianna’ è avvolgente, di grande equilibro. E’ prodotto nel cuore della pianura novarese, dove è marcata la tradizione zootecnica e lattiero casearia: la tradizione del caseificio è forte di oltre trent’anni d’esperienza.

CASEIFICIO TOSI (Gattico, Novara) – Azienda familiare situata nelle vicinanze del Lago Maggiore da tre generazioni  produce erborinati ed in particolare Gorgonzola Dolce Dop. Tutto il ciclo produttivo dalla caseificazione alla salatura e stagionatura è realizzato con metodi tradizionali e artigianali.

IGOR (Cameri, Novara)Il ‘Gran Riserva Leonardi’ è l’imperdibile prodotto di punta della realtà oggi leader (mondiale) nella produzione di Gorgonzola. Frutto di un’attenta selezione, rende merito alla storia di un’arte casearia di tre generazioni. Grande equilibrio nei toni, cremosità perfetta.

IL VINO GIUSTO PER UN FORMAGGIO DIFFICILE…CARATTERISTICHE DI UN VINO PERFETTO PER IL GORGONZOLA

In generale, i vini più adatti ad accompagnare il Gorgonzola devono avere caratteristiche precise:morbidezza di corpo, cioè massiccia presenza di zuccheri che servono a smorzare l’amaro del formaggio e un buon grado alcolico, almeno attorno ai 15°. In questo modo si pulisce il palato dalla sensazione di grasso che formaggi come il Gorgonzola lasciano sempre in bocca. Il grado zuccherino tuttavia non deve essere eccessivo altrimenti impasterebbe solo la bocca.
Profumi ben evidenti e un giusto grado di acidità sono altre caratteristiche importanti perché aiutano a bilanciare il gusto del formaggio. Per capire se un vino ha il giusto grado di acidità, aumenterà la salivazione ogni volta che si deglutirà. Entrando nello specifico, però, per scegliere il vino che meglio si abbina il Gorgonzola che abbiamo nel piatto, dobbiamo sapere che tipo di Gorgonzola si tratta. Esso può essere, in generale, suddiviso in:

  • Dolce (o cremificato)
    E’ il formaggio giovane, cremoso, caratterizzato da un gusto più delicato.

  • A lunga fermentazione 
    90 giorni di età, dal sapore un po’ deciso.

  • Stagionato
    120, 150, 180, 300 giorni di invecchiamento, più duri e consistenti, sapore forte e piccante.

  • I VINI ADATTI AL GORGONZOLA DOLCE

Per il Gorgonzola dolce, i più adatti sono i vini bianchi aromatici passiti, come il Passito di Pantelleria, il Marsala bianco e tanti altri. Oppure le “vendemmie tardive“, come ad esempio l’altoatesino Gewurztraminer. Questi ultimi sono quei vini prodotti con uve raccolte un paio di settimane oltre il tempo di vendemmia.

  • VINI MUFFATI PER IL GORGONZOLA STAGIONATO

Per il Gorgonzola più stagionato (da 60 a 150 giorni) i vini ideali sono i cosiddetti “muffati”. Essi sono vini nati da uve attaccate da una muffa, la Botritis Cinerea o “muffa nobile“. Mentre nei passiti l’uva è disidratata dal sole e dall’aria corrente, nei muffati, invece, è queste muffa ad entrare in azione. Essa infatti attacca la buccia degli acini e, per sopravvivere, succhia l’acqua contenuta  nel succo concentrando gli zuccheri e regalando profumi e sapori particolari. Ovviamente, perché la muffa nobile si sviluppi, devono esserci condizioni climatiche favorevoli e vitigni adatti. Uno tra i vini muffati più apprezzati e più conosciuti è il Sauternes, prodotto in Francia, nella zona di Bordeaux, dove la vendemmia è un rito e spesso gli acini sono raccolti uno ad uno.

  • VINI PASSITI LIQUOROSI  E ROSSI INVECCHIATI PER IL GORGONZOLA PICCANTE

Il Gorgonzola si fa sempre più consistente, profumato e soprattutto piccante. A questo punto, per creare il giusto abbinamento, abbiamo bisogno di vini passiti liquorosi e vini rossi  dal lungo invecchiamento (anche 10 anni), come i più famosi BaroloBarbarescoAglianico,Amarone della Valpolicella o Primitivo di Manduria. Per quel che riguarda i vini passiti liquorosi possiamo scegliere per esempio:un Barolo Chinato, classico vino piemontese aromatizzato e speziato. Il Picolit, vino friulano dorato e dalla grande importanza di frutta esotica al naso e morbidezza in bocca. La Vernaccia di Oristano, color topazio, con naso di albicocca e velluto in bocca. L’Apinae Moscato Reale definito “vino spirituale” dal grande Luigi Veronelli, di origine molisana e di assoluto pregio.


BRAMATERRA e LESSONA

Cella Vinaria Love Borsalino

Anche Cella Vinaria e i suoi Soci hanno voluto dedicare uno spicchio del sito ad una grande e leggendari azienda nata ad Alessandria nel 1857. Siamo certi che l’attività riprenderà, in un modo o nell’altro e, proprio per questa ragione ci accodiamo alle migliaia di persone che, con simpatia e un pizzico di nostalgia, evocano questo grande marchio storico.

Il Borsalino ha infatti attraversato la storia del cinema: lo hanno indossato Humphrey Bogart e Ingrid Bergman nell’indimenticabile scena finale di Casablanca, quando Rick convince Ilsa a partire con il marito. Lo indossavano Marcello Mastroianni in  e Jean-Paul Belmondo in Fino all’ultimo respiro. Lo indossava anche Toni Servillo nella Grande bellezza. Addirittura, caso forse unico nella storia del cinema, il nome dell’azienda è anche il titolo di due celebri film con Jean Paul Belmondo e Alain DelonBorsalino (1970) e Borsalino & co (1974). L’idea fu dello stesso Delon, che riuscì a convincere la ditta promettendo che il logo sarebbe comparso sulla locandina del film. E anche quando nel 1971 ne fu fatta la parodia italiana con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, il regista Giuseppe Orlandini non rinunciò a richiamare nel titolo il marchio che ormai identificava un’eleganza urbana e un po’ tenebrosa. Sfoggiato infatti quotidianamente da Al Capone, anche nell’anime One Piece di Eiichirō Oda, uno dei tre ammiragli viene soprannominato “Borsalino” proprio per la sua immagine da gangster. E come dimenticare il Borsalino portato da Michael Jackson nel videoclip di Billie Jane o quello calcato da Johnny Depp in Nemico pubblico? Si dice anche che la fortuna cinematografica di questo cappello sia dovuta anche al fatto che la tesa larga permetta alle controfigure di mimetizzarsi meglio: questo sembra sia stato il motivo per cui sia stato scelto da George Lucas per Harrison Ford in Indiana Jones. E la leggenda dice che anche Robert Redford abbia scritto di suo pugno alla ditta alessandrina per chiedere il cappello indossato da Mastroianni in 8½.


BRAMATERRA e LESSONA…DUE GRANDI VINI DELLA NOSTRA TERRA.

BRAMATERRA

Storia e zona di produzione del Bramaterra. Il Bramaterra DOC è una delle migliori eccellenze enologiche dell’Alto Piemonte, una terra di grandi vini, con alle spalle una storia secolare. Il vino è prodotto in una splendida zona collinare, da pochi appassionati produttori, impegnati a continuare la nobile tradizione del territorio. Come nelle Langhe, anche qui il vitigno principe è il nebbiolo, localmente detto spanna, ma i vini di Bramaterra acquistano una complessità aromatica del tutto particolare, grazie all’utilizzo anche di croatina, uva rara e vespolina. Sono vini da scoprire, che si fanno amare per le loro caratteristiche uniche e inimitabili.

Bramaterra: il vitigno e le caratteristiche. Il Bramaterra Doc è realizzato principalmente con uva nebbiolo e con altre uve tradizionalmente coltivate nel Piemonte del Nord, come croatina, uva rara e vespolina.

Il nebbiolo, vitigno autoctono delle Langhe, dove produce vini di straordinaria fama come Barolo e Barbaresco, è da sempre coltivato anche in Alto Piemonte con il nome di Spanna.

Nelle zone più a nord, il nebbiolo si esprime generalmente con profili più sottili ma di grande finezza ed eleganza. L’uva croatina è presente soprattutto in Piemonte e in Oltrepò Pavese. È un vitigno piuttosto rustico e resistente. Esprime vini di buon corpo e struttura, con bouquet di frutta rossa e sentori vinosi. Altro vitigno spesso utilizzato nell’assemblaggio del Bramatarra e l’uva rara, da secoli coltivata in Alto-Piemonte e in Oltrepò Pavese. In passato era spesso confusa con la croatina o con la bonarda novarese, pur essendo una varietà totalmente distinta, anche se con caratteristiche simili alle altre uve a bacca rossa del territorio. Tra i vitigni complementari, sicuramente quello più interessante da un punto di vista qualitativo è la vespolina. Un’uva dal profilo aromatico elegante, con aromi speziati molto intensi e caratteristici. Il vino Bramaterra ha un colore rubino. Il bouquet esprime belle note floreali e fruttate, accompagnate da una nota speziata. Al palato ha buona struttura con trama tannica fine e bella freschezza.

Bramaterra: la Denominazione e il Consorzio. Il vino Bramaterra è stato insignito della Denominazione d’Origine Controllata nel 1979. E’ prodotto nei territori comunali di Masserano, Brusnengo, Curino, Sostegno, Villa del Bosco in provincia di Biella e nei territori dei comuni di Roasio e Lozzolo in provincia di Vercelli. Per quanto concerne la base ampelografica, anche per la versione Riserva, è fissata dal disciplinare come segue: nebbiolo (50/80%), croatina (massimo 30%) uva rara e/o vespolina per un massimo del 20%. Il titolo alcolometrico minimo deve essere di 11,50% e prima di essere messo in commercio deve essere sottoposto a un periodo d’invecchiamento di 22 mesi di cui 18 in legno. La versione Riserva, deve avere un titolo alcolometrico minimo di 12,00% e deve essere invecchiata per 34 mesi di cui 24 in legno. È inoltre consentita la menzione vigna nel caso in cui il vigneto abbia un’età superiore ai 7 anni.

Temperatura di servizio e abbinamenti del Bramaterra. Il vino Bramaterra DOC si serve a una temperatura di 16/18 °C. A tavola trova i migliori abbinamenti con carni rosse arrosto o con la selvaggina.

NOTE TECNICHE:

► zona di produzione
● in provincia di Biella: comprende i terreni comunali di Masserano, Brusnengo, Curino, Sostegno e Villa del Bosco;
● in provincia di Vercelli: Roasio e Lozzolo, situati nelle zone collinari a nord della strada statale n. 142;

► base ampelografica
● anche riserva: Nebbiolo (loc. Spanna) 50-80%, Croatina max. 30%, Uva rara (Bonarda novarese) e/o Vespolina max. 20%;

► norme per la viticoltura
● i vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpiantodovranno essere composti da un numero di ceppi ad ettaro, calcolati sul sesto d’impianto, non inferiore a 3.000;
● la resa massima di uva in coltura specializzata ed iltitolo alcolometrico volumico minimo naturale delle relative uve destinate alla vinificazione, devono essere di 7,5 t/Ha e 11,50% vol. per il “Bramaterra”, 6,7 t/Ha e 12,00% vol. per il “Bramaterra” Riserva e per le uve destinate ai vini che intendono fregiarsi della menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo;
● è consentita esclusivamente l’irrigazione di soccorso;

► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione, invecchiamento obbligatorio eimbottigliamento dei vini devono essere effettuate nei comuni di Lozzolo, Roasio, in provincia di Vercelli; Brusnengo, Curino, Masserano, Sostegno, Villa del Bosco e Lessona in provincia di Biella;
● è ammessa la colmatura con uguale vino conservato in altri contenitori, per non più del 10% del totale del volume nel corso dell’intero invecchiamento obbligatorio;
● è consentita, a scopo migliorativo, l’aggiunta nella misura massima del 15%, di “Bramaterra” più giovane a “Bramaterra” più vecchio o viceversa;
● I seguenti vini devono essere sottoposti al seguente periodo di invecchiamento a decorrere dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve: “Bramaterra” 22 mesi di cui 18 in legno, “Bramaterra” Riserva 34 mesi di cui 24 in legno. E’ ammessa la colmatura con uguale vino, per non più del 10% del totale del volume nel corso dell’intero invecchiamento obbligatorio;

► norme per l’etichettatura
● è consentita la menzione “vigna“, seguita dal relativo toponimo, purché il relativo vigneto abbia un’età d’impianto di almeno 7 anni;
● nella designazione e presentazione dei suddetti vini è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.


LESSONA

Lessona DOC: storia e zona di produzione. Lessona DOC è una prestigiosa eccellenza, ricca di storia e tradizione, che nasce dal piccolo territorio del comune di Lessona in provincia di Vercelli.La zona dell’Alto Piemonte era già famosa ai tempi degli antichi Romani per la qualità dei vini. Una tradizione che è rimasta inalterata nei secoli fino ai giorni nostri. Tra gli episodi che hanno contribuito a costruire la fama di questo vino, anche il fatto che lo statista Quintino Sella brindò con un bicchiere di Lessona alla nascita del primo governo dell’Italia Unita. Le vigne sono coltivate su rilievi collinari ben esposti e caratterizzati da un clima fresco, che regalano uve perfettamente mature, dagli aromi fini ed eleganti.

Il vitigno e le caratteristiche del Lessona DOC. Alla base della produzione del Lessona DOC c’è il vitigno autoctono nebbiolo, localmente detto spanna. È una delle varietà a bacca rossa più antiche, originaria della zona delle Langhe. Il suo nome potrebbe derivare dalla presenza di abbondante pruina sulla buccia degli acini o dall’epoca della vendemmia, così tardiva da avvenire durante il periodo delle prime nebbie autunnali. Il nebbiolo è un vitigno molto esigente da un punto di vista delle caratteristiche del terroir, tanto che è presente quasi esclusivamente in Piemonte oltre che in Valtellina e nella piccola zona di Luras in Sardegna. A differenza di uve altrettanto famose, come cabernet sauvignon, merlot, syrah, chardonnay, sauvignon blanc, che hanno dimostrato di poter essere coltivate interritori e climi molto diversi, il nebbiolo ha rivelato una scarsissima adattabilità fuori dalla terra d’origine. In nessun altro luogo al mondo si è riusciti a produrre uve capaci di dare vini in qualche modo paragonabili a quelli piemontesi. Possono concorrere alla produzione del vino Lessona DOCanche altri vitigni autoctoni come l’uva rara e la vespolina, particolarmente interessante per il suo bouquet speziato.

Il Lessona DOC è un vino armonioso ed elegante, che colpisce per lo straordinario equilibrio gustativo e la sua finezza aromatica. Ha un colore rubino con riflessi granato. Il profilo olfattivo si apre su profumi floreali di violetta e fiori secchi, aromi di piccoli frutti rossi e nuances lievemente speziate. Al palato ha buona struttura, trama tannica molto fine e buona freschezza.

Lessona DOC: Denominazione e Consorzio. Il Lessona è stato riconosciuto con la Denominazione d’Origine Controllata nel 1977. Si tratta di una denominazione molto piccola, tanto che la zona di produzione è limitata al solo territorio del comune di Lessona. Il disciplinaredefinisce la base ampelografica, anche per la versione Riserva, in un minimo di85% di nebbiolo con un’eventuale percentuale massima del 15% di vespolina e uva rara.

Il titolo alcolometrico minimo è fissato nel 12,00%. Le norme del disciplinarestabiliscono per il vino Lessona DOC un periodo minimo d’invecchiamento di 22 mesi di cui 12 in legno, per la versione Riserva il tempi salgono a 46 mesi di cui 30 in legno. Il Consorzio di tutela dei Nebbioli Alto Piemonte si pone il fine di promuovere e valorizzare i vini prodotti con uve nebbiolo nel territorio dell’Alto Piemonte. Il Consorzio offre alle Aziende associate anche consulenza tecnica e formazione per migliorare il livello qualitativo dei vini delle Denominazioni.

Temperatura di servizio e abbinamenti con il Lessona DOC. Il vino Lessona DOC si serve a una temperatura di 16/18 °C. È perfetto in abbinamento a secondi piatti di carne arrosto, in umido o con laselvaggina.

NOTE TECNICHE

Lessona (Vino Rosso).

Versioni: Secco

=> 85% Vitigno Nebbiolo (Spanna)

=< 15% Vitigni Vespolina e Uva Rara (Bonarda Novarese), da soli o congiuntamente

=> 12% Vol. Titolo alcolometrico

Vino Rosso dal colore rosso granato, con sfumature arancioni con l’invecchiamento, profumo caratteristico che ricorda la viola, fine ed intenso, dal sapore asciutto, gradevolmente tannico, con caratteristica sapidità e piacevole, persistente retrogusto.

Lessona Riserva.

Versioni: Secco

=> 85% Vitigno Nebbiolo (Spanna)

=< 15% Vitigni Vespolina e Uva Rara (Bonarda Novarese), da soli o congiuntamente

=> 12% Vol. Titolo alcolometrico

Vino Rosso Invecchiato dal colore rosso granato, con sfumature arancioni con l’invecchiamento, profumo caratteristico che ricorda la viola, fine ed intenso, dal sapore asciutto, gradevolmente tannico, con caratteristica sapidità e piacevole, persistente retrogusto.