I NOVARESI E IL TITANIC

Pagina dedicata a:

ALFONSO PEROTTI Borgomanero (NO)

GIOVANNI SACCAGGI Cannobbio (VB)

ANGELO MARIO ROTTA Novara

Titanic 1912

Sono ormai passati più di 110 anni dalla tragedia e il Titanic fa parlare ancora di se. Una di quelle tragedie consegnate alla storia diventate ormai miti e icone inaffondabili grazie al cinema e ai ricordi. Ogni volta che pensiamo ad una nave che affonda il pensiero va al Titanic, la nave piu’ bella e grande al mondo, per la sua epoca, che il 10 Aprile 1912 dal molo di Southampton ( Inghilterra) parti’per il suo ultimo viaggio.
Si parla sempre dei superstiti, ma poco delle vittime e ancor meno degli italiani che erano a bordo del transatlantico. Non ci si pensa mai, eppure c’erano 37 italiani sul Titanic ( alcune statistiche ne riportano 47) che sono stati ignorati dalle cronache e dalla storia ma, purtroppo, anche dai paesi di origine.

Una quantità enorme di notizie, pubblicazioni, documentari, servizi TV, films tra cui il capolavoro di James Cameron hanno alimentato una leggenda lunga 105 anni. In pochi però sono a conoscenza di quanti italiani furono imbarcati sul leggendari transatlantico, da dove provenissero, i loro mestieri e i loro volti. Ancora meno il novarese ha ricordato i tre camerieri imbarcati sul Titanic e mai più tornati a casa. Noi, con una paziente ricerca abbiamo raccolto le scarne notizie sui nostri conterranei e, con grande onore gli dedichiamo una pagina del nostro seguito sito nella speranza che, qualcuno possa almeno dedicare loro un angolo della città da cui proveniva ognuno di loro. Quaranta erano gli italiani imbarcati sul transatlantico di cui tredici provenienti dal Piemonte e tre i novaresi. Se ne salvarono solo due. Molti di loro impiegati dal Maitre Gatti nel suo ristorante “à la carte”, di bordo. Il mondo è pieno di manifestazioni in occasione delle varie ricorrenze sia dell’affondamento sia della messa in mare dello storico transatlantico e anche in Italia e, precisamente a Torino è stata presentata un’esposizione itinerante dedicata al triste evento.

La notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 si verificò quello che viene ricordato come il naufragio più tragico della storia. Parliamo del Titanic, il transatlantico che affondò proprio durante il suo viaggio inaugurale (a quattro giorni dalla partenza) verso l’America e costò la vita a più di 1500 persone delle 2223 imbarcate.

Il naufragio del Titanic lasciò particolarmente sconvolta l’opinione pubblica in quanto, fin dall’inizio, se ne era parlato come una delle navi più sicure e all’avanguardia mai realizzate fino ad allora, oltre che la più grande del mondo. Lo dimostra anche l’ingente costo che l’opera comportò, circa 1,5 milioni di sterline pari a 95 milioni di odierni euro, e il numero di operai impiegati, quasi 3000 per un’imbarcazione del peso di 46.328 tonnellate e una lunghezza di 269 metri. Naturalmente, per ammortizzare i costi, i biglietti di prima classe ebbero un prezzo a dir poco esorbitante per l’epoca, circa 3.100 dollari (70.000 euro odierni) mentre quelli di terza classe 32 dollari.

Chi era GASPARE ANTONIO PIETRO GATTI?

Mentre il Titanic sprofondava inesorabilmente nelle gelide acque dell’Atlantico Luigi Gatti volle indossare per l’ultima volta l’amato frac, simbolo di eleganza di inizio secolo. E così lo ritrovarono su un iceberg alla deriva, nella tasca un dollaro americano oggi conservato gelosamente dal nipote Maurizio, impiegato dell’anagrafe comunale a Montalto Pavese, paesino di 900 abitanti sulle colline sopra Casteggio.

Luigi Gatti

Proprio da lì, dalla stessa casa di via Vittorio Emanuele dove tuttora vivono i suoi discendenti, se n’era andato nel 1887, a dodici anni, sulle spalle un misero fagotto, Gaspare Antonino Pietro Gatti, per tutti semplicemente Luigi. Cercava fortuna, al pari di altri milioni di migranti italiani, la trovò a Londra. Partito dal nulla, aprì una catena di ristoranti di lusso, come una sorta di Gordon Ramsay di inizio Novecento. Luigi sposò un’inglese, divenne un gentleman e un manager talmente apprezzato oltremanica che quando si trattò di decidere a chi affidare la direzione dell’unico ristorante di lusso del Titanic, non esitarono ad affidarsi a lui. Per l’ex garzone di bottega arrivato dall’Oltrepo, sarebbe stata la definitiva consacrazione. Gatti scelse con cura il suo staff, composto in gran parte da connazionali e si occupò di ogni dettaglio per soddisfare la sua altolocata clientela.

I tre novaresi impiegati da Luigi Gatti nel lussuoso Restaurant à la carte.

GIOVANNI SACCAGGI – Cannobbio (VB)
  • Nome : sig. Giovanni Giuseppe Emilio Saccaggi
  • Vittima Titanic
  • Nato : giovedì 8 settembre 1887 a Cannobio Piemonte Italia
  • Età : 24 anni 7 mesi e 7 giorni
  • Sposato con : Ethel May Harlow
  • Ultima residenza : a 20 Ponsonby Place, Westminster Londra Inghilterra
  • Occupazione : assistente cameriere
  • Ultima nave : Olimpic
  • Personale del ristorante
  • In primo luogo imbarcato : Southampton sabato 6 aprile 1912
  • Mai recuperato.

24 anni, nacque a Cannobio (Verbania ma all’epoca provincia di Novara), l’8 settembre 1887, figlio di Luigi e Maria Gabbani. Quando firmò il contratto per lavorare (assistente cameriere) a bordo del Titanic, il 6 aprile 1912, diede come indirizzo di residenza il 20 Ponsonby Place, Westminster, Londra. La sua nave precedente fu l’Olympic.
Saccaggi morì nel naufragio. Il suo corpo, se recuperato, non fu mai identificato.

Qualche tempo fa venne ricordato a Brissago per iniziativa di Edouard Wahl, un giornalista svizzero che ha organizzato una cerimonia commemorativa che comprende anche le quattro vittime del Canton Ticino. Come Saccaggi, erano tutti camerieri del ristorante «à la carte» gestito da Luigi Gatti. Un ristorante elegante e di grande armonia tant’è che venne definito uno dei migliori ristoranti al mondo. I colori erano dal rosa al rosso con finiture in elegante legno di noce. Si accedeva attraverso lo scalone centrale sormontato dalla grande cupola in cristallo vista ripetutamente nel film di Cameron. La sera del 14 aprile 1912, seduto ad uno di 49 tavoli del Restaurant à la carte vi era il comandante Smith con i suoi ospiti serviti, quasi certamente da uno dei camerieri novaresi (fonte testimoni dell’epoca).


«È significativo il legame del lago e della storica vicinanza di Cannobio e Brissago anche nel destino comune dei due camerieri sulla stessa nave, nello stesso posto e partiti dalla stessa zona».
Di Giovanni Emilio Giuseppe Saccaggi si conserva l’atto di morte presso il Comune di Cannobio, ma finora la sua figura e la tragica fine non era mai stata oggetto di ricerche storiche. In occasione del centenario il naufragio è stato però rievocato presso scuole medie di Cannobio con una manifestazione nel nuovo teatro e con la proiezione del film vincitore di undici Oscar. Cavalli ha ripercorso la storia del naufragio e la figura del Saccaggi, «il cannobiese dimenticato»: il suo corpo non è stato recuperato e di lui non c’è lapide al cimitero. 
Emigrò in Gran Bretagna come giovane e si è sposato a Londra nel 1909 a Ethel May Harlow (1878 a Wivenhoe, Essex), figlia del capitano William Charles Harlow e sua moglie Sarah Anna. Giovanni e Ethel ebbero un figlio William Rudolph nato il 12 settembre 1909. La giovane famiglia è residente nel 1911 a 22 Ponsonby Place, Westminster e Giovanni è descritto come un cameriere d’albergo proprio a Londra.Alla firma del contratto al servizio di Luigi Gatti per l’imbarco sul Titanic , il 6 aprile 1912, Saccaggi risulta residente al 20 Ponsonby Place, Westminster, Londra e il suo precedente imbarco risulta la nave Olimpic . Salì a bordo del  Titanic  il 10 aprile 1912. Giovanni Saccaggi morì durante l’affondamento.

La vedova Ethel era incinta a quel tempo e diede alla luce una figlia di nome Beatrice Grace il 29 novembre 1912. Ethel non si risposò mai e visse al 18 Springfield Road, East Ham. Morì il 16 giugno 1947. William Saccagi si sposò con Florence Lillian Thompson (1910-2004) e divenne un ragioniere. Morì a Harrow nel 1992. La figlia postuma di Giovanni, Beatrice Saccagi, si sposò a Ham East nel 1939 a Edward Arthur Kingston (1909-1994) ed ebbe due figli. Morì a Surrey nel 1995.

ALFONSO PEROTTI – Borgomanero (NO)

Alfonso Perotti BORGOMANERO

  • Nome : sig. Alfonso Perotti
  • Vittima Titanic
  • Nato : sabato 15 agosto 1891 a Borgomanero Piemonte Italia
  • Età : 20 anni 8 mesi
  • Stato civile : Singolo.
  • Ultima residenza : a 2 Denmark Place, Charing Cross Road Londra Inghilterra.
  • Occupazione : assistente cameriere
  • Personale del ristorante
  • In primo luogo imbarcato : Southampton
  • Morì nel disastro del Titanic.
  • Mai recuperato.

20 anni, nacque a Borgomanero (provincia di Novara), il 15 agosto 1891, figlio di Giuseppe e Emilia Del Piombo. Quando firmò il contratto per lavorare (assistente cameriere) a bordo del Titanic, diede indirizzo il 2 Denmark Place, Charing Cross Road, Londra. Il Titanic fu il suo primo imbarco.
Perotti morì nel naufragio. Il suo corpo, se recuperato, non fu mai identificato.
6 aprile 1912, la cartolina, spedita da Southampton a Borgomanero, raffigura la sagoma di quel che sarebbe diventato, tristemente, il transatlantico più famoso del mondo. “Cara mamma e fratelli, sono stato qui per due giorni così da potermi imbarcare sulla nave per andare in America. Sarò di ritorno alla fine del mese. Quando mi scriverete, inviate a questo indirizzo: Bowling Green Italian House, Southampton. Io sto bene. Ciao, ciao”. La firma fu quella di Alfonso Perotti, ventenne italiano, che nacque a Borgomanero il 15 agosto 1891, figlio di un sarto scomparso in quell’anno e di sua moglie Emilia Del Piombo, madre di altri due figli, Luigi e Giuseppe. Ma per Alfonso Perotti non vi sarebbe stato alcun ritorno a casa. Il 6 aprile del 1912 fu ingaggiato come aiuto cameriere su quel transatlantico, sua prima esperienza a bordo, dove s’imbarcò il 10… quattro giorni prima di andare incontro al suo fatale destino: perché il nome della nave fu “Rms Titanic” e sarebbe affondato nella notte del 15 aprile al largo di Terranova, dopo essere entrato in rotta di collisione con un iceberg. Alfonso Perotti fu tra coloro che perirono nel disastro, il suo corpo, se recuperato, non poté essere identificato, e di lui resta solo una lapide al cimitero Monumentale di Borgomanero.

ANGELO MARIO ROTTA – Novara

Angelo Rotta NOVARA

  • Nome : sig. Angelo Mario Rotta
  • Vittima Titanic
  • Nato : martedì 1 maggio 1888 a Novara Piemonte Italia
  • Età : 23 anni 11 mesi e 14 giorni
  • Stato civile : Singolo.
  • Ultima residenza : a 10 West Street, St. Martins Lane Londra Inghilterra
  • Occupazione : Cameriere
  • Personale del ristorante
  • In primo luogo imbarcato : Southampton
  • Morì nel disastro del Titanic
  • Mai recuperato

Quando ha firmato il Titanic , il 6 aprile 1912, ha dato il suo indirizzo come 10 West Street, St. Martin’s Lane, Londra. Il Titanic era la sua prima nave. È salito sul Titanic il 10 aprile.

Rotta deceduto nell’affondamento, il suo corpo, se recuperato, non è mai stato identificato.

23 anni, vide la luce nel capoluogo gaudenziano il 1 maggio 1888, assunto sul transatlantico come cameriere ed imbarcatosi nello stesso giorno di Perotti, ed al ventiquattrenne cannobino Giovanni Saccaggi. Anche loro risultarono tra le vittime, assieme agli altri 36 giovani emigrati in Inghilterra, provenienti da ogni parte d’Italia e componenti del gruppo di inservienti che si trovò a bordo del transatlantico, sotto la guida di Luigi Gatti di Montalto Pavese. Storia vera di ragazzi che cercarono fortuna nel nuovo mondo, perdendo la vita per questo: la catastrofe del Titanic fu una vera tragedia, che coinvolse persone di ogni classe sociale, un disastro forse addirittura annunciato, almeno secondo quanto si è appreso in successive indagini.
Il personale formato da cuochi e camerieri, di cui fecero parte i tre giovani novaresi, fu altamente selezionato: Luigi Gatti, gestore di importanti ristoranti londinesi, scelse personalmente i migliori, anche tra i connazionali. Ecco perché molti italiani a bordo furono tutti camerieri o aiuto camerieri. Ed ecco perché quasi tutti morirono nell’affondamento: il loro turno per l’accesso alle scialuppe di salvataggio fu consentito solo dopo quello degli altri passeggeri, quindi il personale di bordo fu ben lontano da effettive possibilità di salvezza. Per i nostri Perotti, Rotta e Saccaggi nessuna speranza, neppure quella, pietosa, del riconoscimento della salma.
Dei tre giovani novaresi, come del resto di tutti i loro compagni, si seppe soltanto che si imbarcarono sul Titanic con l’intenzione di trovare una nuova vita, diversa da quella che si visse all’inizio del secolo nel nostro paese, molto vicino al Primo Conflitto Mondiale. Di molti di essi si conobbe solo il nome, in quanto solo sette di loro vennero identificati successivamente. Quando trovarono lavoro, pensarono di aver avuto un vero colpo di fortuna, dato che le richieste di impiego per quel viaggio che da tempo i giornali dell’epoca presentavano come “storico”, furono davvero numerose. Le vittime italiane, però, per quanto scrisse la stampa del periodo, furono di più: altri camerieri vennero trasferiti all’ultimo momento dall’altro transatlantico Olympic al Titanic, senza che il loro nome venisse registrato.
Il Titanic affondò assieme a tutti i sogni e le speranze di chi vi fu imbarcato e che perse la vita nel naufragio, nomi che per lo più non saranno nemmeno ricordati dalle nuove generazioni, ma che comunque fanno ora parte del tragico mito.

Crediamo, con questa breve pagina di onorare la memoria di tutti quegli italiani che con la speranza di una vita migliore, sono morti e spesso, dimenticati.

Il menù del Titanic ricco di Gorgonzola e Parmigiano.

All’appuntamento con la storia il naufragio del Titanic, di cent’anni fa, avrebbe consegnato anche il meglio del made in Italy. A rivelarlo è una recente ricerca tra le carte di imbarco, si è scovato l’eccellenza del cibo italiano tra cui numerose forme di Parmesan Cheese (Parmigiano reggiano), oltre che Gorgonzola in abbondanza, poi, olio, vino, prodotti di pelletteria.

Menù originale ristorante prima classe

Il Parmesan era uno dei pochissimi prodotti ad essere indicato col nome proprio. Era assicurato dall’American Express. Fu Luigi Gatti che si curò personalmente degli acquisti per le sue cucine”. Ma le scoperte non finiscono qui. Grandi chef hanno analizzato i menù proposti sul Titanic nelle diverse classi, prima, seconda e terza, ricreando un ambiente virtuale, non solo nelle scenografie ma anche nei piatti.
Nel menù della cena di prima classe del ristorante francese di super classe, l’unico dove si poteva cenare alla carta, il Ritz arredato in stile Luigi XVI e con eleganti lampadari in cristallo, il 14 aprile (l’ultima cena prima del naufragio), spiccano anche pietanze che prevedevano l’impiego di prodotti italiani. 
Per il Parmigiano Reggiano è il caso del Consommè Olga (parmigiano in bastoncini come guarnizione), Il Sautè di pollo lyonnase (una sorta di canapè di sfoglia riempiti di verdure e formaggio), la zuppa Parmentier (ideata dall’agronomo omonimo transalpino, ha come ingrediente principale dopo le patate il Parmigiano Reggiano tagliato a fette). Qui gli ospiti potevano beneficiare dei consigli dello stesso gestore, Luigi Gatti e qui cenò il leggendario capitano Edward John Smith.

Negli altri ristoranti, consumo di formaggi era sevito come fine cena, come svelato da un altro menù di prima classe, scampato al naufragio. Tra questi spiccava il Gorgonzola che giungeva a Londra direttamente dai produttori del novarese, all’interno di casse di legno imbottite con paglia) a fianco di Cheshire, Stilton, Edam, Camembert, Roquefort, St Ivell, Cheddar. Il Gorgonzola fu conservato a bordo grazie ai macchinari per produrre ghiaccio che consentivano di preservare così gli alimenti freschi.

Le cucine di prima e di seconda classe, sale di servizio, uffici, panetterie, retrocucina, furono localizzati sul ponte D, tra le sale da pranzo di prima e di seconda classe, ed occupavano tutta la larghezza della nave e per una lunghezza di quasi 50 metri. Il cibo per i passeggeri di seconda classe era preparato nelle medesime cucine. Il menù della cena della 2 classe del 14 aprile 1912 prevedeva formaggi a fine pasto, come tradizione, ma anche ‘Spaghetti au gratin’ con probabile impiego di Parmigiano Reggiano sia nella besciamella che nella gratinatura. Ma anche gnocchi che, in quel tempo, erano alla parigina: una sorta di pasta choux bollita in piccoli pezzi servita sempre con formaggio e Italian cheese. L’11 aprile, invece, un menù rivela la presenza di Vienna & Graham rolls, croissant alla viennese spesso farciti con Parmigiano grattugiato.

La cucina della terza classe e relativi servizi fu ubicata dietro la sala da pranzo sul ponte intermedio F. La sua attrezzatura avrebbe certamente fatto impallidire di invidia una sala da pranzo di prima classe di qualche anno prima. Per la prima volta i passeggeri di terza classe avevano l’opportunità di essere serviti a tavola – quando nei precedenti viaggi, spesso, il cibo per i passeggeri di terza classe doveva essere portato a bordo da loro stessi. Il Parmigiano Reggiano, però, difficilmente venne impiegato tra Porridge e patate bollite, “in quanto costoso”, anche se “probabilmente su traversate così lunghe, il menù variava molto spesso e quindi la presenza di piatti di pasta (italian maccaroni) è molto probabile.

Il nostro piccolo omaggio a questi conterranei, anche se modesto, date le scarsissime notizie, vuole ricordare con onore coloro che, con sacrificio, hanno lasciato il nostro Paese nella speranza di una vita migliore. La nostra speranza invece è che i comuni del nostro territorio ove, molti anni fa sono nati e hanno vissuto per breve tempo possano, un giorno, dedicare, magari nei pressi dei rispettivi luoghi di nascita, una targa metallica, al loro storico sacrificio.


Allaria Battista di anni 23, nato a Molini di Triora (Sanremo), cameriere.
Banfi Ugo di Giuseppe Antonio, di anni 25, nato a Caravaggio (Bergamo), cameriere.
Basilico Giovanni di Cesare, di anni 25, nato a Desio (Milano), cameriere.
Bazzi Narciso, di anni 33, di Brissagno (incerto se italiano o svizzero).
Bernadi Battista di anni 22, da Dronero (Roccabruna Cuneo).
Bertoldo Fioravanti (famiglia ad Ivrea).
Bochet Pietro Giuseppe fu Giacomo Bernardo, di anni 42, nato a St. Piere (Aosta), secondo capo cameriere.

Casali Giulio di anni 32, da Milano (?) cameriere.
Crovella Luigi di Stefano, di anni 17, nato a San Sebastiano Po (Torino), cameriere.
De Marsico Gianni di Domenico, di anni 20, nato a Milano, cameriere.
Fei Carlo di Giuseppe, di anni 19, di Fina (Ivrea), sguattero.
Gatti Luigi di anni 36, di Villa Montalto.
Gilardino Vincenzo fu Umberto, nato a Canelli, cameriere.
Nannini Francesco fu Antonio, di anni 42, nato a Marradi (Firenze), sovrintendente.

Podrini Alessandro di Ernesto, di anni 21, da Milano (?).
Peracchio Alberto di Carlo, di anni 20, nato a Fubine (Alessandria), cameriere.
Peracchio Sebastiano del Carlo, d’anni 18, nato a Fubine (Alessandria) cameriere.
Perotti Alfonso fu…e di Emilia Del piombo, di anni 21, di Borgomanero, cameriere.
Piatti Luigi di Fortunè, di anni 17, padre a Montecarlo, cameriere.
Piazza Pompeo di Domenico, di anni 33, nato a Londra, cameriere.
Poggi Emilio fu Giuseppe, di anni 26, nato a Calice (Liguria) cameriere.

Ratti Enrico fu Francesco, di anni 23, nato a Cassano d’Adda, cameriere.
Ricaldone Rinaldo di Gio. Battista, di anni 23, nato a Alessandria, cameriere.
Rigozzi Abelo di anni 22, nato a Olivone (Canton Ticino). Incerto se italiano o svizzero.
Rotta Angelo, di anni 23, di Novara.
Saccaggi Giovanni Giuseppe di Luigi, di anni 26, nato a Cannobio.
Salussolia Giovanni fu Antonio, di anni 25, nato ad Alice Castello, dispensiere.
Scavino Candido di Giovanni, di anni 43 di Guarenne (Cuneo-Alba).

Sesia Giacomo di Secondo, di anni 24 nato a Narbone (Francia), oriundo di Cavagnolo, cameriere.
Testoni Ercole (famiglia a Vico Pancelorum – Bagni di Lucca).
Urbini Roberto di Attilio, di anni 21 nato a Roma, primo cameriere (padre a Bagni di Montecatini).
Valvasori Ettore di anni 37, nato a Montodine (Crema), cameriere.

Vioni Roberto fu Lorenzo, di anni 26, nato a Roma, cameriere.
Zanetti, nato a Ginevra, incerto se italiano o svizzero.
Zaracchi Leopoldo di Giovanni, di anni 25, nato a Milano, cameriere.

Carlo Frey, di anni 29, anto a Vestignè (TO), sguattero.
Sante Righini, di anni 19, nato a Pisignano di Cervia, sguattero.