LA CANTINA DOVE IL VINO RIPOSA

Per quanto possa essere di qualità un vino in bottiglia,

non sarà mai nemmeno avvicinabile, a quello in damigiana.

Luigi Veronelli

 

Anima mia, alla tua zolla detti da bere ogni saggezza,
tutti i vini nuovi e anche tutti i forti vini della saggezza,
vecchi di immemorabile vecchiezza.
Anima mia, io ti innaffiai con ogni sole e notte e silenzio e anelito:
– e così tu crescesti per me come una vite.
Anima mia, ora sei traboccante di ricchezza e greve,
una vite dalle gonfie mammelle e dai grappoli densi, bruni come l’oro: –
– densa e compressa di felicità, in attesa per la tua sovrabbondanza,
e vergognosa perfino del tuo aspettare.

Friedrich Nietzsche

Sia benedetto chi per
primo inventò il vino
che tutto il giorno mi fa stare allegro.

Cecco Angiolieri


LA CANTINA….CONSIGLI!

I periodi dell’anno considerati piu adatti all’imbottigliamento sono due e coincidono rispettivamente con i mesi di marzo settembre. In particolare, il mese di marzo successivo alla vendemmia, è specialmente adatto per l’imbottigliamento del vino da consumate entro l’anno (o al massimo entro due anni); poichè durante l’inverno quasi tutto il deposito si è gia accumulato sul fondo della damigiana o della botte, risulta anche piuttosto agevole imbottigliare vino limpido. Normalmente nel mese di marzo si ritrovano ancora nel vino piccole quantità di zucchero che poi, con l’aumento della temperatura, fermenteranno in bottiglia originando piccole quantità di alcol e anidride carbonica; questo gas contribuirà in modo notevole a dare al vino quel carattere di vivacità e freschezza che il consumatore giustamente esige dai vini di pronto consumo. 
Se il residuo zuccherino fosse abbondante sarebbe proporzionalmente abbondante anche la quantità di anidride carbonica che si forma in bottiglia e il vino diventerebbe frizzante; questa possibilità è comunemente sfruttata in molte zone. Qualora il vino si consumasse non nell’anno successivo alla vendemmia, ma in quello che segue, il gas continuerebbe a frenare il precoce invecchiamento; inoltre il vino con un ulteriore periodo di stazionamento in grande massa (damigiana o botte) continuerà ad illimpidirsi, spogliandosi di molte sostanze pesanti, e a formare nuovi composti. In questi casi il periodo migliore per l’imbottigliamento è il mese di settembre, qualche giorno dopo aver eseguito un travaso per separare il vino limpido dalla sua feccia.

Per i vini lungamente invecchiati in botte tutti i periodi dell’anno sono adatti; bisogna prestare attenzione però alla scelta di imbottigliare in una giornata soleggiata, calda e senza vento.
Questa necessità deriva dal fatto che con il freddo e con il vento il vino assorbe più aria e quindi si arricchisce molto di ossigeno, causa principale dell’invecchiamento precoce.

E’ utile ricordare ancora qualche consiglio:1 – non riempire le bottiglie fino al collo, perchè un eventuale aumento di temperatura farebbe traboccare il vino a causa della dilatazione
2- tappare subito le bottiglie in modo che non vi entri troppa aria
3- coprire con ceralacca il collo delle bottiglie tappate per proteggere maggiormente il vino dall’aria
4- non bagnare i tappi nel vino prima di usarli perchè il residuo di vino che rimarrebbe esternamente sarebbe soggetto ad acetificazione e favorirebbe lo sviluppi di molti microrganismi che producono odori sgradevoli; la presunta utilità della suddetta bagnatura, che secondo alcuni imbottigliatori inesperti dovrebbe servire a rendere il sughero più morbido, avrebbe in ogni caso efficacia transitoria, ed inoltre oggi si usano tappi già prepararti con uno speciale trattamento che li rende soffici
5- imbottigliare il vino secondo le tradizionali consuetudini delle fasi lunari: la tradizione consiglia di imbottigliare nel primo quarto di luna per ottenere vini frizzanti. L’ultimo quarto è adatto per imbottigliare vini da lungo imbottigliamento, mentre la luna piena è adatta pe imbottigliare qualsiasi tipo di vino. In particolare, durante la prima luna nuova di primavera si verifica un aumento della temperatura e i lieviti nel vino cominciano a rivitalizzarsi, perciò imbottigliando in questo periodo si ostacola la ripresa dell’attività dei lieviti.

Per creare una cantina personale che consenta di conservare il vino permettendogli di affinarsi nel tempo occorre rispettare alcune avvertenze elementari.

Primo: la temperatura ideale per la conservazione del vino deve andare dai 12 ai 16 gradi ed è accettabile anche se la temperatura si mantiene costante anche tra 18 e 20 gradi. Va assolutamente evitato uno sbalzo termico dal caldo al freddo o viceversa, che danneggia il vino ed il tappo.

Secondo: è meglio poter usufruire di un locale sotterraneo senza luce, che altera il vino, sia per la forza dei raggi che per il calore che produce.

Terzo: un locale soggetto a vibrazioni esterne tende a far perdere elasticità al tappo con conseguente minor garanzia di tenuta.

Quarto: l’umidità è amica del vino. Se l’ambiente non è umido si può installare un umidificatore, facendo attenzione a non rovinare l’etichetta, la vera carta d’identità del vino.

Quinto: l’ambiente deve essere sempre pulito e la cantina non può essere anche un ripostiglio, perché il sughero assorbe gli odori e poi li trasmette al vino.

Sesto: le bottiglie vanno tenute orizzontali, di modo che il sughero rimanga sempre umido grazie al contatto con il vino e quindi meno permeabile all’aria.

Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo.


 Calendario lunare imbottigliamento vinoalla-nuova-vita-ca-nova

C’è sempre stato un forte legame tra le attività dell’uomo e la natura e la produzione del vino non è certo esente da questo vincolo. In particolare nella fase dell’imbottigliamento si fa sentire l’influenza della luna. Ad esempio, nei vini fermi è importante imbottigliare con la luna “vecchia” perché quella “nuova” fa scendere il livello del vino all’interno della bottiglia portando alla formazione di aria. Questo inconvenienti può provocare, soprattutto nei vini dolci o amabili e bianchi, il famoso “salto del tappo”. I vini frizzanti invece vanno imbottigliati con il primo quarto di luna.  Anche il cambiamento di stagione influisce sull’imbottigliamento infatti, i periodi migliori per il passaggio del vino dalla botte alla bottiglia sono a fine inverno e inizio primavera perché anche le condizioni climatiche sono favorevoli. Non è infatti né troppo freddo né troppo caldo e il vino non si danneggia.

Lunario 2017-2018 per l’ imbottigliamento del vino.

La tradizione lunare consiglia di imbottigliare:


 VINI BIANCHI E ROSSI

Produrre un buon vino è un mestiere, creare un gran vino è un arte. Per questo i grandi enologi sono considerati artisti, alcuni passano alla storia come è successo a Dom Perignon, il monaco che inventò lo Champagne. I grandi enologi permettono al vino di esprimersi  e brillare di luce propria e non smettono mai di stupire gli amanti del vino perché anche il migliore non è un grande vino se è buono sempre allo stesso modo.

I vini bianchi I vini bianchi sono quasi sempre prodotti con uve bianche e costituiscono circa la metà della produzione mondiale di vino. Generalmente si bevono ancora giovani e al palato sono freschi e fruttati, sono spesso più acidi dei rossi e hanno una gradazione alcolica inferiore. Alcuni dei più eccellenti vini bianchi come lo Chardonnay d’oltreoceano o i bianchi di Borgogna, puntano più sulla maturità e sul corpo che non sulla freschezza e sull’acidità. Possono raggiungere i 14% vol di gradazione alcolica, tra questi i migliori invecchiano venticinque anni e oltre. Ma anche buoni bianchi di acidità accentuata come i grandi Riesling tedeschi, l’Elsaas e il Wachau, possono diventare degli importanti vini bianchi affinati.

Vini rosati Per vinificare i rosè si utilizzano uve a bacca nera, il colore rosato si ottiene lasciando le bucce nel mosto soltanto poche ore in questo modo la quantità di pigmenti, sostanze contenute nelle bucce responsabili della colorazione del mosto, si riduce notevolmente. I rosati appartengono alla tipologia dei vini bianchi e come per questi ultimi la loro vinificazione non prevede la fermentazione malolattica. I rosè prodotti su scala industriale e alcuni Champagne rosati sono ottenuti miscelando vini bianchi e rossi.

Vini frizzanti Vini a basso contenuto di anidride carbonica che generalmente viene aggiunta: in Italia la dicitura generale è vino frizzante e ne è un tipico esempio il Prosecco. I francesi specificano sull’etichetta se si tratta di un vivace pétillant (forte) o perlant (leggero) mentre in Germania sono tutti Perlweine. La sovrapressione di anidride carbonica può variare  in base alle normative nazionali tra 1 e 2,5 atmosfere. Le bottiglie dei vini frizzanti vengono chiuse con un tappo di sughero senza gabbietta.

Vini rossi Tutti i vini rossi si producono con uve nere, di solito specialmente nei paesi del sud sono più pesanti dei vini bianchi, i rossi più leggeri sono i Beaujolas (pronunciato: Bogiulé dove la g ha la pronuncia della j francese di je  che sta per io), i Kalterer See e i Dornfelder tedeschi. A rendere particolare il vino rosso sono i tannini che vengono estratti dalle bucce dell’uva durante la fermentazione; oltre all’aroma primario fruttato i rossi molto tannici (Barolo, Bordeaux, Brunello di Montalcino, Rioja) hanno un aroma secondario dai toni speziati  (chiodi di garofano, cannella, pepe nero), balsamici (pino, vaniglia, cuoio) o di erbe (eucalipto, menta, tabacco). Un vino molto ricco di tannini deve invecchiare in botte di legno e poi affinare per un lungo periodo in bottiglia.

Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente.


 IL VINO E BOTTIGLIA

La bottiglia di vetro è un elemento fondamentale per ottenere un vino di qualità ed è anche un suo merito se il vino è diventato la più nobile delle bevande: lo protegge e ne tutela la conservazione, lo fa maturare e invecchiare, aiuta a servirlo e a gustarlo nella giusta maniera. Le si deve un profondo rispetto, lo sanno bene i cultori del vino che a volte le conservano anche da vuote. Passiamo ora a fare “l’anatomia” di una bottiglia tipo, di vino.

L’etichetta E’ un biglietto da visita del vino: abbellisce la bottiglia e fornisce le principali informazioni sul suo contenuto. Su di essa si trova per esempio il nome del vitigno (tipo Merlot) o soltanto il nome del territorio (Chablis) o soltanto del marchio (Blanché). L’etichetta riporta inoltre l’annata di produzione, il nome dell’azienda vinicola o dell’imbottigliatore, la zona di produzione. Sulle etichette europee viene indicata anche la gradazione alcolometrica effettiva, non sono consentiti ad esempio valori compresi tra 12% vol. e 12,5% vol. ammessi invece per i vini d’oltreoceano, altro dato importante che l’etichetta riporta è la quantità di vino contenuta nella bottiglia che deve essere, per quella “normale”, di 75 cl, pari a 750 ml, infine la presenza della “e” stampata indica che il recipiente risponde alle normative UE sulla misurazione del volume.

La retro etichetta A causa della rigida normativa sull’etichetta frontale della bottiglia di vino i produttori riportano ulteriori informazioni sulla retroetichetta considerate importanti da chi il vino lo beve. Questa non ha alcun valore ufficiale ma può fornire alcuni dati interessanti come la temperatura ideale di servizio o gli abbinamenti con il cibo anche se sarebbe meglio che i produttori pensassero di inserire i valori di solfiti all’interno del vino che producono poiché i solfiti in percentuale alta indicano scarsa igene nella fattura del vino stesso e provocano mal di testa o nausee post bevuta (cosa che non si deve considerare se si è ecceduto eccessivamente nell’assunzione del vino). L’insieme di tutti questi dati rendono la retroetichetta, spesso, più interessante di quella a norma di legge.

La bottiglia Il vetro è un materiale neutro, insapore e non alterabile dal contatto con alcol, tannino e fenoli. Quello verde o marrone protegge il vino dalla prolungata esposizione ai raggi UV e ne lascia inalterato il colore: a seconda dello spessore del vetro in una cantina si possono disporre una sull’altra fino a 40 bottiglie. Il vetro può sopportare temperature comprese tra i -15°C e 80°C caratteristica fondamentale durante il trasporto del vino. Una bottiglia di vetro può essere sciacquata e riutillizzata, ma il riciclaggio di questo materiale è decisamente più economico del lavaggio, svantaggi del vetro sono il peso e la fragilità agli urti.

Il collo della bottiglia Il dettaglio più ingegnoso della bottiglia di vino: esso riduce al minimo la superficie di contatto tra il liquido e l’aria e rende possibile l’utilizzo del tappo di sughero.

Il sughero Antiquato ma tutt’ora insostituibile il sughero è quasi impermeabile all’aria e la sua elasticità permette di scivolare nel collo della bottiglia aderendo poi alle pareti così da impedire la fuoriuscita di vino. E’ un materiale che resiste al tempo se conservato in un locale con il corretto tasso di umidità dell’aria un buon tappo di sughero può rimanere inalterato in cantina per almeno venticinque anni.

La capsula Elemento utile ma non indispensabile dell’imbottigliamento del vino, la capsula decora la bottiglia, ha la funzione di sigillo e protegge il turacciolo dalla tignola del sughero, lepidottero che può provocare gravi danni al vino. La capsula nei casi di invecchiamento prolungato della bottiglia di vino, rallenta l’evaporazione dell’alcol: le moderne capsule di stagnola o di materia plastica hanno ormai sostituito quelle di piombo.

Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia,un buon libro, un buon amico.


Guida alla conservazione dei vini

Il vino è un prodotto molto delicato che rifugge la luce intensa, ama il fresco e gli ambienti umidi, trova ideali i locali che per l’uomo sono troppo freddi e poco accoglienti, la sua dimora perfetta è la cantina a volta degli antichi castelli ma anche una cantina moderna se ben costruita può fare a caso suo.

Temperatura di conservazione Per questioni di ordine pratico si dice che la temperatura ideale di conservazione del vino è compresa tra 12°C e 14°C, quella cioè che permette al vino di passare quasi direttamente dalla cantina al bicchiere, in realtà il vino non soffre se conservato tra i 6°C e i 18°C sopporta fino a 20°C , mentre a temperature più elevate l’alcol evapora rapidamente. Una temperatura costante superiore a 25°C altera il vino conferendogli un aroma “di cotto” tipico della frutta conservata.

Posizione Se conservate per anni, le bottiglie devono rimanere in posizione orizzontale in modo che il sughero rimanga a contatto con il vino e non si asciughi mentre per periodi brevi le bottiglie possono essere tenute in verticale.

Protezione dalla luce La cantina in cui si conserva il vino non deve avere finestre infatti la luce danneggia il vino, anche se oggi il vetro verde e marrone delle bottiglie offre una buona protezione dai raggi UV. Una esposizione prolungata del vino alla luce diretta provoca una rapida alterazione della bevanda: gli acidi si ossidano velocemente, il vino cambia e si formano i sedimenti (questi si formano anche in altri casi ma più lentamente).

Umidità dell’aria Anche se la bottiglia è sigillata con il tappo di sughero e con la capsula, uno scambio di aria tra l’interno e l’esterno benché minimo è inevitabile. Questo fenomeno è maggiore in un loccale asciutto dove il liquido evapora più rapidamente, il tasso di umidità ideale deve essere compreso tra l’80% e l’85% valore facilmente misurabile con un igrometro.

Variazioni di temperatura La temperatura della cantina di conservazione deve essere costante o quantomeno presentare variazioni limitate: l’aumento di un solo grado centigrado provoca l’espansione del volume del vino nella bottiglia così come la diminuzione ne causa la riduzione. Le variazioni lievi e graduali creano meno problemi degli sbalzi di temperatura ecco perché quando portiamo le bottiglie appena acquistate nella nostra cantina sarebbe meglio lasciar loro prendere la temperatura in una stanza o locale a mezza strada così da lasciare che il vino si abitui alla differenza termica. Per controllare la temperatura del locale di conservazione è indispensabile appendere al muro un termometro di massima e minima.

La scaffalatura Gli scaffali di legno sono quelli che occupano meno spazio, la suddivisione in compartimenti diagonali permette di creare molte superfici di appoggio di dimensioni ridotte e offre una maggiore stabilità.

Formati speciali Per i formati speciali come Magnum, Doppio Magnum, ecc, sono indispensabili spazi appositi che permettono di estrarre le bottiglie singolarmente senza difficoltà.

Lavello Quando si apre una bottiglia è necessario assaggiare il vino per verificarne lo stato e individuare eventuali difetti prima di servirlo. Il vino degustato per quest’analisi non viene ingerito.

Vibrazioni Per affinarsi correttamente il vino deve poter riposare indisturbato la cantina deve avere solide fondamenta per evitare i danni che, a lungo andare, provocherebbero al vino eventuali vibrazioni dovute al traffico di mezzi pesanti o ai locali caldaia.

La forza sconvolgente del vino penetra l’uomo e nelle vene sparge e distribuisce l’ardor.


Degustazione del Vino

Qui raccolte ci sono esperienze e conoscenze per poter assaporare, conservare correttamente i vini, o semplicemente riconoscere eventuali problemi nelle bottiglie così come nella qualità stessa del vino e molto altro che siamo sicuri che potrà far piacere chi, nelle occasioni di incontro con gli amici o i colleghi, vorrà fare bella figura adottando le regole base della enologia dando sfoggio di conoscenze che normalmente le persone non appartenenti alla “casta” dei sommelier non hanno.

Si passeranno in rassegna le descrizioni dei principali problemi dei vini in bottiglia o botte, le nozioni per risolvere almeno in parte tali problematiche del vino, servire correttamente vini importanti scegliendo adeguati bicchieri e tempi di servizio, così da presentare al meglio vini che altrimenti verrebbero rovinati dalla tecnica sbagliata. I vini comuni possono essere comunque trattati con meno “riguardi” ma la conoscenza di come si serve un vino o con che cosa potrà senz’altro aumentare il pregio anche dei vini minori ad ampio consumo.

Com’è vero che nel vino c’è la verità ti dirò tutto, senza segreti.


 REGOLE DEL VINO

“Il vino è la cosa più civile al mondo” ha scritto una volta Ernest Hemingway contemplando un eccezionale Chateau Margaux: nessuno meglio di lui sapeva che il vino non si beve come il wisky (che poi anche i migliori wisky vanno assaporati come fossero vini sopraffini). Da sempre si conoscono regole sulla degustazione del buon vino dove alcune sono veri e propri rituali mentre altre fanno parte di una etichetta ormai troppo rigida ma ce ne sono alcune che vale la pena di tenere a mente anche se al principiante possono apparire gesti voluti e un po’ affettati. Non rispettarle significa a volte ferire la sensibilità di altre persone.

Il vino non si beve ma si degusta in piccoli sorsi: l’espressione “un vino che riempie la bocca” è soltanto una metafora per descrivere un vino particolarmente corposo che ritempra lo spirito. Per degustare un vino si solleva il braccio e si porta il bicchiere alle labbra: quando il vino passa dal bicchiere alle labbra inizia a sfiorare il labbro superiore per poi scivolare delicatamente al suo interno attraverso le labbra socchiuse.

La posizione dove si butta letteralmente la testa indietro trangugiando il vino come se si avesse partecipato a una competizione podistica oltre che non consentire alle papille gustative di assaporare il vino permettono solo di trangugiarlo letteralmente. Inoltre il vino non va deglutito immediatamente ma và bene assaporato facendolo ruotare con la lingua per permettere alle papille gustative di riempirsi di molecole vinose così da poter recepire tutte le sfumature del nettare. Un altro movimento sbagliato oltre che inelegante è prendere una lunga e profonda sorsata per poi trattenerla in bocca con le guance gonfie mostrando un evidente difficoltà a deglutire: se si ha sete è senz’altro meglio bere un buon bicchiere di acqua che non rovinare l’effetto di un buon vino può dare al palato. Il bicchiere si tiene dallo stelo e non dal calice mentre i vini comuni si possono bere come meglio aggrada.

Ricordatevi anche una cosa molto importante: non si può degustare più di due o tre vini al massimo al giorno (per quanto possano dire molti questo è il massimo che le papille gustative di un esperto possono materialmente accettare facendo sentire i gusti per come sono mentre le varie tecniche per “pulirsi la bocca” per quanto possano servire a togliere un pò delle molecole del vino rimasto nel palato non sono sufficienti allo scopo).

Oltre a questo se dovete assaggiare tre vini cominciate da quello più leggero (alcolicamente parlando oltre che a livello tannico) per poi continuare via via con quelli sempre più “pesanti” e forti mai il contrario altrimenti il gusto del primo coprirà gli altri più “deboli”.

O anche solo lascia un bacio nella coppa, e non chiederò vino.


I Vini pregiati

Pochissimi vini hanno le caratteristiche per poter invecchiare anche cinquant’anni e oltre, gli intenditori considerano preziose le rare bottiglie di questa età c he ancora si trovano a carissimo prezzo sui mercati esclusivi e se le contendono a prezzi proibitivi (basti pensare che una bottiglia di un vino imbottigliato nel 1800 può costare benissimo anche un milione di dollari a bottiglia specie se esistono pochissime bottiglie al mondo di quella annata ma esistono anche bottiglie da migliaia di euro all’una).

Per queste rarità bisogna essere grati all’annata, alla genialità degli enologi di una volta e alle caratteristiche delle cantine in cui il vino ha avuto la fortuna di invecchiare.

 Si deve anche tener conto che, nonostante il prezzo, potrebbe capitare di aprire una bottiglia di anzianità significativa, farla decantare con tutte le cure solo per poi accorgersi di aver acquistato una bottiglia (o una cassa perché spesso i vini di questo tipo vengono anche venduti a casse singole) che sa di tappo o che ha note di marcio fortissime o ancora che il vino è imbevibile, si tenga poi conto che, col passare degli anni il livello di vino all’interno della bottiglia diminuisce e per di più è necessario lasciare una certa quantità di liquido nella bottiglia per non mescere anche i fondi formatisi nel tempo quindi la quantità di vino che si andrà a bere equivale spesso a un bicchierino da sherry utile solo alla degustazione per palati raffinati che non si fermano di fronte a gusti particolarmente forti.

Nonostante questo settore sia solo per le persone che hanno denaro da investire o letteralmente gettare vogliamo riportare qui alcune utili informazioni a riguardo così da farvi cosa gradita.

Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino.


LA STORIA DEL VINO

Quando si parla della storia del vino e di come sia nata la sua cultura nelle nazioni del mondo, si dve considerare che la conoscenza del trattamento dell’uva nasce lontana nel tempo addirittura dai Sumeri, dal Caucaso e dall’Asia minore: i primi tipi di vite da uva sembrano discendano da piante risalenti a circa 50 milioni di anni fa, ma l’attuale tipo di vite da vino (vitis vinifera) si può ritrovare intorno al 5000 a.C..

Perfino la radice del nome sembra confermare la provenienza di tale pianta infatti la parola greca oinos deriva dalla radice indoeuropea voin. Nel tempo attraverso le culture prima greca e poi romana il suo uso si propagò per tutto il Mediterraneo superando in interesse le altre bevande che già si usavano, come la birra (non gasata come quella di oggi che viene spesso addizionata) che era la bevanda nazionale degli Egizi già dal 3000 a.C.

 In Grecia è una bevanda – tagliata con acqua, miele e spezie – sacra e “maledetta” insieme; anche a Roma (dove si beve anche il merum, vino puro) il suo culto è duplice: Bacco e Libero, la vera eredità di Dioniso. Tra il IV ed il II secolo a.C. il vino greco di Lesbo, Chio, Thasos e Coos è un prodotto costoso e ricercato in tutto il Mediterraneo, che si diffonderà con successo anche nella Penisola Italica (subito detta Enotria) dando origine al Falerno, il Marsico, il Cecubo, il Mamertino di Sicilia, il Rethico veneto ed il vino d’Alba poi nelle province della Gallia dove importante per la crescita vinicola sarà la progressiva sostituzione delle anfore di terracotta con botti di legno, più facili da trasportare e, come si capirà poi, contenitore adattissimo al contenuto.

Nonostante le varie vicissitudini dal crollo dell’Impero Romano questo sacro nettare subisce varie trasformazioni come nel caso del Portogallo che scopre l’aggiunta di alcol al vino per farlo più dolce e alzare il tenore alcolico producendo così il famoso vino liquoroso Porto, ma la maggior parte delle innovazioni legate alla produzione e stoccaggio del vino nella storia sono da addebitarsi alla Francia che introdurrà le bottiglie di vetro soffiato, l’uso di tappi di sughero particolari e i sistemi di coltivazione intensivi.

Nel 1668 una storia che sa di leggenda attribuisce al monaco cantiniere di Hautvillers, Dom Pérignon, l’invenzione del vino spumante che diverrà Champagne (solo nella regione omonima) e la creazione di bottiglie più pesanti in grado di resistere alla pressione dell’anidride carbonica legata ad una fermentazione per le differenze di temperatura stagionali locali, in realtà, già i Romani conoscevano i vini rifermentati e in certi casi li apprezzavano. nel Medioevo sono rare le notizie sui vini, ma la Repubblica di Venezia, viceversa, per secoli spadroneggia nel Mediterraneo monopolizzando il commercio dei vini dolci dal Sud al Nord dell’Europa.

Nell’era moderna poi, pesano sul percorso del vino alcune catastrofi naturali: come la gelata del 1709, che indebolì fortemente la viticoltura dell’Europa. Nonostante impegni ingenti da parte di ricchi possidenti, il vino attraversa continuamente epoche di cambiamenti fino a giungere a noi come lo conosciamo.

La realtà è un’illusione che si verifica a causa della mancanza di vino.


Vino DOC DOCG IGT.

Con soli quattro denominazioni ufficiali, il sistema italiano di classificazione dei vini è relativamente semplice.

DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): la più alta classificazione per i vini italiani, introdotta nel 1963. Si usa per assicurare il fatto che un vino sia controllato e soprattutto segua uno schema prefissato di produzione fuori dal quale non riceverebbe più la denominazione sopra indicata, che viene garantita dalla sigla come indice di qualità superiore. Ci sono delle regole rigide in materia di produzione di vini DOCG, la maggior parte inerente al tipo di uva ammessa alla produzione, i limiti di rendimento, la maturazione dell’uva, le procedure di vinificazione e le specifiche invecchiamento. Ogni vino DOCG è oggetto di procedure di degustazione ufficiali. Per prevenire la contraffazione, le bottiglie hanno una numerazione che sigilla il collo della bottiglia.

DOC (Denominazione di Origine Controllata): un gradino sotto DOCG, fa parte della classificazione inerente la maggior parte dei vini prodotti in Italia. Le norme di controllo della qualità sono meno rigidi (ma simile nello stile) rispetto a quelle applicate ai vini DOCG.

IGT (Indicazione Geografica Tipica): La classificazione IGT è stata introdotta nel 1992, per consentire un certo livello di libertà agli enologi italiani. Prima del 1992, molti vini non si qualificavano dentro i termini DOC o DOCG non perché erano di bassa qualità, ma perché eranno stati ottenuti da varietà di uve (o miscele) non
sanzionate ai sensi DOC o DOCG. La classificazione IGT si concentra sulla regione di origine, invece di uva
conformi alle varietà o stili del vino in esame.

Vino da Tavola (VDT): VDT sono vini in genere di qualità inferiore rispetto a quelli etichettati con IGT, DOC o DOCG, anche se non sempre è così, il ‘Super Tuscan’ (vedi sotto) sono spesso etichettati come Vino da Tavola.

Super Tuscan: Il termine “Super Tuscan” emerse nel 1970, per descrivere un particolare insieme di vini toscani di alta qualità che venivano lasciati fuori dalle denominazioni correnti come la DOC o la DOCG perché uscivano dalle regole enologiche italiane usando magari vitigni stranieri, o facendo maturare i vini in piccole botti di rovere nuove (cosa da evitare perché la botte nuova non serve per creare vini di qualità poiché potrebbe andare a modificare il bouquet del vino che contiene) ma che riuscirono a guadagnarsi il rispetto e il riconoscimento di qualità a livello mondiale raggiungendo anche prezzi astronomici da qui “Super Tuscan”. Oggi, i vini toscani più “Super” devono rispettare le norme di produzione particolarmente libere inerenti la categoria IGT.

L’acqua divide gli uomini; il vino li unisce.

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee,
il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

Gilbert Keith Chesterton 

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