L’arte di imbottigliare in casa

Sempre più persone optano per la cantina di casa e sempre più appassionati acquistano vino sfuso in damigiana o in box usa e getta. I vari produttori e le varie cantine sono ormai tutte, o quasi, attrezzate per le consegne a domicilio a mezzo proprio o mediante corrieri. Le damigiane in vetro, ormai quasi sparite fino a qualche anno fa, stanno prepotentemente tornando alla ribalta. Veronelli diceva che nessun vino, per quanto di qualità, possa competere con quello sfuso. Verissimo. Il vino sfuso, quasi esente da correttivi chimici, versatile e disponibile in una gamma quasi infinita è di certo un prodotto che, oltre ad essere di qualità e costare molto meno della stessa versione venduta in bottiglia, ci permette di realizzare una nostra cantina personalizzata, versatile e divertente, in qualunque momento. Chiunque di noi, con qualche piccolo accorgimento, può diventare un buon cantiniere, imbottigliare con amici o parenti e prepararsi uno stock di vini, bianchi, rossi o frizzanti per rallegrare i personali simposii invernali in casa. Bottiglie in vetro, facilmente riciclabili, tappi in sughero a costi modesti, attrezzature semplici ci permetteranno di passare divertenti pomeriggi in compagnia. Come fare e da dove partire? Semplice, leggiamo qui sotto.

Come pulire bene una bottiglia.

Detersivo e acqua potrebbero non essere sufficienti per pulire perfettamente una bottiglia di vetro. Per ottenere una pulizia efficace, possiamo adottare i buoni vecchi metodi di una volta e le nostre bottiglie torneranno perfette. E’ possibile pulire a fondo le bottiglie di vetro utilizzando prodotti del tutto naturali. Oltre ad ottenere delle bottiglie perfettamente pulite, eviteremo così anche di inquinare. In sintesi si tratta di utilizzare acqua mista ad altri elementi, a seconda del tipo di sporco da rimuovere.

  • ACETO, SALE GROSSO, RISO E SABBIA – In generale ricordiamo che bicarbonato e aceto servono a togliere gli odori, sale grosso, chicchi di riso o sabbia aiutano a rimuovere i residui attaccati alle pareti del  Nel caso di residui sul fondo che non si riesce ad eliminare tramite risciacquature, versiamo nella bottiglia dell’acqua mista ad aceto e lasciamo riposare per circa un quarto d’ora, in modo che i residui si ammorbidiscano. A seconda di cosa abbiamo a portata di mano, aggiungiamo del sale grosso, dei chicchi di riso o della sabbia, agitiamo bene fino a che il fondo non sarà completamente rimosso. In mancanza d’altro, per l’azione abrasiva possiamo utilizzare anche dei guscio d’uovo triturati non troppo finemente.

  • AZIONE SGRASSANTE – Il miscuglio sopra indicato riesce a rendere pulite le bottiglie quasi in ogni caso, l’aceto ha anche un ottimo potere sgrassante e sarà in grado di rimuover le tracce di unto anche dalle bottiglie che hanno contenuto olio. Se la bottiglia non è perfettamente sgrassata al primo passaggio, ripetiamo l’operazione inserendo di nuovo acqua e aceto puliti che serviranno ad eliminare i residui rimasti. Nel caso in cui la bottiglia presenti delle macchie di liquidi quali vino, aceto o altro, possiamo procedere semplicemente con un mix di acqua e bucce di patata spezzettate. agitare tutto fino a che le macchie scompariranno.

  • SPORCO OSTINATO – Per lo sporco molto ostinato, particolarmente oleoso e vecchio, possiamo procedere con un trattamento d’urto. All’interno della bottiglia inseriamo segatura, soda, crusca, sabbia e carta assorbente ed infine una modica quantità di acqua calda. Facciamo in questo caso molta attenzione a proteggere le mani con dei guanti. Anche in questo caso agitare tutto ben bene. Una volta ripulita la bottiglia con uno dei composti di cui sopra, risciacquare bene con acqua corrente e mettere ad asciugare.

CONSIGLI PER L’IMBOTTIGLIAMENTO DEL VINO SFUSO. Sono tanti i dubbi che intervengono quando arriva il momento di imbottigliare, ma con alcuni semplici accorgimenti l’imbottigliamento del vostro vino vi regalerà grandi soddisfazioni!
Di seguito vogliamo fornire alcune risposte alle principali domande riguardanti l’imbottigliamento del vino sfuso.

IL MIGLIOR PERIODO PER IMBOTTIGLIARE. La fermentazione si attiva con il caldo, i mesi adatti per imbottigliare sono da Febbraio ad Aprile/Maggio.

Entro 2/3 giorni da quando vi hanno consegnato il vino, consigliamo di imbottigliare. Nell’impossibilità di fare questo, travasatelo all’interno di damigiane avendo l’accortezza di riempire le stesse totalmente. E’ comunque necessario imbottigliare entro 8/10 giorni, altrimenti il vino inizia già a rifermentare. Il nostro consiglio è di imbottigliare il vino al più presto dopo averlo acquistato. Consigliamo di ordinare il vino sfuso da Febbraio ad Aprile, dopo il mese di Aprile è meglio recarsi direttamente in cantina, perché il vino può fermentare durante il trasporto.

Imbottigliare il vino sfuso. Strettamente collegato al tema della vendita del vino sfuso vi è quello dell’imbottigliamento. Il vino sfuso viene acquistato e versato tradizionalmente in capienti damigiane o dame e poi deve avvenire il travaso in bottiglie e il seguente imbottigliamento che comprende l’inserimento del tappo per sigillare al meglio il vino.

I periodi. La tradizione secolare fa coincidere i periodi di imbottigliamento con le fasi lunari,anche se questo metodo non è basato su dati scientifici. I periodi di luna piena, si ritiene, siano adatti per l’imbottigliamento di qualunque vino senza distinzioni. Le differenze maggiori si riscontrano per quanto riguarda il primo quarto di luna e l’ultimo quarto di luna. Durante il primo quarto di luna la tradizione e le credenze popolari suggeriscono di imbottigliare i vini così detti vivaci o frizzanti, mentre all’ultimo quarto di luna si imbottigliano i vini che andranno ad invecchiare. Esiste un vero e proprio calendario lunare che ogni anno viene aggiornato per stabilire i periodi migliori di imbottigliamento.

Per quanto attiene i periodi dell’anno in cui si imbottiglia, questi sono legati al periodo di acquisto. Non è mai consigliabile acquistare vino sfuso in damigiana e tenerlo li a lungo. Quindi i periodi ritenuti migliori sono i mesi di marzo e settembre. A marzo si imbottigliano i vini giovani che hanno una maturazione più veloce. Ciò avviene anche per evitare i depositi che si andrebbero a formare durante l’inverno. Quindi chi acquista vini bianchi e vini da consumare entro l’anno dovrà farlo in questo periodo e imbottigliare subito dopo. I vini da invecchiamento possono essere imbottigliati in autunno, tenendo come mese di riferimento ottobre. In ogni modo si consiglia di effettuare il travaso e l’imbottigliamento in una giornata di bel tempo e senza vento.

L’attrezzatura necessaria. Una volta che si possiedono le damigiane piene di vino si deve passare all’imbottigliamento. Gli elementi di base sono ovviamente le bottiglie che devono essere scure per evitare ai raggi ultravioletti di filtrare e danneggiare il vino. Altri elementi indispensabili sono i tubi travasatori dotati di rubinetti. Le bottiglie devono essere ben pulite, così come tutta l’attrezzatura utilizzata, per questo ci si deve dotare delle spazzole che si inseriscono all’interno del contenitore per ripulirlo con cura. Non si deve trascurare l’importanza dei tappi. Ci si può dotare di tappi di sughero oppure di tappi a corona per sigillare nel modo migliore le bottiglie. In base alla scelta fatta si deve avere, ovviamente, il giusto macchinario, ovvero le tappatrici, attrezzi abbastanza semplici ed economici che si azionano manualmente. Se si usano tappi di sughero è meglio che questi siano nuovi, poi esistono anche i tappi sintetici che si inseriscono con lo stesso macchinario dei tappi di sughero.

Come effettuare l’imbottigliamento. Il metodo è molto semplice ma va effettuato con attenzione. Prima di tutto assicurasi che le bottiglie siano ben pulite. Seconda cosa disporre la damigiana in una posizione sopraelevata rispetto alle bottiglie poiché il travaso dalla stessa alle bottiglie avverrà semplicemente grazie alla forza di gravità. Il tubo per il travaso, anche quelli più semplici, ha un tubicino in cui si soffia e il vino comincia a fluire dalla damigiana alla bottiglia. Basterà regolarsi con le valvole o rubinetti del tubo per interrompere il travaso quando la bottiglia sarà piena al punto giusto. Non si deve, infatti, riempire la bottiglia fino all’orlo perché occorre dare al vino dello spazio utile. Se tale spazio non vi fosse il rischio di perdite è molto alto. Anche le bottiglie riempite solo in parte non possono essere conservate a lungo quindi saranno le prime a essere consumate.

Il travaso può essere effettuato anche con delle pompe, in questo caso la damigiana e le bottiglie possono essere poste allo stesso livello perché il passaggio del vino viene forzato dalla pompa.

Una volta riempite le bottiglie si deve passare alla tappatura che avviene grazie alle tappatrici. Queste consentono di appoggiare la bottiglia su una base e di applicare il tappo a pressione abbassando la leva. Alcune macchine sono ambivalenti e consentono di tappare sia con tappi a corona che in sughero. I tappi da utilizzare cambiano in base alla destinazione del vino. Se il vino è destinato ad invecchiare è sempre meglio utilizzare dei tappi di sughero.

L’ultima fase. A questo punto occorre ancora avere qualche accortezza. Dopo aver effettuato l’imbottigliamento bisogna tenere le bottiglie in posizione verticale per almeno un giorno. Questo vale soprattutto se si usano tappi in sughero perché in questo breve periodo il tappo si adatterà meglio alla bottiglia e quindi, a questo punto, la stessa potrà essere posta in posizione orizzontale come avviene normalmente nelle cantine. Ultimo dettaglio, ma in realtà molto importante, riguarda la rimanenza nella damigiana. Non è consigliabile tenere delle damigiane semi vuote perché il vino si rovinerebbe. Meglio imbottigliare tutto il contenuto della damigiana in una sola volta.

IL VINO FRIZZANTE. Imbottigliare il vino in proprio può essere una buona fonte di risparmio, e, se piace il “fai da te” anche un’occasione di divertimento, magari facendosi aiutare da amici e familiari e concludendo con un bel pranzo. Se si conosce bene il vignaiolo di fiducia dal quale si è acquistata la damigiana, oltre al risparmio può esserci una maggiore sicurezza di bere vino genuino. Naturalmente è possibile imbottigliare solo vini giovani, per poi farli eventualmente invecchiare nella propria cantina, se è adatta. Normalmente, però, l’imbottigliamento casalingo è usato per vini che non richiedono un particolare invecchiamento, come ad esempio il vino frizzante.

L’anidride carbonica prodotta dalla fermentazione in bottiglia dei vini frizzanti produce una pressione che può superare le tre atmosfere e arrivare fino a otto o nove atmosfere. Per questo la bottiglia da utilizzare deve essere robusta, in grado cioè di sopportare tali pressioni. Molto adatte sono le bottiglie che si usano per lo Champagne, chiamate “sciampagnotte“. In Emilia, per i loro noti vini vivaci si usano le cosiddette “emiliane“, anch’esse caratterizzate da una elevata robustezza.

Il tappo dovrà essere di ottima qualità. Oltre alla robustezza, qui è importante che non siano presenti microorganismi che possono portare alla formazione di tricloroanisolo, l’elemento responsabile del temuto “sapore di tappo“. Sono consigliati i tappi di sughero chiamati “0+2”, che presentano due rondelle di sughero poste da un lato del tappo, quello che andrà all’interno della bottiglia. Per le “sciampagnotte” e per le “emiliane” il diametro corretto del tappo è di 27.5 mm.
Per evitare che la pressione faccia saltare il tappo, è utile considerare l’applicazione di una gabbietta metallica agganciata al bordo di vetro del collo della bottiglia, in modo simile a quella che si usa per i vini spumanti. Sebbene non molto eleganti, si possono usare anche i tappi di plastica. Un’alternativa molto pratica ma ancora meno “glamour”, la ricoprono i tappi a corona, che esistono anche per le “sciampagnotte”. Il vantaggio di queste ultime due soluzioni è che il vino non saprà mai di tappo. Naturalmente, in ogni caso, la tenuta stagna del tappo è indispensabile.

Quando imbottigliare il vino frizzante. Il periodo considerato migliore per imbottigliare il vino frizzante va da Gennaio a Maggio. In questi periodi, l’ottenimento di vini più frizzanti si ha quando la luna è crescente (primo quarto), mentre è sconsigliabile imbottigliare con la luna nuova (cioè quando la luna non è presente in cielo). C’è da segnalare, comunque, che non tutti sono d’accordo sulla scientificità di questa tradizione, però, in mancanza di altre indicazioni, meglio non rischiare.
Come per gli altri tipi di vini, l’imbottigliamento va effettuato in giornate preferibilmente senza pioggia o vento. La temperatura ambientale non deve essere inferiore a 15 gradi

Alcune regole per un imbottigliamento corretto. Le regole per imbottigliare il vino frizzante comprendono anche quelle generali, adatte a qualsiasi tipo di vino. Quindi, le bottiglie dovranno essere perfettamente pulite e asciutte. Poiché nella damigiana i vini frizzanti tendono a rifermentare velocemente, è indispensabile effettuare l’operazione di imbottigliamento entro pochi giorni dalla messa in damigiana. La bottiglia sarà riempita in modo che, una volta tappata, rimanga una piccola camera d’aria tra il livello del vino e il tappo, così si eviteranno pressioni troppo alte all’interno della bottiglia. Questo particolare è vero anche per i vini fermi, ma per quelli frizzanti questo spazio è bene sia di qualche millimetro superiore.

Dopo l’imbottigliamento la bottiglia deve essere tenuta in posizione verticale per qualche giorno. Solo successivamente possono essere messe in posizione coricata, in modo che il vino bagni il tappo. Quest’ultima accortezza è più utile per i vini da invecchiamento. Quelli frizzanti, che sono “da pronta beva” si possono lasciare in posizione verticale. L’importante è che stiano in luoghi freschi, senza variazioni notevoli di temperatura e al riparo dalla luce.

RIASSUMENDO:

Imbottigliare vini rossi e da invecchiamento. Il periodo più indicato per imbottigliare vini per il lungo invecchiamento è senza alcun dubbio dopo i mesi estivi, quando il vino,completati tutti i processi di affinamento e fermentazione è pronto per essere imbottigliato,evitando in tal maniera, il verificarsi al momento del consumo vini vivaci o frizzanti che pregiudicano qualità  e caratteristiche stesse.

Imbottigliare vini frizzanti come spumante o prosecco. Il Prosecco e tutti i vini frizzanti è consigliabile imbottigliarli con il primo quarto di luna, se non che la luna crescente per avere la maggior spinta in bottiglia,deve essere tappato il più velocemente possibile una volta acquistato in quanto le aziende lo conservano in contenitori refrigerati in maniera da mantenere inalterate le caratteristiche qualitative.

Il tappo di sughero. Chi opta per l’uso del tappo in sughero quando sceglie di confezionare un vino in bottiglia non si sta semplicemente votando ad una scelta di facciata o alla cieca tradizione. Se il sughero nel mondo enologico ha avuto e continua ad avere tanto seguito un motivo ci sarà; in verità di motivi ce ne sono ben 3:

  • elasticità: il tappo in sughero è vivo e grazie alla sua elasticità riesce a svolgere una soddisfacente funzione di chiusura ermetica della bottiglia. Estratto ritorna alle proprie dimensioni originali in pochi secondi e la pressione sul collo della bottiglia è tale da garantire la salvaguardia del prodotto contenuto anche per lunghi periodi;

  • impermeabilità: nonostante il tappo in sughero sia continuamente nutrito e bagnato riesce a mantenersi elastico e non consente la fuoriuscita del liquido. Non a caso le bottiglie chiuse con tappi in sughero vengono conservate leggermente inclinate, per mantenere un perenne contatto fra sughero e vino;

  • chiusura ermetica: riesce a trattenere l’ossigeno contenuto nel vino permettendo una buona conservazione (ed eventualmente evoluzione) della bottiglia. E’ il trattamento di superfice che riceve o la lavorazione che gli consente di non sbriciolarsi, adattandosi alle continue modificazioni del collo della bottiglia che in base alla temperatura potrebbe espandersi o contrarsi.

Queste sono le principali caratteristiche che hanno fatto del sughero la corona delle bottiglie a cinque stelle. Vista la duttilità del materiale gli studi per creare tappi sempre più conformi alle necessità del vino si sono letteralmente sprecati. Oggi esistono almeno 7 tipologie di tappi di sughero:

  • sughero naturale monopezzo. E’ ottenuto da sugheri con spessore elevato grazie all’uso di perforatrici che salvaguardano le caratteristiche fisiche e chimiche della materia. Questo genere di tappo lo si usa per vini tranquilli e aiuta l’affinamento delle bottiglie grazie soprattutto alle sue caratteristiche di elasticità;

  • sughero naturale multi pezzo. Si realizza sovrapponendo due o più pezzi di sughero uniti con una colla alimentare. Dato che la densità del tappo può essere determinata dal produttore, questo genere di tappi normalmente viene scelta per la chiusura di bottiglie grandi;

  • sughero naturale colmato. E’ caratterizzato da fori naturali ben chiusi con l’uso di polvere di sughero. Questo procedimento garantisce una chiusura perfettamente ermetica della bottiglia;

  • sughero naturale per champagne. Ideale per vini frizzanti, per champagne e per spumanti questo tappo si realizza in maniera industriale unendo un corpo principale (formato da granuli di sughero) e due o più rondelle di sughero naturale. Il diametro è caratteristicamente più largo del solito dato che la pressione che il tappo è chiamato a sostenere alta;

  • sughero tecnico. Ideale per i vini che devono essere consumati entro tre anni dall’imbottigliamento si crea con l’uso di rondelle di sughero naturale incollate. Si tratta di un prodotti parecchio resistente;

  • sughero agglomerato. In questo caso ci si riferisce ad un prodotto industriale fabbricato con gli scarti dei tappi naturali. Si tratta ovviamente di un tappo economico e si usa per la chiusura di vini da consumarsi entro un anno dall’imbottigliamento;

  • sughero incapsulato. Si tratta di un tappo di sughero naturale con una parte superiore in legno, pvc, porcellana, ma anche metallo o vetro. Lo si usa per l’imbottigliamento di liquori che dovranno essere richiusi parecchie volte.

LA CANTINA. La vita del vino non dipende soltanto dalla qualità del vitigno, dalla corretta lavorazione e dall’annata più o meno fortunata. Può dipendere anche, e soprattutto, dalla sua conservazione. Grandi vini destinati a un lungo invecchiamento vengono irrimediabilmente distrutti dalla permanenza in ambienti caldi, luminosi o, peggio, soleggiati.

Il vino, in altre parole, vive più a lungo se lo si tiene in un luogo fresco, a temperatura costante, buio, lontano da vibrazioni e traumi.

Si tengano presenti alcuni punti fondamentali. La cantina ideale dovrebbe essere dislocata a nord, sotterranea o seminterrata, lontana da rumori e vibrazioni, asciutta, ma non secca, bene aerata, con impianto di illuminazione tenue e indiretto, a temperatura costante attorno ai 14 °C e, comunque, oscillante fra i 12 °C e i 16 °C.

Per ottenere queste condizioni, e garantire anche una certa escursione igrometrica, i muri migliori sono quelli in cotto e il pavimento dovrebbe avere un sottofondo ghiaioso ricoperto di cotto o di terriccio pressato. Gli scaffali, per questioni di temperatura e di vibrazioni, devono essere di legno, a maggior ragione se la cantina si trova in città, vicina a una strada trafficata dove più facilmente le bottiglie possono essere disturbate.

Per gli stessi motivi le bottiglie, sempre coricate, non devono assolutamente toccare i muri e tanto meno il pavimento. Anche quelle sistemate nella parte inferiore dovranno quindi essere appoggiate su assi. È infine importante ricordare che le bottiglie vanno deposte con l’etichetta verso l’alto, in modo da sapere sempre su quale lato possono essersi depositati nel tempo gli eventuali sedimenti ed evitarne l’uscita quando si versa o si decanta il vino in caraffa.

Orizzontali o verticali. AI momento di sistemare le bottiglie in cantina nasce sempre il dubbio. Quali vanno messe orizzontali e quali verticali?

Si dice in genere che i rossi vanno orizzontali e i bianchi verticali. In realtà potrebbero stare benissimo tutti orizzontali. Molti pensano che nella bottiglia coricata, il vino, a contatto con il tappo, possa prenderne il sapore e deteriorarsi. Non è così. Il difetto si verifica solo con i tappi di cattiva qualità o danneggiati.

AI contrario il contatto con il liquido consente al sughero di mantenersi umido e compatto, e impedisce all’aria di entrare nella bottiglia. Per lo stesso principio la bottiglia conservata in posizione verticale troppo a lungo rischia l’essiccazione rapida del tappo e di conseguenza l’entrata dell’aria. La regola, quindi, è semplice. Le bottiglie destinate a riposare abbastanza a lungo in cantina vanno messe coricate. Appartengono a questa schiera tutti i vini rossi e quei vini bianchi dotati di particolare struttura e di buon grado alcolico in grado di invecchiare qualche anno, per esempio certi Tocai, Sauvignon o Verduzzi friulani, i bianchi da uve nere, gli Champagne e gli spumanti, i Vin Santi, tutti i vini da dessert come la Malvasia di Lipari, il Moscato di Pantelleria ecc.

In posizione verticale possono essere tenuti tutti i vini (generalmente la maggior parte dei bianchi, i vini novelli e qualche rosso leggero) che vengono consumati nell’arco di qualche mese o, al più, di un anno dalla vendemmia.

In ogni cantina bene organizzata è importante avere a disposizione un portacandele con una candela e una scatola di fiammiferi. Quando si esaminano le bottiglie, infatti, l’osservazione in trasparenza contro la fiammella della candela consente di controllare la limpidezza del vino, il livello di precipitazione dei sedimenti e aiuta a capire se quel vino è pronto per essere stappato oppure se deve rimanere ancora a riposare.

LA CANTINA BEN FATTA.

È noto che il vino non è una bevanda inerte ma qualcosa di vivo, in lenta e continua trasforma zione, poco incline al viaggio e sensibilissimo agli sbalzi di temperatura.

L’importante è, infine, che una volta giunto a destinazione il vino trovi un ambiente il più possibile simile a quello che ha appena lasciato. Quest’ultima regola vale anche, sia chiaro, se il vino lo comperiamo in un’enoteca a due passi da casa. Dato a questo punto per assodato, come già accennato, che la cantina dev’essere asciutta, fresca, buia e dotata di una temperatura costante, estate e inverno, sui 14 °C (e comunque mai inferiore a 12 °C o superiore a 16 C) bisogna pensare a come alloggiare il vino. Prima regola assoluta: il vino non deve mai essere a contatto diretto con il pavimento per un problema termico, prima di tutto, ma anche perchè le vibrazioni provocate dal traffico.

Le belle piramidi di bottiglie che si notano nei servizi fotografici di certe grandi cantine sono molto spettacolari, ma se ci si fa caso si nota che alla base c’è sempre un rilievo in legno sul quale appoggiano. Talvolta semplici assi. Il legno, in assoluto, è l’elemento da preferire nella costruzione degli scaffali di una cantina fatta bene. I cantinieri più esigenti preferiscono quelli realizzati con legno di abete o di castagno per la loro maggiore capacità di stabilizzare l’umidità (a San Daniele del Friuli le sale ideali di stagiona tura dei famosi prosciutti erano interamente foderate, dal pavimento al soffitto, di legno di castagno proprio per questo motivo). Legno sia, quindi, per una cantina ideale.

Ma gli scaffali devono essere realizzati ad arte, in modo da ricavare degli spazi quadrati, alti e larghi quel tanto che basta per ospitare ognuno un massimo di 24 bottiglie. Questo allo scopo di poter dividere meglio i diversi vini e avere più sotto controllo il consumo e il cosiddetto “giro” della cantina. Su queste assi andranno inchiodate delle assicelle alla distanza di pochi centimetri, per non far ruotare la bottiglia adagiata. Sul primo strato di bottiglie se ne potranno appoggiare altri, con la garanzia di una buona stabilità.

Bottiglie più comuni.

  1. Bordolese (per vino rosso)
  2. Renana (per vino bianco)
  3. Albese (per vino bianco o rosso)
  4. Emiliana o Extral (per vino frizzante)
  5. Champagnotta o prosecco (per vino frizzante o spumante).

Assaggiare, apprezzare, gustare. Ecco come si fa.

noi tutti vogliamo essere esperti in qualcosa. In questo caso ci vuole passione, concentrazione e un bicchiere sempre pronto. Tutto inizia con i sensi. È un’esperienza che utilizza le tue conoscenze che si sviluppano nel corso degli anni. Ad ogni sorso è importante riconoscere le diverse caratteristiche di ogni vino, portando il palato più vicino ad una maggiore consapevolezza.È importante ricordare che cosa ti è piaciuto e che cosa non ti è piaciuto quando degusti un vino. Forse può essere utile prendere appunti o creare un registro che aiuti a rintracciare i sapori, colori e profumi che ti sono piaciuti, ma anche quelli che non fanno per i tuoi gusti. Dopo tutto, la prossima volta sceglierai di bere quello che più hai amato. Ora è il momento di fare il vero lavoro, godersi la degustazione e il suo abbinamento perfetto. L’importante è l’umiltà, non si può nascere “imparati” come si sente dire, bisogna applicarsi, ascoltare, leggere e provare. Non sempre i nostri gusti sono il gusto di tutti e, non sempre quello che ci hanno insegnato i nostri amici è quello che in realtà, pensa l’esperto. L’Italia è una nazione con tante possibilità viti-vinicole ma, spesso, a seconda delle zone, ci sono gusti e preferenze diverse. Rispettiamole e così potremo imparare e divertirci con il vino. Non ascoltiamo la massa ma facciamoci un’idea in base alle nostre esperienze, proviamo, frequentiamo e non scendiamo a compromessi; il prosecco? Non è il re dei vini, è semplicemente una realtà di moda. Il rosso, il rosato o il bianco? Nessuno è meglio dell’altro, sono ottimi tutti nel contesto giusto. Regione e territorio? Nessuno prevale, ognuno ha prodotti adatti al territorio e a realtà mirate. Carne o pesce? Dipende dai gusti, non esiste una realtà assoluta. Nord, Centro o Sud? Ottimi territori tutti ma le crociate territoriali sono bandite. 

Consigli per diventare esperto di vino.

Apri i sensi e preparati a essere consapevole di ciò che stai guardando, annusando e degustando. È ora di fare un’analisi sensoriale completa.

Colore del vino. Le prime impressioni sono importanti, anche in fatto di vino. Il colore del vino non è solo rosso, bianco o rosato, al contrario ha molte sfumature. I vini rossi possono avere riflessi violacei e i vini bianchi paglierini o giallo dorato. Il colore del rosso può variare dal rosa tipico di un rose’ fino a un colore profondo quasi opaco. Il colore del vino può anche farci risalire alla sua età. In generale, i vini bianchi diventano più scuri con il passare del tempo, mentre i vini rossi diventano più chiari. Il rivolo giallo/marrone che si può notare a volte sui bordi del vetro del calice può essere un segnale che indica che il vino ha perso le sue caratteristiche ottimali.

Colore del vino. Per valutare la limpidezza, inclina il calice a 45 gradi su una superficie bianca. Per determinare il livello di gradazione alcolica solleva il bicchiere verso la luce e tenendo una leggera angolazione, agita il vetro in modo che il vino ne rivesta le pareti. A questo punto noterai dei piccoli rivoli lungo il lato del bicchiere, si tratta dei tipici archetti che si formano a causa della glicerina presente e che indicano il contenuto di alcol; più sono spessi, più un vino è alcolico.

L’odore del vino. La complessità aromatica è costituita da tutti i profumi che possono essere presenti in un vino. Per non interferire con l’aroma, impugna il calice dallo stelo, porta il bicchiere vicino al naso e inspira profondamente. Ruota il calice e inspirando di nuovo cerca di riconoscere le note che caratterizzano il vino, come fiori, spezie, erbe aromatiche. -L’analisi olfattiva può anche determinare l’età del vino. I vini maturi sono generalmente caratterizzati da una maggiore intensità olfattiva e un bouquet ricco e ampio, i vini giovani invece tendono ad essere più fruttati.

Degustare il vino. Sorseggiare il vino può essere la parte più eccitante, in quanto ora si combinano tutti i sensi. In questa fase, le caratteristiche riconosciute dalle papille gustative sono: l’amarezza, la dolcezza e l’acidità. La dolcezza di un vino è di solito percepita per prima, per poi trasformarsi in un retrogusto amarognolo. Un buon livello di dolcezza con grande persistenza al palato è sinonimo di alta qualità, mentre la predominanza di note amare non è quasi mai un buon segno. I tannini producono un senso di ruvidità e secchezza, che ben si sposa con piatti succulenti e molto sugosi oppure liquidi come le zuppe. I tannini sono presenti nelle bucce e nei semi dell’uva, per questo il vino rosso, dato che le sue bucce vengono tenute più a lungo nel processo di fermentazione, ha tannini più alti rispetto al vino bianco. Questi sono i tre sensi più importanti che ti aiuteranno a diventare l’esperto di vino a cui stai ambendo. Il mondo del vino è così vasto, con una lista infinita di tipi di uva, regioni, terreni, che tutte insieme creano il delizioso succo che tanto amiamo versare nei nostri calici.

1) NON è necessario riconoscere i vini alla cieca come cani da tartufo.
2) NON è necessario conoscere tutte le etichette di tutte le annate di tutte le denominazioni di tutto il mondo.
3) NON è necessario avere una cantina ben fornita.
4) NON è necessario avere un super-naso, super-papille o più in generale super-poteri. (Tutte cazzate).
5) NON è necessario avere amici che ricadano nelle categorie 1), 2), 3), 4).

Diventare buoni esperti di vino non è diverso dal diventarlo di altre discipline come cinema, musica o teatro. Basta solo seguire alcuni passaggi obbligati:

1) Formazione: dotarsi degli strumenti.
Per apprezzare una cosa bisogna capirla e per capirla bisogna sapere cosa e come cercare. Quindi per apprezzare un bicchiere di vino bisogna studiare? Un po’ sì, per apprezzarne certe sfumature può aiutare. Fare un corso sul vino, dotarsi di una grammatica, strutturare le proprie percezioni e l’elaborazione su di esse è una condizione importante ma non sufficiente.

2) Confronto: affinare gli strumenti.
Ok, hai il tuo diplomino da sommelier e pensi di essere il re del mondo. In verità, non sai un cazzo. O meglio: ti illudi di sapere a grandi linee un po’ di tutto ma il problema è che la bellezza sta nelle linee sottili, dettagli e sfumature che distinguono questo da quello, scarti minimi di senso che aprono squarci sulla bellezza di un vino (o sulla banale bruttezza di un altro). L’unico modo per tararsi è bere insieme ad altre persone e sparare qualche cavolata in allegria, confrontarsi con esperti quando possibile e sentire come la pensano (partendo dal presupposto che dargli credito è giusto ma prenderli per oracoli sbagliatissimo, sempre). Studiare teoricamente, esplorare luoghi, mettere accanto liquidi è un intreccio di pratiche divertente e suggestivo, molto accattivante. Ma non basta ancora.

3) Espressione: personalizzare gli strumenti.
È senza dubbio la parte più delicata. Hai studiato, ti confronti, bevi e ribevi ma… Qual è il tuo gusto? Avere un gusto proprio, formato, consapevole, solido e coerente è la parte più divertente dell’essere appassionati di vino, e anche quella più difficile: significa esporsi, esprimere la propria soggettività e motivarla, uscire dal coro se necessario e rischiare in proprio: è esattamente il motivo per cui molti preferiscono stare nel gregge fermandosi al punto 2), non sbilanciarsi, non scontentare nessuno.

Secondo alcuni è solo una moda, per altri è la riscoperta delle nostre radici e tradizioni, fatto sta che sempre più persone in tutta l’Italia, si muovono alla scoperta o, alla riscoperta, del vino frequentando corsi di degustazioni, visitando cantine e organizzando le proprie vacanze scegliendo luoghi tradizionalmente votati alla produzione vitivinicola.

Figura di riferimento per tutti questi appassionati è sicuramente il sommelier. 

Chi è il sommelier? Il Sommelier è una figura di esperto al quale rivolgersi per le notizie sulle caratteristiche dei vini e degli abbinamenti. Un bravo sommelier è in grado di fornire risposte a domande di vario genere sul vino, dalle caratteristiche organolettiche agli abbinamenti gastronomici. Ovviamente il vino è una materia in continua evoluzione, nascono sempre nuove cantine, le tecnologie apportano aiuti sempre nuovi e, per questo, un buon sommelier deve essere sempre aggiornato.

Come si diventa sommelier? Per diventare sommelier è necessario frequentare un corso di formazione apposito, organizzato da associazioni riconosciute e che prevedono il superamento di un esame finale. Diventare sommelier è un lungo percorso ma, chi volesse saperne di più sul vino senza diventare necessariamente un esperto, può pensare di frequentare un corso di degustazione. Ne esistono di vari tipi e costi ma la cosa fondamentale è ricordare di fare tanta pratica e in modo costante.

Diventare sommelier è un lungo percorso ma, chi volesse saperne di più sul vino senza diventare necessariamente un esperto, può pensare di frequentare un corso di degustazione. Ne esistono di vari tipi e costi ma la cosa fondamentale è ricordare di fare tanta pratica e in modo costante.

  1. Vero appassionato. Sembra scontato ma lo è molto meno di quello che potrebbe sembrare. Il sommelier, infatti, si diploma dopo aver seguito un corso più o meno lungo e aver assaggiato parecchi vini. Ma questo non basta. Quando il neo sommelier ritira il suo diploma non è che all’inizio della sua carriera. Per diventare davvero un buon sommelier, infatti, la strada è ancora lunga. Bisogna continuare ad assaggiare, leggere e studiare. E per farlo una grande passione è indispensabile.
  2. Attento osservatore. Conosco persone che assaggiano o più semplicemente bevono vino ogni giorno. Ma lo fanno senza la necessaria attenzione e non acquisiscono mai una vera esperienza. Il bravo sommelier, al contrario, quando assaggia un vino dedica sempre qualche secondo all’analisi di quello che sente. Annota mentalmente o su carta le proprie sensazioni e arricchisce il suo bagaglio di esperienze. Questo non vuole dire che un sommelier non possa mai bere per il semplice piacere di condividere una bottiglia con amici. Ma già che c’è, perché sprecare un’ulteriore occasione di arricchimento personale? Ovviamente in certe situazione è meglio evitare di ammorbare tutti i presenti con le proprie riflessioni e supposizioni. Ma questo è un altro discorso…
  3. Buon comunicatore. A che cosa serve accumulare tanta esperienza se poi non si è in grado di condividerla con gli altri? Il sommelier deve essere prima di tutto capace di descrivere un vino con parole semplici e comprensibili. Chi che ascolta la descrizione di un vino fatta da un sommelier deve essere in grado di capire se quella bottiglia è adatta a lui. Ma non solo. Il sommelier deve saper raccontare le storie che stanno dietro a ogni etichetta. Deve conoscere i territori, i vitigni, le tecniche e magari anche i vignaioli che hanno lavorato per mettere sullo scaffale quella particolare bottiglia.
  4. Buona forchetta. Amare la cucina è un’altra delle caratteristiche essenziali per un buon sommelier. Perché parte importante del suo lavoro è anche quello di consigliare il vino giusto da abbinare a un certo piatto. E al di là delle regole che si imparano durante i corsi, non c’è nulla di meglio dell’esperienza personale per dare certi consigli.
  5. Naturalmente curioso. La quinta dote del bravo sommelier è un po’ la somma di tutto quello che abbiamo detto fin qui. La curiosità, insieme alla passione e al metodo, è la caratteristica che permette all’appassionato di vino di fare il salto di qualità. Solo grazie alla curiosità si può andare oltre l’etichetta e scoprire tutto quello che c’è da scoprire attorno a una bottiglia di vino.

Se siete giunti fino a questo punto, e siete ancora convinti di voler diventare dei sommelier, non vi resta che scegliere il vostro corso. In Italia le associazioni serie sono tante e c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Io, per esempio, ho seguito un corso professionale con Fondazione Italiana Sommelier che ha sedi in tutte le regioni e corsi impegnativi ma di ottimo livello.