Il “LIBRO DELLA BAUCARA”

LIBRO 

dellaportachiavi cella vinaria 1

BAUCARA

LA BAUCARA NEL MONDO DI OGGI RACCONTATA DA UN GRANDE ESPERTO CHE HA VISSUTO IL MONDO DEI BAUCHI E TUTTO CIO’ CHE VI RUOTA INTORNO.
IL TESTO E’ CORREDATO DA UN IMPORTANTE INTERVENTO DELL’ESIMIO CAMERLENGO AD VITAM Romeo da Ponte Casale.
LA STORIA SI IMPERNIA NEL MONDO CHE CIRCONDA L’INFINITO ASTRATTO E L’INFINITO TERRENO.
UN SAGGIO DA NON PERDERE CHE LASCERA’ UN GRANDE SOLCO NELLA CULTURA DEGLI ULTIMI 2500 ANNI.


MARASCHINO Ricetta originale 1874

E’ tempo di marmellate e liquori ed e’ periodo di amarene e tra l’altro quest’anno sono veramente speciali!  dell’amarena si utilizza tutto! la polpa per fare la marmellata, con i piccioli si fanno delle tisane depurative e invece con i nocciolini si fa il maraschino e non solo! l’anno scorso abbiamo avuto un’esubero di nocciolini e oltre il maraschino ho fatto il cuscino che uso quando la cervicale..si lamenta.. ho lavato per bene i nocciolini, fatti asciugare per qualche giorno al sole e poi per stare nel sicuro gli ho fatto fare anche un giro in forno per una decina di minuti, poi ho fatto un sacchetto di stoffa di cotone, riempito con i nocciolini e chiuso…e’ magnifico! anche solo per scaldarsi nelle serate invernali! ma veniamo al nostro maraschino!

  • 350 gr di nocciolini di amarena
  • 500 ml di alcool per liquore
  • 400 ml di acqua
  • 400 di zucchero

mettere a macerare i nocciolini di amarena, dopo averli lavati, con l’alcool dentro a un vaso e chiudere con il tappo. Lasciare macerare almeno 4 mesi, poi preparare lo sciroppo di acqua e zucchero e farlo raffreddare, filtrare per bene l’acool nel quale abbiamo messo a macerare i nocciolini ed aggiungere lo sciroppo freddo. Mescolare e imbottigliare. questo puo’ essere un regalo carino per natale!

  • LUOGHI STRANI D’ITALIA Principato di Lucedio Vercelli

Tutte le leggende legate all’abbazia di Lucedio meriterebbero decine di pagine di approfondimenti, non escludiamo di ritornare sull’argomento in futuro per completare questo quadro introduttivo.

Infine sveliamo un altro piccolo mistero. All’interno del piccolo cimitero che si trova lungo la strada che collega Lucedio alla cascina Darola, si trova una piccola cappella.

Al suo interno desolazione, iscrizioni rotte, pavimenti sfondati, decorazioni rimosse e rubate, altare distrutto. Sopra ad esso una ‘terrificante’ macchia di nero fumo a forma di croce latina inversa, concreto segno che qualcuno appiccò il fuoco ad una grande croce di legno, volutamente appoggiata al contrario sopra l’altare. Un rituale satanico? Un’apparizione luciferina? No, semplice idiozia ed esigua civiltà da parte di operatori video che documentarono quei luoghi per una fiction di una decina di anni or sono.

Va però aggiunto un aspetto più concreto. Queste favole ‘nere’ hanno generato, con il passare degli anni, nuove leggende. Si dice che, quando si parla troppo di Lucedio, qualcuno muoia.

Il primo esempio che viene citato è quello di un operaio, passato a migliori vita durante i restauri avvenuti verso la fine degli anni ’60. I contadini della zona tentarono di far desistere dai lavori l’impresa incaricata, sostenendo che l’abbazia voleva essere lasciata sola, senza seccatori ne curiosi e che, altrimenti, avrebbe richiesto una vittima. Un incidente al cantiere ferì a morte l’uomo.

images

Anni addietro venne ritrovato, nelle vicinanze dell’abbazia, il corpo di una ragazza, completamente bruciato. Le storpiature del racconto non tardarono a nascere, depistando l’attenzione su macabri rituali satanici. Ma indagando sui giornali locali apprendiamo con discreta facilità maggiori dettagli sull’accaduto.

Il fatto avvenne nel settembre del 1949. La ragazza, forse in cerca di intimità con un coetaneo venne a contatto con della benzina e riportò gravi ustioni. Ella morirà, ma a casa sua, poco dopo essere stata dimessa dall’ospedale.

Un altro racconto analogo ci parla di un bambino annegato in un fosso accanto all’abbazia. Chi lo rapì? Venne sacrificato da qualche setta segreta? Sempre dai giornali scopriamo che era scivolato all’interno del fosso mentre faceva una passeggiata con il nonno, il quale purtroppo non riuscì a salvarlo.

Insomma, nessun elemento metterebbe in stretto legame queste morti con la vicinanza al complesso misterioso.

Così come quando raccontammo proprio questi aneddoti agli americani della Fox Channel in un’intervista utilizzata in una docu-fiction del 2001, assicurai loro che si trattava solo di casualità e li convinsi ad iniziare ugualmente le riprese al Principato. Pochi giorni dopo un uomo, che portava a passeggio il proprio cane, venne trovato morto nei pressi dell’abbazia: infarto.

Un aneddoto quasi identico si verificò l’anno successivo quando, una televisione piuttosto nota in Germania mi contattò per replicare il format americano dell’anno prima. Gli operatori tedeschi rimasero basiti e non posso negare che qualche dubbio sia sorto anche allo scrivente.

Queste e numerose altre coincidenze continuano a far rivivere queste storie che è giusto debbano essere raccontate e tramandate, così come facevano i nostri nonni, magari davanti ad un caminetto, nelle serate invernali.

Zenone di Elea

Nella vita la virtù non è sufficiente, giacché ha bisogno anche dell’aiuto di un felice destino.

Zenone d’Elea

Zenone fu contemporaneo di Eschilo ma si occupò di filosofia. Fu prima la “spalla” del grande Parmenide, poi si prodigò per creare un pensiero filosofico tutto suo, oscurato però dalla sua grande abilità politica, che fu la sua rovina. In quel periodo, infatti, sembra che la città di Elea fosse sotto la dittatura del tiranno di Siracusa Nearco e che Zenone, insieme ad altri rivoluzionari, avesse ordito una congiura contro di lui. Il tentativo fallì e i congiurati furono sterminati prima ancora di giungere sulle spiagge di Elea. Zenone venne trascinato in catene davanti a Nearco che lo torturò in vari modi per farsi dire i nomi degli ultimi sopravvissuti, ma ottenne solo i nomi dei politici più vicini al tiranno.

Ad un certo punto il filosofo sembrò pronto a cedere e chiese di rimanere solo con Nearco per poter vuotare il sacco. Rimasti soli Zenone gli morse un orecchio e lasciò la presa solo quado venne trafitto dalle spade delle guardie. Ma non era morto! Fu torturato di nuovo e, per non lasciarsi sfuggire una sillaba, si staccò la lingua a morsi. Nearco, per l’esasperazione, ordinò che fosse costruito un gigantesco mortaio e che Zenone fosse ucciso a colpi di pestello. Solo a questo punto il filosofo morì. La vicenda risulta assai assurda ma i miti greci si sa, non sono famosi per il loro realismo.


LIQUORE CENT’ERBE

Ingredienti:1 litro di grappa, 1 litro d’acqua, 500 g di zucchero,  punte di pino, 18 bacche di ginepro, 1 arancia, 1 limone, radice di china, radice di rabarbaro, radice di genziana, 5 chiodi di garofano, fiori di camomilla, 1 fiore d’arnica, un pezzetto di sedano, un rametto di ciascuno dei seguenti aromi: assenzio, salvia, basilico, prezzemolo, rosmarino, alloro, limonella, menta, melissa, finocchio selvatico.Procedimento:mettere tutti gli aromi e le spezie in infusione nella grappa per 35 giorni, aggiungendo anche la scorza del limone e dell’arancia private della parte bianca. Trascorso questo periodo, filtrate e aggiungete lo zucchero sciolto nell’acqua bollente. Filtrate nuovamente e riponete per almeno un mese in una bottiglia sigillata.

  • LUOGHI STRANI D’ITALIA Curon Venosta (BZ) e il campanile nel lago

In questo caso la storia che vi raccontiamo non è altrettanto felice per gli abitanti di questo paesino. Siamo nella val Venosta, in Alto Adige, vicino ai confini dell’Italia con l’Austria e la Svizzera. Sul lago di Resia si affaccia il paesino di Curon. Che un tempo però si trovava più giù. Succede infatti che agli inizi del secolo scorso delle menti geniali decidono di creare un bacino idrico per la produzione di energia elettrica. E per farlo vogliono unire il lago di Resia con il lago di Curon tramite la costruzione di una diga. Senza tenere in considerazione però che il livello dell’acqua, alzandosi, avrebbe letteralmente sommerso i due paesi che davano il nome al lago. Nel senso che sapevano che sarebbe successo, ma non gliene è importato un bel niente. curonA poco sono servite la rivolta degli abitanti e un’udienza dal papa: nell’estate del 1950, dopo decenni di progetti e lavori, la diga venne creata e i paesi vennero inondati piano piano. 150 famiglie vennero derubate delle proprie vite, costrette a sloggiare dalle proprie abitazioni e muoversi nelle case ricostruite più su.

Di Curon tutto ciò che è rimasto è il campanile della vecchia chiesa medievale. Ancora oggi fuoriesce dalle acque a ricordare il paesino che fu. Oggi è considerato (molto ipocritamente) un bene da tutelare, e infatti vennero anche compiuti dei lavori di restauro alla base e al tetto per il costo complessivo di 130.000 €. Una cifra notevole se si pensa che invece la compensazione che ricevettero gli abitanti del paese fu minima. Il campanile di Curon è un’attrazione unica nel suo genere, soprattutto in inverno, quando il lago si ghiaccia ed è raggiungibile a piedi. A essere onesti il posto è sicuramente senza uguali in Italia, ma ci sono altre chiese sommerse nel mondo che offrono uno spettacolo simile e la cui storia ricorda quella dello sventurato borgo altoatesino.

Eschilo

Pochi uomini hanno la dote di onorare senza invidia l’amico che gode di buona fortuna.

Eschilo

Eschilo fu il più grande tragediografo del 500 a. C., considerato anche il padre della tragedia greca. Questa sua fama non lo rese immune dall’aneddoto che iniziò a circolare sulla sua morte e che lo rese un po’ più umano. Si narra che le aquile fossero solite divorare le tartarughe, dopo aver lanciato ripetutamente i piccoli animali, contro delle rocce per romperne il carapace e poi gustare tranquillamente il pasto. Eschilo, ritiratosi nel deserto (anche se il luogo del suo eremitaggio è indicato più realisticamente nelle zone montane della Grecia), si era dedicato alla meditazione dopo i grandi successi ottenuti dalle sue tragedie.

Durante una di queste meditazioni un’aquila, che aveva catturato una tartaruga, cercò di rompere il carapace lasciandola cadere su una roccia. Peccato che quella roccia fosse la testa calva del grande tragediografo, che morì per il gran colpo in testa. Per uccidere un grande filosofo, ci vuole un grande pestello.


RATAFIA’

  • 800G AMARENE
  • 1 KG ZUCCHERO
  • 10G SEMI CORIANDOLO
  • CANNELLA IN POLVERE
  • 400ML VINO ROSSO
  • 300 ML ALCOOL ALIMENTARE
  • 2 CHIODI DI GAROFANO

Preparazione:

Mettete le amarene in un recipiente e unite il vino, un pizzico di cannella, i chiodi di garofano e i semi di coriandolo.

Lasciate riposare il composto per 3 settimane, dopodiché filtrate il liquido diverse volte, in modo da eliminare le eventuali impurità.
Aggiungete lo zucchero e l’alcool, mescolate e trasferite il ratafià nelle apposite bottiglie.

Lasciatelo riposare per ulteriori tre settimane prima di gustarlo.

Accorgimenti:Fate riposare il liquido all’ aria aperta durante la macerazione delle amarene, facendo attenzione che non vi entrino le impurità.

  • LUOGHI STRANI D’ITALIA. Sacra di San Michele….il punto energetico degli equilibri europei

Alla Sacra di San Michele è legato il mistero della cosiddetta linea magica di San Michele. Sembra infatti che una linea energetica unisca tre basiliche/abbazie dedicate proprio all’Arcangelo Michele. I tre punti di questa linea sono: il Mont Saint Michel, situato in Francia nella regione della Normandia, la Sacra di San Michele appunto e il Monte Sant’Angelo in Puglia. Secondo gli esperti di magia bianca il punto energetico è situato su una piccola piastrella del pavimento in sasso che è di colore più chiaro.SACRA Se ci si posiziona su quel punto si percepisce nitidamente la potente energia della linea magica di San Michele. Nella Sacra di San Michele in Piemonte questo punto si trova sulla sinistra della Chiesa, subito dopo l’entrata. 

I tre luoghi sacri dedicati a san Michele si trovano a 1000 chilometri di distanza l’uno dall’altro, allineati lungo questa linea retta, la quale prolungata in linea d’aria, passa sopra Gerusalemme da una parte, e sopra St Michael’s Mount, in Cornovaglia sempre dedicato a San Michele e poi continua fino ad arrivare all’isola di Skellig Michael in Irlanda.

 

Democrito

Per me un uomo vale quanto una moltitudine e una moltitudine quanto un uomo.

Democrito

Democrito fu un dei filosofi più celebri del suo tempo e, tuttora, gode di grande fama per essere stato il primo uomo antico ad ipotizzare e cercare di sostenere la teoria degli atomi e per aver pronunciato il famoso postulato “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.” Riguardo alla sua morte sappiamo che in un suo libro il filosofo afferma che “Spesso il vivere a lungo non è un lungo vivere ma un lungo morire.” Appunto per questo, arrivato oltre la soglia dei cent’anni (cosa molto particolare e tipica dei filosofi), decise di suicidarsi, diminuendo mano a mano il cibo. Un giorno la sorella, anche lei avanti con gli anni, gli disse che non avrebbe dovuto morire in quei giorni, perché il lutto le avrebbe impedito di partecipare alle feste Tesmoforie. Democrito si fece portare dei pani caldi e li annusò. L’aneddoto dice che sopravvisse per altri tre giorni e, infine, chiese alla sorella se le feste fossero finite. Ricevuta la conferma chiuse gli occhi e spirò in pace. Non c’è nulla di eclatante nella morte di Democrito, ma l’ironia posta in questo aneddoto che lo vede dominare la morte per rendere felice la sorella, ha un suo fascino.


 

gatto-lettore

 LE OSTERIE

A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero. Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto malvissuto e scostante, meglio l’acre vapore del vino indenne, meglio l’ubriacatura del genio, meglio sì meglio l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;

La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione.
Seneca

lp

firma-cella

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