Giuseppe TOSI Un gigante in punta di piedi

Giuseppe TOSI Borgo Ticino (NO)

Corazziere del Re, nato a Borgo Ticino (NO) 25 maggio 1916 – Roma, 10 luglio 1981, atleta Azzurro del lancio del disco. Pioniere dell’Atletica leggera italiana e dell’Arma dei Carabinieri; è stato il primo carabiniere-atleta e la prima Medaglia Olimpica nella storia sportiva dell’Arma. In servizio come Corazziere e molto abile anche nella Pallavolo e nel lancio del peso, ottenne i massimi risultati in campo nazionale, internazionale e olimpico, praticando il lancio del Disco. Coevo dell’imbattibile Adolfo Consolini che, in diverse occasioni relegò Tosi al secondo posto, fu soprannominato “l’eterno secondo”. Non ebbe rivali, invece, nei vari Campionati Nazionali e Mondiali Militari (CISM). Testimonial della straordinaria carriera agonistica di Giuseppe Tosi che gareggiò ad altissimi livelli dal 1948 al 1956, è l’altrettanto prestigioso palmares. Il top del successo, il “grande” Corazziere, lo ottenne proprio 1948 nel corso del quale si aggiudicò la medaglia d’Argento alle Olimpiadi di Londra (dietro Consolini) e, con la misure di mt 54,78 e successivamente con 54,80 fu primatista Europeo. Ancora secondo lo fu ai Campionati Europei del 1946, 1950 e 1954 dietro Consolini). Partecipò anche alle Olimpiadi di Helsinki (ottavo); ha vinto 5 Campionati Militari Internazionali Cism ed altrettanti titoli italiani; nonché una edizione dei Campionati inglesi e dei Giochi Panatenaici. Grazie alla notorietà, alla sua simpatia ed alla prestanza fisica, Giuseppe Tosi fu chiamato da Totò a partecipare come attore in due film e, come Corazziere a far parte del drappello che il 4 ottobre 1964, scortò l’allora Presidente della Repubblica Antonio Segni alla cerimonia di inaugurazione dell’ Autosole.

MEDAGLIERE:

Una piccola curiosità: Giuseppe Tosi nel 1952 fece parte della Nazionale Italiana che portava i nostri colori alle olimpiadi di Helsinki, la stessa nazionale di cui faceva parte Carlo Pedersoli meglio conosciuto come Bud Spencer e, sempre con Carlo Pedersoli partecipò al grande Kolossal, QUO VADIS? impersonando un lottatore in epoca imperiale romana.

Olimpiadi di LONDRA 1948 – L’Italia partecipa ai Giochi del 1948 per intercessione di Winston Churchill. Il Cio bandisce dall’Olimpiade post bellica Germania e Giappone per i milioni di morti che hanno sulla coscienza. All’Italia dell’Asse dovrebbe toccare la stessa sorte, ma il premier inglese Sir Churchill intercede per noi: rimarca i meriti della Resistenza partigiana e sottolinea che l’armistizio del 1943 testimonia i nuovi pensieri dell’Italia. Così, i Giochi di Saint Louis del 1904 restano gli unici nella storia senza atleti italiani. Partono in treno verso Londra 182 atleti (19 sono donne), con una tonnellata di pasta al seguito, grana padano e tremila uova. E portano a casa un bottino niente male: 8 medaglie d’oro, 11 argenti e 8 bronzi che valgono il quinto posto nel medagliere. Il presidente Gianni Petrucci oggi firmerebbe per un risultato simile. Ma sarà dura…

Nell’edizione che consacra la figura di Fanny Blankers-Koen, “mammina volante” con i suoi quattro ori, l’italiano da prima pagina è Adolfo Consolini. Ha 31anni, viene dalla provincia di Verona, povera e remota: ha una forza erculea e una faccia da gigante buono. A casa mangia latte e formaggio di quelli sani e per lui “sparare” il disco a 52,78 metri è una mezza formalità. La medaglia d’oro (secondo nella stessa gara è il piemontese e borgoticinese Giuseppe Tosi) lo consacra anche come attore del cinema. Sempre sotto la pioggia vincono l’argento Amelia Piccinini nel peso e Edera Cordiale-Gentile nel disco, e il bronzo la staffetta 4×100 (Enrico Perucconi, Antonio Siddi, Carlo Monti e Michele Tito). Risultati stellari e inarrivabili per la nazionale di atletica di oggi. Come inarrivabile rimane per sempre la voce di Nicolò Carosio, che fa la radiocronaca del torneo di pallanuoto vinto dalla squadra azzurra. Chiudete gli occhi per un momento e immaginate l’eleganza passionale con cui Carosio può aver detto «Italia campione olimpico, campione olimpico».


Tratto da La Repubblica 5 agosto 1988, un’intervista a Gianni Brera.

LE VIRTU’ DEGLI ATLETI Caro Brera, chi tra i campioni dello sport, ha più amato e stimato per le doti umane e morali, al di là delle imprese realizzate e dei successi conseguiti? Augusto Romagnoli Piane di Falerone (Ascoli).

Ho voluto bene a Giuseppe Tosi, discobolo, fino al punto da tramare contro Dolfo Consolini, che aveva già vinto troppo, mentre lui, a volte superiore per stile e per potenza, non aveva ancor vinto nulla. Noti che consideravo Consolini alla stregua d’ un fratello superdotato dagli Dei e abbastanza hilaris in dementia sua da adorare se stesso. Giuseppone era un autentico vir. In letteratura lo avresti subito riconosciuto nelle generose vesti di Porthos. A Bruxelles, in occasione degli Europei 1950, io ed il mio capo-redattore al seguito, Zanetti, decidemmo di “doparlo” e lo inducemmo a inghiottire una manciata di pastiglie al fosforo e alla vitamina C (sulla scatola triangolare, gialla, stava scritto con enfasi: force, endurance, énergie!). Giuseppone era esitante ma io gli diedi l’ esempio (quelle pillole miracolose mi erano state insegnate dalle mandragole svizzere) e sotto i suoi occhi ne inghiottii tre: la proporzione era rispettata… Giuseppone andò in pedana muggendo come un Miura assetato di sangue: arrivava al finale con tanta violenza che il disco partiva scombinato e sfarfallante: mai un lancio riuscì a compicciare il campione se non moderandosi al punto da restare tre-quattro metri sotto il proprio optimum. Così vinse Consolini anche a Bruxelles: e come Giuseppone era estremamente leale, ne dedusse che per aver tentato il doping si era meritata la sconfitta.

ANNO RISULTATO

1941 48.87 14 Roma 12 ottobre
1942 51.43 3 Bologna 5 settembre
1943 50.65 3 Roma 2 maggio
1944 52.14 2 Roma 30 aprile
1945 49.67 2 Roma 27 maggio
1946 52.23 3 Genova 4 agosto
1947 50.84 4 Milano 5 ott
1948 54.80 2 Milano 22 agosto
1949 54.02 4 Carrara 1 maggio
1950 54.53 2 Brescia 29 giugno
1951 53.58 2 Londra 14 luglio
1952 51.89 11 Perugia 05 lug
1953 52.99 9 Milano 29 giugno
1954 52.34 13 Berna 28 agosto

ANNO RISULTATO POSIZIONE

1946 (Europa) 50.39 2
1948 (olimpico) 51.78 2
1950 (Europa) 52.31 2
1952 (olimpico) 49.03 8
1954 (Europa) 52.34 2

RECORD EUROPEI

( • – Il record è stato ratificato)
54.78 Perugia 18 luglio 1948
54.80 Milano 22 agosto 1948

 

Lancio del disco

Miglior personale: 54.80 Milano, 22 agosto 1948

 

Tratto dal libro di Fabio De Santis IO CE LA POTEVO FARE”

Fedele alla Patria, fedele alla bandiera, fedele alla propria missione, allo sport, fedele alla gente. Giuseppe Tosi è un atleta tutto di un pezzo e ha le strisce sui pantaloni, quel simbolo di un’Italia retta, coraggiosa, dal cuore immenso che hanno valso all’Arma il titolo di “Benemerita”.

Giuseppe Tosi da Borgo Ticino. Al bar lo chiamano “Beppone” per la sua naturale simpatia e bonomia, che sprigiona senza fatica, insieme a una lealtà sportiva che ne fa uno dei bei personaggi genuini degli anni Quaranta. Anche la sua stazza contribuisce molto, è alto 1 metro e 93 centimetri e pesa 119 kg, praticamente un gigante, che al cinema siede su due seggiole e copre la visuale a tre concittadini tutti sulla media del metro e sessanta. Un po’ un Camera del Nordovest, sempre con il rischio di sembrare un fenomeno da baraccone e attirare giudizi superficiali. No, non Beppone! La sua fierezza e la sua integrità sono incontestabili e quella divisa è forza e garanzia per un Paese intero che sta uscendo a tentoni da uno dei peggiori periodi della sua storia, la seconda guerra mondiale. Prima dei fasti mediatici e un po’ villani di un altro graduato famoso, che trasformerà l’Italia in una nazione di sciatori, è lui l’antesignano di tutti gli eroi sportivi in divisa e le sue gesta saranno le prime ad avere il favore del mezzo televisivo a un’olimpiade, in una sorta di passaggio ideale di testimone lungo cinquant’anni con Tomba “la bomba”. Inizia come lanciatore del peso, ma diventa presto discobolo, anche se non abbandona mai due altre specialità in cui mostra ottime doti, la pallavolo e la pallacanestro. Non siamo ai tempi degli atleti costruiti a tavolino, programmati, preparati e qualche volta dopati per essere poi lanciati nei gironi danteschi della moderne competizioni. Non è così strano che un atleta pratichi con successo più discipline sportive. Del resto tutto il settore sportivo italiano è ancora in fasce e l’organizzazione non si discosta poi tanto da un buon comitato dilettanti. I valori e l’impegno dei suoi dirigenti però sono ineccepibili e anche se spesso la voce premi riporta solo “gloria”, anziché cifre a più zeri, l’abnegazione degli atleti è da libro Cuore. Anche i carabinieri non fanno eccezione, visto che non esiste ancora un centro sportivo e la preparazione degli atleti è affidata sempre alla buona volontà, ha mezzi limitati e si chiude spesso davanti a un bicchiere di vino e un panino con il salame. Bei tempi! Il marcantonio novarese ha solo un grande rivale e, gira e rigira, se lo ritrova sempre davanti: una persecuzione. Si rispettano, sono praticamente amici, ma varcati i confini nazionali, dove Beppone è splendido protagonista per ben cinque volte (1943, 1946, 1947, 1948 e 1951), nelle occasioni che contano è sempre secondo. Succede agli Europei del ’46, del ’50, del ’54: sulla tabella del primo c’è scritto sempre Adolfo Consolini. Stilisticamente è riconosciuta all’unisono la sua superiorità, ma poi capita sempre che quell’altro un po’ per un episodio, un po’ per fortuna, un po’ perché non si sa, trovi sempre una misura migliore all’ultimo lancio. C’è stata una volta in cui però i giochi non sono sembrati così scontati, e il palcoscenico fu sicuramente il più prestigioso su cui un atleta possa competere, le Olimpiadi di Londra del 1948.

Tosi e l’amico-rivale Consolini

TOSI e CONSOLINI. Per oltre vent’anni, dal 38 al 60, l’atletica italiana ebbe i suoi dioscuri nei discoboli Tosi e Consolini. Venivano entrambi dalla campagna ed erano della medesima tempra: Tosi della riva destra del Ticino di Novara, Consolini, della riva veronese del Garda.

Tosi, di nome Giuseppe, ignorava lo sport prima che, fosse prescelto quale corazziere del Re. Era così alto ed imponente che, rifacendoci alla letteratura epico-avventurosa, lo si può paragonare a Porthos. Gli ficcarono un disco in mano quando la sua forma fisica non sembrava delle migliori ma, coordinato come pochissimi al mondo, riuscì a tener la pedana a dispetto delle gambe assai lunghe e conseguì risultati squillanti, ma per sua sfortuna, davanti a lui piroettava da tempo Consolini. Se Giuseppe Tosi era Porthos, Adolfo Consolini era Aramis, però maggiorato di qualche buon palmo in lungo e in largo. Soffriva molto il suo nuovo sanguigno avversario dal vocione virile, motteggiatore bonario e perciò efficace (perché non vi era ombra d’invidia nel suo modo di fare): lui, Adolfo, aveva una voce in strano contrasto con la sua possa scultorea: talvolta gli si rompeva in gola strappando cordiali risate a Giuseppone, che non si dava pace di venir superato per sola virtù di tecnica. Era comunque un bellissimo duello, tale da chiamare in causa Freud e persino Pende, famoso endocrinologo pugliese.

Contro ogni apparenza, Consolini era fragile come una fanciulla e la preponderanza pallica di Tosi lo sconvolgeva fino a fargli spropositare i ritmi e le mosse. Così accadeva che, dopo aver raggiunto distanze mondiali in allenamento, Consolini perdesse malamente in gara con Tosi, che lo annichiliva dall’alto del suo smargiasso agonismo. (Gianni Brera).


FILMOGRAFIA

 

 

IL RITORNO DI DON CAMILLO è un film del 1953, diretto dal regista Julien Duvivier. Delle cinque pellicole che compongono la serie su Don Camillo e Peppone con Fernandel e Gino Cervi, è indubbiamente quella che mostra più elementi irreali, fantastici, non limitandosi al solo crocifisso parlante. Al ritorno al paese Don Camillo dovrà porre fine ad una rissa alla casa del popolo scoppiata al termine di un incontro di Boxe e, proprio colui che metterà a terra prima il pugile ingaggiato dal sindaco Peppone, in un primo momento e, in seguito Peppone stesso è proprio Giuseppe Tosi, prestatosi a quella parte regalando al film un piacevole momento sport-commedy.

LE PARTECIPAZIONI CINEMATOGRAFICHE:

  • Totò al giro d’Italiaregia di Mario Mattoli (1948)

Giuseppe Tosi, assieme ad altri famosi sportivi della sua epoca, in questo film, interpretò se stesso.

  • Quo vadis?regia di Mervyn LeRoy (1951)

Partecipò al grande Kolossal, impersonando un lottatore in epoca imperiale romana.

  • Il ritorno di don Camilloregia di Julien Duvivier (1953)

In questo film lo vediamo sul ring nella sfida di box, prima mettere al tappeto Peppone poi cadere vittima dei diretti di don Camillo.

  • Ben-Hurregia di William Wyler (1959)

La spettacolare corsa delle bighe è considerata la parte più emozionante del film. Qui lo vediamo condurre la biga da corsa alle spalle del protagonista Charlton Heston.

  • La viacciaregia di Mauro Bolognini (1961)

Interpreta l’amico di Casamonti, padre del protagonista.

  • Che fine ha fatto Totò Baby?regia di Ottavio Alessi (1964)

Qui è un pensionato, riconoscibile dalla stazza, vittima di Totò Baby.

 

Annunci