COLTIVIAMO LA VITE

La coltivazione della vite è un’attività ricca di soddisfazioni, in cui ogni anno si possono verificare i risultati e apportare miglioramenti

Chi ha la fortuna di possedere un fazzoletto di terra ha una possibilità di dedicarsi alla coltivazione della vite: fabbricare il vino a partire dalla propria uva, traendone in questo modo doppia soddisfazione. In questa guida molto approfondita sulla coltivazione della vite si trovano nozioni che, se correttamente applicate, consentono di ottenere uve sane da vinificare senza aggiunta di sostanze correttive. Il prodotto della nostra attività va consumato con sapienza e moderazione. Ma per chi decide di amarlo, ancora più appassionante che immetterlo nel gargarozzo (o forse, anche se meno espressivo “gustarlo al palato”), è imparare a seguirne la trasformazione e l’evoluzione, che avviene giorno dopo giorno a partire dal mosto e poi, ancora, in botte e in bottiglia. Andiamo quindi alla scoperta del meraviglioso mondo della coltivazione della vite.

Vitigni e coltivazioni

La scelta del vitigno e la forma di coltivazione della vite più adatta determinano la qualità del raccolto. Sono tre le forze in gioco che determinano le caratteristiche e il sapore di un grappolo d’uva (le cure colturali, anche se può apparire strano, sono importanti solo in seconda battuta).

  • il terreno
  • il clima
  • la varietà

Chi pratica la coltivazione della vite a livello casalingo ben difficilmente può decidere circa terreno e clima, per questo non gli resta che scegliere la varietà più adatta all’appezzamento che ha a disposizione. Si può affrontare il problema in modo rigorosamente scientifico, ma è piuttosto impegnativo: occorre un’analisi del terreno e i dati climatici relativi a parecchie stagioni addietro, più la consulenza di un valido agronomoPer noi hobbisti dà risultati sufficientemente sicuri il metodo di coltivazione della viteempirico; chiediamo agli agricoltori nostri vicini: ognuno di loro saprà raccontarci la sua esperienza e, tolta la dovuta tara, riusciremo a fare la scelta più giusta per noi; in ogni zona geografica di coltivazione della vite esistono varietà di uve bianche e rosse con qualità e produttività storicamente riconosciute.

Le condizioni ottimali per la coltivazione della vite

La vite è pianta robusta e molto adattabile, ma per ottenere grappoli di qualità sono obbligatori alcuni accorgimenti:

  • la posizione soleggiata, che aumenta il grado zuccherino dei grappoli;
  • il clima asciutto, che limita gli interventi con preparati rameici;
  • il terreno drenato. La vite, infatti, soffre i ristagni d’acqua che possono portare a fenomeni di asfissia radicale.
  • E’ bene evitare, anche al primo anno di impianto, l’eccessiva irrigazione: è utile infatti che le radici si sviluppino in profondità alla ricerca dell’acqua. Proprio per questo motivo i manuali di epoca romana (Columella), prescrivono di tagliare le radici superficiali prodotte durante il primo anno dopo il trapianto della barbatella.

Piantare la vigna

La piantagione delle barbatelle si effettua in ottobre-novembre o in marzo; è conveniente prenotare le piante in anticipo presso un vivaista di fiducia, per non avere spiacevoli sorprese e dover rimandare di un anno l’impianto. La preparazione del terreno da adibire a vigneto consiste in una lavorazione profonda 50 cm su tutta la superficie, unita ad una concimazione organica, per esempio utilizzando letame. In alternativa è possibile scavare dei solchi d’impianto larghi 40 cm e profondi 60, in cui interrare il fertilizzante; questo metodo ha il vantaggio di muovere meno materiale e lasciare gli interfilari inerbiti. Si ricopre il solco con la terra rimossa e successivamente si interrano le barbatelle forando il terreno soffice con un palanchino.

  1. la giovane vite al primo anno di impianto deve essere irrigata e fertilizzata con concime ricco di azoto, per poter sviluppare le radici e la chioma; l’eventuale consociazione con ortaggi è vantaggiosa, perché obbliga a tenere il solco pulito dalle erbacce e non crea antagonismo: le radici della vite lavorano a profondità superiori a quelle degli ortaggi.
  2. al quarto anno dall’impianto possiamo raccogliere grappoli perfetti. La qualità ed il sapore tendono a migliorare con il tempo: al decimo anno di produzione la vite dà il miglior rapporto tra qualità e quantità.

Curare la vite

Le operazioni indispensabili per ottenere un raccolto sano ed abbondante si snodano attraverso tutte le stagioni. Le cure alla vigna seguono un ciclo fisso che inizia in febbraio e termina all’inizio dell’autunno, momento della vendemmiaLe piante devono essere nutrite, potate, legate, irrigate, mantenute in buona salute. In quest’ultimo caso è meglio prevenire piuttosto che curare, perciò la tempistica degli interventi, in relazione agli eventi atmosferici, diventa particolarmente importante. Il nutrimento della pianta si ottiene concimando il terreno e dipende dall’età del vitignooccorre perciò distinguere tra piante giovani e non produttive e piante adulte, in piena produzione. Le prime hanno bisogno di maggiori quantità di azoto, che serve per far sviluppare la pianta. Per produrre i frutti e favorire la maturazione sono invece più necessari il fosforo, il potassio e i microelementi, come il magnesio. Il sistema più semplice per distribuire i concimi è l’interramento, che avviene con la zappaturada effettuarsi principalmente in primavera. La potatura della vite si effettua a partire da marzo e si distingue in potatura di allevamento, per formare la giovane pianta, e potatura di produzione, per mantenere la forma e l’equilibrio della pianta adulta. La legatura dei tralci si effettua in più riprese, seguendone la crescita; ha lo scopo di sostenere i tralci che possono spezzarsi sotto il peso dei grappoli o per l’azione del vento. L’irrigazione della vigna è un intervento di soccorso e si effettua solo se il clima è particolarmente arido o se la pianta è in giovane età; l’eccesso di acqua pregiudica la qualità dei grappoli.

La potatura di vite adulta

La potatura di una pianta di vite adulta ha lo scopo di lasciare la giusta carica di gemme fruttifere per avere un buon rapporto tra produzione e qualità dei frutti. Nella potatura a Guyot doppio, o “alla latina”, si ragiona secondo tre fasi di taglio.

  1. il taglio del presente consiste nell’accorciare il tralcio di un anno secondo il numero di gemme stabilite, determinando così la produzione dell’anno.
  2. il taglio del passato elimina tutti i tralci che hanno fruttificato nell’anno precedente.
  3. il taglio del futuro lascia lo sperone che produrrà i tralci fruttiferi l’anno dopo.

 

 

 

 

 

 

Potatura di vite giovane

  1. la pianta di un anno, appena trapiantata, va portata a due gemme, mediante un taglio di ritorno.
  2. l’anno successivo, per rinforzare la pianta e non consentirle uno sviluppo troppo rapido che la indebolirebbe, si riporta la pianta a due gemme sul fusto principale, eliminando tutti i tralci secondari.
  3. al terzo anno si taglia il tralcio migliore a 70 cm dal suolo: costituirà il tronco permanente della pianta, da cui partiranno i tralci fruttiferi, da rinnovare di anno in anno. Da questo impianto iniziale è possibile sviluppare le più diverse forme di allevamento; per ottenere la pergola o il tendone, al terzo anno, si lascia un tronco più lungo. Quando la pianta è adulta e produttiva la principale attenzione del potatore sta nel lasciare la giusta carica di gemme, che varia a seconda della varietà.

  1. Nell’allevamento a Guyot si effettua il taglio sul tralcio di un anno indicativamente sopra il 5° nodo.
  2. nell’allevamento a cordone speronato si lascia invece sul tralcio di due anni una serie di speroni con una, due gemme. L’utensile più indicato per queste operazioni è la forbice a lame contrapposte, entrambe provviste di tagliente: il taglio risulta netto e senza slabbrature, più difficile da attaccare da parte dei parassiti.

Tecniche di coltivazione

  1. la zappatura sul filare, da effettuarsi nei mesi di febbraio o marzo, ha lo scopo di eliminare le erbe infestanti e di preparare il suolo per l’interramento del concime, organico o chimico; deve essere una lavorazione superficiale, per non rischiare di danneggiare le radici.
  2. dalle gemme sul tralcio di un anno si formano i grappoli e i viticci; a questo stadio di crescita non sono ancora necessari trattamenti antiparassitari.
  3. l’allegagione è la prima fase della fruttificazione ed è un momento delicato: la fecondazione dei fiori è influenzata dalle condizioni climatiche, dal numero di fiori sul grappolo, dal numero di grappoli sulla pianta.
  4. nel periodo primaverile non è utile eliminare le femminelle ancora poco sviluppate, specie se sono in prossimità del grappolo; contribuiscono infatti al suo nutrimento.
  5. per legare i tralci ai tutori in filo di ferro esistono metodi più o meno perfezionati; quello illustrato, che utilizza robusti nastri autostringenti, è indicato per i cordoni permanenti.
  6. per i tralci che saranno eliminati l’anno successivo sono più indicati i legacci da applicare con apposite legatrici manuali. Meno pratici su estese coltivazioni, ma più economici, sono i legacci usati anche per i pomodori. La potatura verde, o estiva, è un’operazione complessa, perché c’è il rischio di modificare in peggio l’equilibrio della pianta.
  7. siamo sicuri di non sbagliare se effettuiamo la sfemminellatura poco prima della maturazione, allo scopo di arieggiare il grappolo.
  8. per lo stesso motivo si può cimare il tralcio fruttifero, almeno cinque gemme oltre il grappolo.

Malattie della vite e trattamenti

La vite domestica vanta, purtroppo, un numero elevato di nemici tanto che, in assenza di cure preventive, le malattie della vite insorgono non con alta probabilità, ma con assoluta certezza. Per fortuna esistono prodotti con tossicità bassa o addirittura nulla, in grado di svolgere attività preventiva, se distribuiti con metodo. Sono tutti prodotti bagnabili, che possono essere mescolati tra loro e quindi irrorati sulle piante contemporaneamente, all’interno di un calendario dei trattamenti. Questa possibilità riduce il carico di lavoro da parte di chi effettua la coltivazione della vite; in media, un passaggio con l’irroratrice ogni venti giorni, in condizioni climatiche normali, assicura lo stato in salute del nostro vigneto. L’attrezzo indispensabile per effettuare i trattamenti è l’irroratrice a spalla: si tratta di un recipiente in rame o plastica della capacità di circa 15 litri. E’ una pompa che, azionata da una leva, mette in pressione il liquido, che esce nebulizzato da un ugello; con una carica siamo in grado di irrorare circa 200 metri quadrati di vigneto allevato a spalliera. Interventi tempestivi nei confronti dei numerosi parassiti garantiscono una sana ed abbondante fruttificazione.

La vite domestica vanta, purtroppo, un numero elevato di nemici tanto che, in assenza di cure preventive, le malattie della pianta insorgono non con alta probabilità, ma con assoluta certezza. Per fortuna esistono prodotti con tossicità bassa o addirittura nulla, in grado di svolgere attività preventiva, se distribuiti con metodo. Sono tutti prodotti bagnabili, che possono essere mescolati tra loro e quindi irrorati sulle piante contemporaneamente, all’interno di un calendario dei trattamenti. Questa possibilità riduce il carico di lavoro di chi coltiva; in media, un passaggio con l’irroratrice ogni venti giorni, in condizioni climatiche normali, assicura lo stato in salute del nostro vigneto. L’attrezzo indispensabile per effettuare i trattamenti è l’irroratrice a spalla: si tratta di un recipiente in rame o plastica della capacità di circa 15 litri. E’ una pompa che, azionata da una leva, mette in pressione il liquido, che esce nebulizzato da un ugello; con una carica siamo in grado di irrorare circa 200 metri quadrati di vigneto allevato a spalliera.

Peronospera

La peronospera è un fungo che attacca le giovani foglie quando si verificano tre condizioni: temperatura superiore a 10°C, precipitazioni superiori a 10 mm, lunghezza dei giovani tralci superiore a 10 cm: è detta la regola dei tre dieci. Quando la malattia si manifesta, con muffa biancastra sulla pagina inferiore della foglia, è troppo tardi per intervenire. Dopo questi segnali alcune zone delle foglie seccano, così come gli acini, se i grappoli sono già formati. I trattamenti vanno effettuati non oltre tre giorni dopo le precipitazioni, o condizioni di alta umidità, appena la temperatura supera i 10°C.

La poltiglia bordolese è il rimedio più antico contro la peronospora: per ottenerla si fa disciogliere 1 hg di solfato di rame in 10 litri di acqua, quindi si aggiunge 1 hg di calce spenta in polvere. Il prodotto va tenuto agitato e irrorato subito, altrimenti la calce, in sospensione, decanta sul fondo del recipiente. La sua preparazione è lunga, perché i cristalli di solfato di rame non devono essere totalmente immersi in acqua, ma solo lambiti da questa; per questo oggi si preferiscono prodotti già pronti, in polvere bagnabile o allo stato colloidale, a base di ossicloruro di rame; possono essere mescolati allo zolfo e costituire così un rimedio anche contro l’oidio. Un altro prodotto utile è lo Zineb, venduto con vari nomi: è acuprico, cioè privo di rame, e svolge anche un’azione stimolante sulla pianta; ha una minore durata di azione, quindi richiede trattamenti più frequenti. E’ consigliabile solo nel periodo primaverile, dopo è meglio passare ai prodotti rameici.

Oidio

Non è causato da piogge, ma è sufficiente l’umidità dell’aria, in presenza di alte temperature. Si manifesta con una polverina biancastra sulle foglie, per questo si chiama anche “mal bianco”. Le parti più attaccate sono comunque gli acini, che presentano spaccature, quindi diventano attaccabili anche dagli altri parassiti da ferita.

Per prevenire lo oidio della vite si può distribuire mediante “solforazione”, allo stato di polvere, mediante l’apposita macchina. Oppure si usa di tipo bagnabile, con pompa a spalla di diverso tipo, unito ai prodotti rameici della lotta contro la peronospora. Si possono iniziare i trattamenti appena i germogli sono lunghi 3-4- centimetri e proseguirli all’interno del programma preventivo. E’ bene evitare di irrorare lo zolfo nelle ore più calde della giornata, perché può provocare ustioni alle foglie.

Tignola

La tignola è data da due farfalline, che depongono le uova sul grappolo appena formato. Le larve appena nate alla prima generazione distruggono i fiori e le bacche già allegate; le successive generazioni (sono fino a tre) attaccano gli acini nello stato in cui sono. Gli attacchi di settembre, sugli acini ormai maturi, generano la botrite.
La lotta si fa soprattutto sulle larve di prima generazione, con prodotti a base di arsenicato di piombo. In presenza di grappoli occorre usare prodotti non velenosi per i mammiferi, perciò si passa al Carbaryl, che però può sviluppare gli acari. Si preferiscono quindi prodotti come il Parathion, il Malathion, il Dimetoato.

Botrite

La botrite è una malattia fungina, che si manifesta sui grappoli giunti quasi a maturazione: si presenta come una muffa grigia che avvolge il grappolo anche completamente. La muffa è favorita dal clima caldo umido e dalla cattiva circolazione d’aria attorno ai grappoli. Per questo è conveniente limitare le concimazioni azotate, che favoriscono lo sviluppo fogliare, e diradare le foglie vicino al grappolo durante le ultime fasi della maturazione. Il prodotto specifico è il Ronilan, ma è utile anche l’ossicloruro di rame. Attenzione: i prodotti anti botrite tendono a impedire la fermentazione del mosto.

Flavescenza

La flavescanza porta al disseccamento delle foglie e alla morte della parte aerea della pianta; questa potrà riprendersi l’anno successivo, con un nuovo tronco e nuovi tralci. La malattia è portata da almeno tre tipi di insetti (cicaline), che depongono le uova all’interno dei rametti, incidendoli in profondità, oppure sulla pagina inferiore delle foglie, a seconda della specie. L’insetto adulto, con il proprio apparato pungente, si nutre della linfa delle piante attaccate; la successiva caduta delle foglie porta ad una riduzione del grado zuccherino dei frutti. La lotta si fa agli insetti adulti con insetticidi: Endosulfan, Parathion e il solito Dimetoato. Se si colloca alla base del tronco una fascia circolare di vischio, si impedisce la salita delle femmine che vanno a deporre le uova.

Filossera

La fillossera è un afide parassita della vite del nord America, giunta in Europa alla fine del XIX secolo. Sulle viti europee la fillossera provoca danni limitati al solo apparato radicale e non sulla chioma (anche se ultimamente sono stati riscontrati numerosi casi di danni fogliari anche su viti europee);

sulle viti americane provoca danni limitati all’apparato aereo e non sulle radici. Sulle foglie le punture della fillossera provocano la formazione, sulla pagina inferiore, di “galle” all’interno di ognuna delle quali sono alloggiate in media 500 uova. Anche i piccioli fogliari, i viticci ed i tralci erbacei vengono interessati dall’attacco dell’afide. Sulle radici si formano tuberosità e nodosità in seguito alle punture effettuate dall’insetto.La vite americana presenta ottima resistenza alla filossera nell’apparato radicale; la vite europea, d’altro canto, resiste alla filossera nella parte aerea. L’innesto delle due è la soluzione del problema.

Le Barbatelle

Le barbatelle sono innestate su portainnesti resistenti in primo luogo alla filossera, ma anche ad altre malattie; prima dell’acquisto è bene informarsi sulle loro caratteristiche.


LE POTATURE


Ricetta originale poltiglia bordolese

La poltiglia bordolese è il più antico degli anticrittogammici biologici per la cura delle piante e oggi la si trova in commercio in preparazione industriale già pronta per l’uso. Ce la si può però preparare facilmente anche da soli considerato che si tratta di una semplice miscela di solfato di rame e idrato di calce.Prima di mettersi all’opera, meglio comunque sapere alcune cose. Dei due ingredienti della poltiglia bordolese, quello attivo è il solfato di rame che, essendo un sale molto acido, necessita di essere stemperato con l’aggiunta dell’idrato di calcio presente nella calce. Quest’ultimo serve anche per dare persistenza all’effetto. L’azione della poltiglia bordolese dipende dalla percentuale in cui sono presenti solfato di rame e idrato di calcio: se prevale il primo, il composto sarà più aggressivo ma anche di minor durata; una maggiore presenza di calcio renderà invece l’azione più blanda ma più duratura nel tempo.

Altra cosa utile da sapere della poltiglia bordolese è che va usata subito dopo la preparazione perché con il passare del tempo la sua efficacia si riduce. Attenti però a non eccedre con le dosi perché in determinati casi l’eccesso può produrre danni alle varietà più sensibili.

Con la poltiglia bordolese si prevengono e si curano molte malattie fungine e crittogamiche come l’alternariosi (carota, cavolo, patata, pomodoro, poro…), l’antracnosi, la peronospora, la septoriosi e la ticchiolatura (del pero e del melo soprattutto). Ecco infine il metodo tradizionale di preparazione della poltiglia bordolese. Versate 90 litri d’acqua in un recipiente non metallico e, mescolando, aggiungete 1 kg di solfato di rame. Capirete che i sali di rame si sono disciolti quando vedrete l’acqua colorarsi di un colore azzurro omogeneo.