BORGO TICINO (burgusticinii)

Borgo Ticino, terra di confine

Coll’andar del tempo, prosciugato il nostro mare, come si prosciugò quello di Saara, rimasero come residuo il Ticino, l’Agogna, il Terdoppio, la Sesia a dominare la pianura alluvionale da essa formata. E ad escavarla trasportando verso mezzodì tutto il terreno mobile,sinchè la velocità loro rimase paralizzata dal livellamento del suolo. È in questo modo che la Sesia escavando il terreno depositato dal mare lasciò formare le colline di Ghemme, di Sizzano, di Briona e Proh; è in questo modo che il Ticino mentre pria scorreva sul piano alluvionale di Borgo Ticino, col lungo escavare e trasportare materiali formò quella lunga costo che l’accompagna fino alla pianura lombarda.”

Storico Rusconi, 1845

Ci siamo divertiti a raffrontare una foto ripresa intorno alla metà degli anni ’20 con una scattata da noi nel 2016. Abbiamo attentamente calcolato l’angolo di ripresa in modo da far, più o meno corrispondere la relativa vecchia foto e poi, sovrapposto le due immagini che risultano pressochè sovrapponibili. Ne risulta una specie di fantasma architettonico del passato. Il triste modernismo degli anni 60-70 fa a pugni con la rustica architettura piemontese tipica del Regio periodo. Un’architettura ormai scomparsa ma ben delineata nelle forme che la sovrapposizione delle due immagini, sottolinea. Non sta a noi sentenziare se era meglio quel tipo di architettura o quella del boom economico, di certo la vecchia urbanistica di inizio secolo è strabordante di personalità, una personalità quasi totalmente scomparsa nell’immagine successiva.

Caratteristiche del nostro tempo.

Centro collinare, di origine medievale, che accanto alle tradizionali attività agricole ha sviluppato i settori secondario e terziario. I borgoticinesi, che presentano un indice di vecchiaia nella media, vivono per la maggior parte nel capoluogo comunale; il resto della popolazione si distribuisce nelle località Campagnola e Gagnago, nei nuclei urbani minori di Cascina del Cesare e Borghetto, nonché in alcune case sparse. Il territorio presenta un profilo geometrico ondulato, con differenze di altitudine non molto accentuate, che partono da un minimo di 210 e arrivano a un massimo di 384 metri sul livello del mare. L’abitato, interessato da una fase di espansione edilizia, rispecchia le caratteristiche del territorio, mostrando un andamento plano-altimetrico tipico delle zone collinari. La parte più antica si è sviluppata attorno al vecchio tracciato della statale; la parte più recente si è sviluppata lungo la via di circonvallazione, a est, e nella piana, a sud-est. Sullo sfondo azzurro dello stemma comunale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, campeggia una quercia “al naturale”, fondata su un verde terrazzo e accompagnata da nove stelle d’argento a sei raggi.

 

A poche migliaia di metri in linea d’aria dalle ultime acque del Lago Maggiore e dalle prime del fiume Ticino, a dominare da ovest tutta la piana che circonda quella fascia del lago, si staglia una verde collina, ancor verde di boschi e pochi campi, sorge un piccolo paese: Borgo Ticino.

Da alcuni ritrovamenti archeologici indicano a Borgo Ticino la presenza di insediamenti risalenti al IX VII secolo a.C. nelle zone di Gagnago e della Madonna delle Grazie (Civiltà di Golasecca). Sempre nella frazione di Gagnago era posto un “castrum romano”, attestato anche dalla toponomastica (via Campo Militare, via Cascina dei Cesari).

Borgo Ticino nasce intorno all’anno 1190 per volere del comune di Novara che edificò un borgo franco sovrastante il castello ed il villaggio fortificato di Lupiate -importantissimo insediamento militare oggi scomparso situato nei pressi della Madonna delle Grazie di Borgo Ticino- per contrastare il potere dei conti di Biandrate e dei Da Castello, nobili che in quelle terre avevano il cuore dei loro possedimenti. Dapprima il nome del nuovo borgo fu Borgo Franco, nella prima metà del Duecento il nome mutò in Borgo di Lupiate, mentre nella seconda metà dello stesso secolo assunse il nome che conserva ancora oggi, Borgo Ticino. Entrato a far parte del dominio del ducato di Milano, venne dato in feudo nel 1413 ai Visconti e nel 1447 ai Borromeo, che lo tennero fino al XVIII secolo. Nel 1718, un censimento svoltosi sotto la breve sovranità austriaca calcolava la popolazione in 1159 abitanti. Nel 1814 la popolazione del borgo ammontava a 1535 abitanti. In questo anno, in coincidenza con il passaggio dei poteri dopo la caduta di Napoleone, si verificò un assalto al Municipio e le carte dell’archivio vennero disperse e bruciate. Poi la storia del borgo si confuse con quella più generale del territorio e del Paese.

Nel corso del 1900 Borgo Ticino, come altri comuni della zona, conobbe un periodo di crisi, dovuto alla perdita di peso dell’agricoltura collinare, manifestatosi anche attraverso una forte emigrazione verso l’estero; la popolazione perciò diminuì dai 2701 abitanti nel 1901 ai 1717 del 1936. Dopo il 1945 si ebbe una forte ripresa demografica in seguito all’immigrazione dal Veneto e dal Sud; nel giro di soli 20 anni la popolazione superò abbondantemente quella del 1901.



Il toponimo si compone del determinato “borgo”, che deriva dal latino tardo BURGUS, inteso come ‘luogo fortificato’ o ‘torre di guardia’, e del determinante “Ticino”, che allude al secondo fiume d’Italia per portata media. Il borgo è citato in un documento dell’anno 841, nel quale Maginardo si definisce visconte di Pombia; nel XIV secolo i Visconti di Milano presero possesso del territorio, che seguì pertanto le vicende dell’intero novarese. Nel 1413, Filippo Maria riunì il borgo con altri paesi limitrofi e lo concesse in feudo ad un ramo minore della sua famiglia. Nel 1447 il feudo passò a Vitaliano Borromeo, sotto cui rimase fino al XVIII secolo. Interessanti sotto il profilo storico-architettonico sono: la parrocchiale di Santa Maria Assunta, del XII secolo, a tre navate con cappelle laterali, successivamente ampliata; la chiesa di Santa Maria delle Grazie, anch’essa risalente al XII secolo, in stile barocco; l’oratorio di San Michele, del XIV secolo, antico monastero di umiliati; l’oratorio di San Giacomo, del XII secolo; infine, la chiesa di San Zeno, di cui rimangono solo pochi ruderi.

Posizione e localizzazione geografica.

È situata nella parte centro-orientale del territorio provinciale, nell’anfiteatro morenico del Verbano, a confine i comuni di Castelletto sopra Ticino, Varallo Pombia, Divignano, Agrate Conturbia, Veruno e Comignago. È facilmente raggiungibile mediante la strada statale n. 32 Ticinese, che ne attraversa il territorio; il casello di Castelletto Ticinese, che immette sull’autostrada A8/26 Gallarate-Gattico, dista, invece, soli 5 km dall’abitato. Agevole si presenta pure il collegamento con la rete ferroviaria: la linea Oleggio-Arona ha uno scalo sul posto. L’aeroporto di Milano/Malpensa, che assicura le linee intercontinentali dirette, si trova a 22 km; quello regionale, invece, dista 126 km. Il porto è a 190 km. Inserita in circuiti turistici e commerciali, gravita su Novara e Arona per i servizi e le esigenze di ordine burocratico-amministrativo che non possono essere soddisfatte sul posto.

APPROFONDIMENTO:

(tratto da Calendario del Comune di Borgo Ticino: anno 2005 e altra documentazione borgoticinese).

Numerosi ritrovamenti archeologici, risalenti alla Civiltà di Golasecca (VA) (al di là del Ticino) e databili tra il IX e il VII secolo a.C., sono stati rinvenuti prevalentemente nella zona pianeggiante tra Borgo Ticino e Castelletto, non lontano dalla Madonna delle Grazie e nella frazione Gagnago. Tali reperti hanno dimostrato che già nelle preistoria il nostro territorio era abitato. In epoca romana, un Castrum romano sorgeva nell’attuale frazione di Gagnago: l’esistenza del castrum (accampamento romano), dipendeva dal municipium di Plumbea (Pombia), ed è confermata dagli scavi ed attestato anche dalla toponomastica (via Campo Militare, Cascina dei Cesari, via Cascina Cesarina).
Borgo Nuovo di Ticino nasce intorno al 1190 come borgo franco, cioè libero da obblighi nei confronti del feudatario, probabilmente per il trasferimento della popolazione di Lupiate (altro probabile nome di Borgo Ticino), centro situato tra la Cicognola di Castelletto Ticino e la cascina Beati di Castelletto Ticino. Tra il Duecento e il Trecento il nuovo borgo (che ben presto viene chiamato semplicemente Borgo Ticino) diventa autonomo, pur rimanendo subordinato al comune di Novara, ed acquista una certa importanza: si sviluppa un mercato frequentato dagli artigiani novaresi appartenenti alle Corporazioni (Paratici) dei calzolai e dei ferrai. Lo sviluppo dall’artigianato è confermato anche dalla presenza di un monastero femminile delle Umiliate. E’ a questo periodo che risalgono le due croci in pietra che fino a pochi anni fa si trovavano ancora all’inizio e alla fine del paese: testimonianze della fede dei borgoticinesi, ma anche, presumibilmente, in uno scampato pericolo in occasione di una pestilenza o di una guerra. Una di queste croci si trova all’ingresso del Palazzo Municipale.
Le “Consegne dei beni ecclesiastici” del 1347 indicano la presenza a Borgo Ticino, parte del vicariato di Oleggio, di ben quattro chiese: S.Maria (la parrocchiale), S. Maria di Luciate (sul luogo dell’attuale Madonna delle Grazie), S. Michele (oggi scomparsa, anche se il toponimo persiste), S. Zeno o Zenone (di cui restano poche pietre).

Nel 1312, nel corso delle lotte tra le famiglie novaresi dei Tornelli da una parte e i Brusati e i Cavallazzi dall’altra, viene distrutto il castello di Cagnago (chiamato, forse, così perché era la dimora della caccia: da cani). Esso fu successivamente ricostruito dai Visconti, dei quali rappresentò un punto di forza, grazie alla sua posizione dominante verso il Ticino e il lago Maggiore. Oggi rimangono solo poche tracce sui muri di alcune abitazioni.



Nel 1413 il territorio di Borgo Ticino viene dato in feudo a Lancellotto ed Ermes Visconti e nel 1447 passa ai Borromei, che lo terranno fino al XVIII secolo. Nel 1450, un censimento indetto dal Duca di Milano Francesco Sforza attesta la presenza di 125 focolari (=abitazioni), con una discreta produzione di carni e vino. E’ di questo periodo l’Oratorio di Maria Vergine Addolorata, un ampio edificio che poteva contenere più di trecento persone, e che forse proprio per questo fu successivamente trasformato in rifugio per gli appestati: di qui il nome Lazzaretto, che ancora oggi ne rimangono i ruderi nella frazione di Lazzaretto.
Sempre nel XV secolo è una delle più belle immagini sacre presenti in paese: La vergine in trono con il bambino (Madonna del Latte) situata in via Castellazzo.
Intorno alla metà del Cinquecento svolge la sua attività una delle figure più illustri della storia borgoticinese, il sacerdote Antonio Cerruti, nato nel 1506 circa, che pubblicò diverse raccolte di poesie in latino, di varia intonazione: satiriche, amorose, politiche, scherzose.

Risale all’inizio del Seicento la ricostruzione del Santuario della Madonna delle Grazie, che il vescovo Bascapè aveva giudicato bisognoso di ampi restauri. Nel corso del Seicento è stato costruito l’Oratorio di Sant’Anna alla Campagnola, così come quello della B.V. Annunziata a Cagnago; entrambi gli edifici peraltro sono stati ampiamente rimaneggiati nei secoli successivi. E’ datata 1681 la bellissima immagine votiva situata in via Santa Caterina che raffigura una Vergine con il bambino.
Nel 1718 un censimento svoltosi sotto la breve sovranità austriaca calcola la popolazione in 1159 abitanti. Nel corso del secolo la popolazione crebbe fino ad arrivare nel 1814 a 1535 abitanti. E’ in quel periodo che la Chiesa parrocchiale viene abbellita e arricchita. In coincidenza con il passaggio dei poteri dopo la caduta di Napoleone, anche a Borgo Ticino si verificano sommosse: il municipio viene assaltato e le carte dell’archivio comunale sono disperse e bruciate. Nel corso dell’Ottocento il paese tocca il suo momento di maggior splendore: la popolazione cresce fino ad arrivare ai 2701 abitanti del 1901; si sviluppano manifatture tessili (filatoi, tinteggiature di cotone e di fustagni); i commerci ricevono un notevole incremento dalla costruzione della ferrovia Novara-Arona, inaugurata il 14 giugno del 1855; Borgo Ticino diventa capoluogo di mandamento, sede di pretura, del tribunale di giudicatura e dell’ufficio delle Regie Gabelle.
Durante la seconda guerra mondiale, a Borgo Ticino ci fu un eccidio: il 13 agosto 1944 per rappresaglia le truppe nazifasciste uccisero selvaggiamente 12 giovani innocenti, poi saccheggiarono e incendiarono numerose case. Ai dodici martiri è dedicata la piazza principale del paese: una lapide a loro dedicata si trova sul muro di un vecchio edificio della piazza stessa, un altro monumento ai caduti che prima si trovava in piazza martiri, ora si trova, invece, davanti alle scuole elementari.

Alcuni ritrovamenti archeologici indicano anche a Borgo Ticino la presenza di insediamenti risalenti al IX e VII secolo a.C. Nelle zone di Gagnaco e della Madonna delle Grazie (Civiltà di Golasecca). Sempre nella frazione di Gagnago era posto un “castrum romano”, attestato anche dalla toponomastica (via Campo Militare e Cascina dei Cesari).

Dolor mio nel sentir a tarda notte seguente al giorno di qualche festa il canto notturno de’ villani passeggeri. Infinità del passato che mi veniva in mente, ripensando ai Romani così caduti dopo tanto romore e ai tanti avvenimenti ora passati ch’io paragonava dolorosamente con quella profonda quiete e silenzio della notte, a farmi avvedere del quale giovava il risalto di quella voce o canto villanesco.

Zibaldone, 50-51

Il CASTRUM (più comunemente castra) ossia l’accampamento dell’esercito romano che, dopo ogni giornata di marcia, veniva allestito e fortificato. Così si chiamavano anche gli accampamenti permanenti utilizzati come quartieri invernali (hiberna) o come sistemazione durevole in occasione di assedi e – nell’epoca imperiale – come residenza di truppe a guardia di frontiere. I veri e propri castra erano destinati, fin dall’inizio, ad un esercito consolare di due legioni. Naturalmente vi furono anche, in ogni tempo, accampamenti per formazioni minori o distaccamenti: i castella.

Siccome questi ultimi erano organizzati secondo i medesimi principi, è naturale che essi debbano essere trattati insieme ai castra.

Borgo Nuovo di Ticino nacque intorno al 1190 come borgo franco, libero da obblighi nei confronti del feudatario, probabilmente per il trasferimento della popolazione di Lupiate, centro situato tra la Cicognola e la cascina Beati di Castelletto, non lontano dall’attuale santuario della Madonna delle Grazie. Il Borgo era difeso da un fossato e da fortificazioni in legno: vicino alla chiesa di Santa Maria sorgeva un castello da lungo tempo scomparso (è rimasto il toponimo “Castellazzo”). Pur subordinato al Comune di Novara, il borgo si reggeva in modo autonomo; il mercato assunse una certa importanza grazie alla collocazione sulla “Strada Olegii” che da Novara portava al lago Maggiore: è attestata la partecipazione al mercato (intorno al 1250) dei Paratici dei calzolai e dei ferrieri di Novara.

Lo sviluppo delle attività artigianali è confermata anche dalla presenza, in località San Michele, di un convento delle Umiliate. Nelle “Consignationes” del 1347 compaiono quattro chiese di Borgo Ticino: Santa Maria (parrocchiale), Santa Maria di Lupiate (l’attuale Madonna delle Grazie), San Michele (ormai scomparsa), San Zeno o Zenone (di cui restano poche pietre).E’ da poco posteriore l’oratorio di Maria Vergine Addolorata, detta del “Lazzaretto”, perchè trasformata qualche volta a rifugio per gli appestati: si trattava di un ampio edificio che poteva ospitare fino a 300 persone; in alcuni documenti è attribuito ai santi Simone e Giuda (oggi ridotta a rudere).Entrato a far parte del dominio del ducato di Milano, venne dato in feudo nel 1413 ai Visconti e nel 1447 ai Borromeo, che lo tennero fino al XVIII secolo.Una sorta di censimento del 1450 attesta la presenza a Borgo Ticino di 125 focolai, con discreta produzione di carni e vino.Gagnago mantenne, data la sua posizione elevata, un ruolo prevalentemente militare anche in questo periodo: il suo castello fu distrutto nel 1312 nel corso delle lotte tra i Tornielli da una parte e i Brusati e Cavallazzi dall’altra, per il predominio su Novara.Il castello fu successivamente ricostruito dai Visconti, dei quali rappresentò un punto di forza. Attualmente ne restano solo alcune tracce nei mori di alcune vecchie abitazioni.Il Bascapè segnala che, all’inizio del seicento a Borgo Ticino vi erano due parrocchie, i luoghi erano ricoperti da molti boschi, che davano un notevole reddito in legna da ardere, trasportata a Milano attraverso il fiume.Lo stesso autore riferisce la presenza di testimonianze (chiese, costruzioni civili, rovine medievali) di un tempo in cui la popolazione era più fitta.Nel 1718, un censimento svoltosi sotto la breve sovranità austriaca calcolava la popolazione in 1159 abitanti.Consistenti interventi si effettuarono anche a Borgo Ticino. Nel 1833 il professor Vaccani di Milano dipinse la chiesa Parrocchiale, della quale pochi anni dopo venne sostituito l’altare maggiore. L’ottocento fu il periodo di maggior splendore del paese: la popolazione crebbe fino a raggiungere o 2701 abitanti nel 1901, si svilupparono manifatture tessili, i commerci ricevettero un notevole incremento dalla costruzione della ferrovia Arona – Novara, inaugurata il 14 giugno 1855; Borgo Ticino divenne capoluogo di mandamento, sede della Pretura, del Tribunale di Giudicatura e dell’ufficio delle Regie Gabelle. Risalgono presumibilmente a questo secolo il palazzo Comunale (costruito inizialmente come sede della Pretura, e alcuni palazzi appartenenti alle più cospicue famiglie del borgo, quasi tutti collocati lungo la direttrice di via Vittorio Emanuele II.

La crisi dell’agricoltura portò a un rallentamento delle costruzioni in paese, anche se all’inizio di questo secolo sono sorti alcuni edifici pubblici importanti come le scuole elementari e l’asilo Zanotti, già progettati precedentemente durante il periodo di maggior crescita.Risale in questo periodo la ricostruzione dell’oratorio di San Fabiano, chiesa campestre di antica origine, ma successivamente caduta in disuso e interdetta nel 1820. La cultura di questi secoli e il fervore religioso che li contraddistinse sono testimoniati da alcuni elementi architettonici e da alcuni arredi della chiesa parrocchiale di Borgo Ticino, che ancora si percepiscono nonostante i rimaneggiamenti e le integrazioni subiti dall’edificio nel corso dell’ottocento.

Risale all’inizio del seicento la ricostruzione del santuario della Madonna delle Grazie, che il Bescapè aveva giudicato bisognosi di ampi restauri. Allo stesso periodo, tra gli ultimi anni del XVI secolo e il seicento risalgono l’oratorio di Sant’Anna alla Campagnola e l’oratorio della Beata Vergine Annunziata a Gagnago; entrambi gli edifici hanno peraltro subito notevoli rimaneggiamenti in tempi più recenti.

Da non trascurare la presenza di alcune immagini sacre nel centro di Borgo Ticino di particolare valore, risalenti a tale periodo: una Vergine in trono con Bambino del XV secolo (con cornice in stucco di Maestro Ticinese del XVII), situata in via Castellazzo e una Vergine con il Bambino datata 1681 in via Santa Caterina al 14 (interno cortile). Diversi sono gli impianti più recenti, ottocenteschi, riscontrabili nell’allineamento delle case d’abitazione, rivolte prevalentemente a mezzogiorno, con cortile che le separa dalle stalle sormontate dai fienili, tipica struttura abitativa della comunità contadina. L’orientamento prevalente delle case del paese verso mezzogiorno, per evidenti necessità di insolazione, ha fatto si che lungo le strade con direzione nord-sud si incontri normalmente una disposizione “a pettine” delle corti.


 

Riserva del Bosco Solivo.

La Geologia.

Bosco Solivo

L’area è quasi totalmente interessata dai depositi morenici wurmiani che costituiscono l’anfiteatro del Verbano, dando forma ad un paesaggio per lo più dolcemente ondulato. Caratterizzano morfologicamente il territorio i versanti del “Motto Solivo”, culminante a 377 m.s.l.m. e digradante verso nord e nord/est con pendenze anche superiori al 25% ed il corso del Rio “Norè”, a monte denominato “Fosso Rese”, che scorre nella fertile piana del Muggiano (a nord/ovest dell’area interessata) a partire da una zona ricca di risorgive in Comune di Oleggio Castello per poi sfociare nel Ticino, nel punto in cui questo comincia a defluire dal Lago Maggiore.

La Vegetazione

Da punto di vista vegetazionale l’area è caratterizzata dalla presenza di numerose formazioni boschive quali: pineta di brughiera di pino silvestre, querco-carpineto dell’alta pianura, castagneto ceduo a Teucrium scorodonia, alneto di ontano nero, robinieto, rimboschimenti di pino strobo. Insieme a queste differenti tipologie, riconoscibili nelle loro forme tipiche e floristicamente impoverite, si trovano le loro forme di transizione. Queste ultime sovente costituiscono un vero e proprio bosco misto di latifoglie in cui compare anche il pino silvestre. Inoltre, dell’analisi floristico-vegetazionale si segnalano due aspetti particolarmente interessanti e peculiari di quest’area:

Lungo la strada comunale Borgo Ticino – Gattico sulle pareti di due muri a secco localmente chiamati “Muraglione” cresce una prosperosa colonia di asplenio tricomane (Asplenium trichomanes), a cui si aggiungono altre due felci: L’asplenio adianto nero (Asplenium adiantum-nigrum) e la felce delle querce (Gymnocarpium dryopteris).

Lungo le ripe del Torrente Norè la vegetazione forestale si arricchisce di tipiche essenze igrofile e mesofile che con la loro presenza testimoniano il buon grado di naturalità di quest’ambiente.

Tra le presenze più significative di altofusti si segnalano: l’ontano nero (Alnus glutinosa), il salice bianco (Salix alba), l’acero di monte (Acer pseudoplatanus) ed il frassino (Fraxinus excelsior). Tra gli arbusti vi sono il nocciolo e la fusaria (Euonymus europaeus), infine fra le erbacee compaiono la felce penna di struzzo (Matteuccia struthiopteris), l’olmaria (Filipendula ulmaria), la carice brizolina (Carex brizoides) e l’ortica mora (Lamiastrum galeobdolon).

In casa della Natura.

“Osservando la natura impariamo moltissimo. Guarda l’acqua, si abbandona con sicurezza assoluta e può occupare tutti gli spazi vuoti che incontra. Si adatta seguendo le leggi fisiche, purifica, nutre, fluisce da ogni parte, è flessibile. La trasparenza del suo atteggiamento ci deve servire da esempio per liberarci dalle incertezze, dai timori, per esprimere il meglio di noi stessi, per essere, spazzando le nebbie che sporcano la nostra visione e non ci permettono di vedere la luce del nostro spirito, né sentire il nostro vero calore. Questo atteggiamento di fermezza affronta le sfide, intraprende avventure e le vive, trasformandole in esperienze creative, positive, creando le condizioni favorevoli perché si realizzino le nostre aspirazioni.”

Anton Ponce de Leon Paivan

Il maestro al lago sacro

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