ANTONIO CERRUTI. CHI ERA L’ILLUSTRE BORGOTICINESE?


Antonio Cerruto o Cerruti è un illustre borgoticinese nato oltre 500 anni fa in un borgo, di certo molto diverso da oggi. Certamente non era facile intraprendere una carriera come quella del nostro avo in un’epoca segnata dalla povertà e dalla violenza in un luogo lontano dalle principali città. Nonostante tutto, Antonio Cerruti si laureò e fece valere la sua cultura in numerose Diocesi italiane ma anche al servizio di diverse corti e nobili dell’epoca giungendo, fino a Roma. Dall’Aretino ai Farnese, da Carlo V ai Gonzaga e gli Sforza, facendosi apprezzare per la grande cultura e saggezza.

Molte sono le sue opere, non solo di carattere religioso ma sonetti, odi o poesie, riuscendo a pubblicare i propri complessi lavori, in gran parte del territorio italiano; Novara, Venezia, Torino, Milano, Roma. La sua presenza risulta, in un momento o nell’altro, in tutto il centro nord.

Non dimentichiamo le difficoltà di collegamenti, i rischi e le problematiche che un viaggiatore poteva incontrare 500 anni fa attraversando una nazione che nazione non era ma un insieme di stati, ducati, contee tutt’altro che alleate tra loro ma in continui, belligeranti rapporti.

Il Cerruti pare districarsi molto bene in questo paesaggio e ancor meglio nei rapporti con i potenti dell’epoca. Purtroppo ebbe invece molti problemi in casa sua, proprio a Borgo Ticino risulta essere stata aggredita la famiglia, lui e la sua abitazione, subendo danni fisici e materiali forse, per mano di balordi o invidiosi di quel suo successo. Sembrerebbe che a questo suo problema pose aiuto proprio il suo “protettore” Re Carlo V che diede ospitalità alla sua famiglia a Milano e permise al Cerruti di proseguire in tutta tranquillità, il suo lavoro religioso e culturale a Roma e Viterbo. Proprio a Viterbo morì in circostanze non documentate.

La nostra ricerca non è terminata, anche perché esiste ancora del materiale riguardante il nostro poeta che, contiamo di portare alla luce. Il luogo natio è quasi certamente compreso tra l’odierna via Vittorio Emanuele in un’area non distante dalla piazzetta a lui dedicata. L’unica immagine che, non con assoluta certezza, ma parrebbe essere attribuita all’Arciprete della Cattedrale di Novara denominato Cerruto è quella da noi pubblicata, anche se le nostre ricerche continueranno nella speranza di dare la sicurezza delle sue fattezze. Quel che ci è sembrato sicuro è il forte legame che l’illustre poeta conservò, col Novarese e con le sue origini borgoticinesi.

Durante le ricerche ci ha colpito una frase scritta da un influente storico di metà ‘800 : “Molte opere dell’Eccellentissimo dottor Antonio Cerruto sono depositate presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, al fianco di illustri come Galileo Galilei.” Beh, questo non può fare altro che farci provare una sorta di orgoglio “storico”.


CERRUTI (Cerruto), Antonio. – Nato a Borgo Ticino (prov. di Novara) il 13 marzo 1506 da umile famiglia, poté essere avviato agli studi quasi certamente per aiuto di qualche generosa protezione. Era dotato di notevoli capacità intellettuali che gli permisero, giovanissimo, di laurearsi in legge. Durante la giovinezza andò incontro a molte sventure testimoniateci dalle fonti e ricordate da lui stesso nelle sue opere: la famiglia, nonostante le ristrettezze economiche in cui si dibatteva, fu perseguitata dal fisco imperiale; i ladri derubarono più volte la casa, e in una di queste occasioni gli furono sottratti i manoscritti di tutte le sue opere; alcuni nemici attentarono, col tradimento, alla vita sua, del padre e del fratello. Per questi motivi, rivolgendosi per due volte al presidente del Senato milanese invocava giustizia e la restituzione dei suoi scritti.

Presto il C. abbandonò lo studio del diritto e la professione forense, che certamente non gli aveva offerto soddisfazioni né onori, per dedicarsi totalmente alla poesia. Fu così accolto fra i membri della Accademia dei Pastori dell’Agogna fondata da un certo Bartolomeo Taeggio a Novara nel 1550. Sappiamo con certezza che fu a Roma per otto anni al servizio di Alessandro Farnese e di altri illustri prelati. Ugualmente fu protetto da Pier Francesco Pallavicino, vescovo di Aleria, e fu suo ospite durante un viaggio in Corsica. Tornato a Novara, lo troviamo arciprete della cattedrale e cavaliere. A parte l’ode del 1543 a Gian Battista Pioto, la pubblicazione dei suoi versi ha inizio a partire dal 1550 forse in seguito ad un viaggio a Venezia, dove divenne amico di Ludovico Dolce e di Pietro Aretino.

Fu infatti la poesia a suscitare verso di lui la benevolenza o l’amicizia di personaggi come Paolo Giovio, Agostino Caccia, Bernardo Cappello, il Pioto, Gaudenzio Merula, dell’Alciati e di tanti altri. Così in quel 1550 si stamparono i Carminum libri che, dedicati a Cristoforo Marenduzzo, al futuro Filippo II di Spagna, a Francesco Mendoza e a Guidubaldo d’Urbino, contengono novantotto componimenti encomiastici (a Carlo V, a Cosimo de’ Medici, a Paolo III, ecc.), politici (contro la Curia di Roma, per la vittoria dell’imperatore sulla lega protestante del 1547, per la restituzione di Parma a Ottavio Farnese), epitalamici (per le nozze di Camillo Castiglione con Caterina Mandelli, di Francesco Gonzaga con Caterina d’Austria, del Muzio con Faustina Sforza, di Guidubaldo d’Urbino con Vittoria Farnese).

Con un diploma imperiale datato 4 apr. 1552 (in cui tra l’altro egli viene definito probo di religione e di costumi, insigne nelle lettere, nel sapere e nell’arte poetica) il C. ottenne da Carlo V, dietro sua richiesta, che gli fosse concessa la cittadinanza milanese. Probabilmente dopo questa data divenne membro dell’Accademia de’ Fenici di Milano. In questo stesso anno fu pubblicato il volume di versi intitolato Lusus con dedica al Pallavicino. Si tratta di componimenti scherzosi, amorosi, satirici, talvolta anche mordaci, scritti a Venezia e che dimostrano con evidenza come i modelli classici del C. siano sostanzialmente da individuarsi in Catullo, Ovidio, Tibullo, Orazio e Virgilio.

Delle sue qualità poetiche è facile oggi parlare in termini negativi sottolineandone manchevolezze e cadute sia sul piano dello stile che su quello dell’invenzione, soprattutto se si continua a voler confrontare questo tipo di poesia con i modelli della letteratura classica. Invece è più corretto limitarsi ad una valutazione storica per individuare in questo tipo di produzione poetica non solo l’esito finale di una tradizione erudita, ma l’autentica cultura in cui profondamente credevano questi intellettuali sostanzialmente isolati dal movimento più significativo della loro epoca.

Degli ultimi anni del C. non sappiamo nulla, se non che, tornato ancora a Roma, morì vicino ai Bagni di Viterbo. Ogni illazione sull’anno della sua scomparsa sarebbe azzardata allo stato della ricerca.

Opere: ICIoanni Baptistae Ploto Ode, Borgolavezzaro 1543; Carminum libri quattuor…, Venetiis 1550; Ode tricolas tetrasphoros, Novariae 1557; Ad Petrum Franciscum Pallavicinum… Lusus, Mediolani 1552; Carmen precatorium pro DMaximiliano ex Hibernia in Germaniam proficiscente (opera offerta dal C. a Carlo V, copia inedita nella Österr. Nationalbibliothek di Vienna, Histprof. 1023 e contenente altri quattro componimenti del C., citato in Tabulae);Laude Lauretana (ms.in miscellanea della Raccolta Campori della Biblioteca Estense, edita da A. Professione).

Fonti e Bibl.: G. Merula, Terentianus dialogus…, ex Forolebetiorum 1563, p. 33; B. Burchelato, Charitas sive convivium dialogi cum septemphysic., Tarvisii 1593, p. 152; A. Possevino, Biblselecta…, Venetiis 1603, p. 521; L. A. Cotta, Museo novarese, Milano1701, pp. 68-70; G. Cinelli Calvoli, Biblioteca volante, IIVenezia 1735, p. 131; G. Tiraboschi, Storia della lettital., VII, 3, Roma 1785, p. 169; T. Vallauri, Storiadella poesia in Piemonte, Torino 1841, I, pp. 212-214, 277-278; C. Morbio, Storia della città ediocesi di Novara, Milano 1841, p. 230; Tabulaecodmanuscriptin Bibliotheca palatVindobonasservatorum, VIVindobonae 1873, p. 110; G. B. Finazzi, Notizie biogrnovaresi, Novara 1890, pp. 36-37; A. Professione, Una laude lauretana, in Miscstornovarese per RTarella, Novara 1906, pp. 215-229; A. M. Viglio, Un poeta latino novarese del secXVI(A. C.), in Bollstorper la provdi Novara, III (1909), pp. 8-23, 49-75; “Miscnovarese” di LACotta a cura di G. Pagani, in Bollstorper la provincia di Novara, VIII (1914), p. 186; E. W. Dienna. AC., in Annali dell’IstSupdi Magistero del Piemonte, II (1928), pp. 172-177.

Ne “ La storia della poesia in Piemonte” 1841, Tommaso Vallauri dell’Università di Torino descrive un’ode del Cerruto con queste parole: “Al Cerruti si attribuisce un’ode che si canta in Borgo Ticino ed è unita alla Vita Christiana stampata in Torino.”

Una nostra ricerca ha individuato parte di quest’Ode e ci siamo accorti che è un’ode molto conosciuta ed è stata parte integrante della messa in latino fino alla seconda metà dell’ottocento, e oltre.

All’epoca del Cerruto, l’Ode di cui una parte abbiamo riportato qui sotto, si cantava nella chiesa Parrocchiale di Borgo Ticino e, probabilmente lo stesso Poeta l’aveva scritta proprio per la Parrocchiale del suo paese natale e poi, divulgata nelle altre Parrocchie fino a giungere nella Cattedrale di Novara, ove era stato Arciprete.

Verbum caro factum est

De Virgine Maria:

In hoc anni circulo

Vita datur seculo

De Virgine Maria

Verbo si è fatto carne

Della Vergine Maria:

Nel cerchio dell’anno

Dato al mondo la vita

Della Vergine Maria

 

Anche Lazaro Agostino Cotta nella sua opera Museo Novarese, descrive quest’ode come del Cerruto e sottolinea “…che frequentemente si canta in patria sua…” confermando l’origine dell’ode stessa.

Ne “Le memorie istoriche della chiesa vescovile di Monteregale in Piemonte”, Gioachino Grassi riporta che lo storico Morozzo discendente diretto dei Signori di Morozzo di Monteregale scrive che “L’eccellentissimo Dottore in Leggi Antonio Cerruto fu nominato da Papa Pio V giudice delle cause civili in Bologna e in seguito, Prefetto di Cesena.”

Sono due i borgoticinesi illustri a cui sarebbe doveroso dedicare una lastra commemorativa scolpita e posata sulla facciata del comune: Giuseppe Tosi e Antonio Cerruti.

Siamo certi che un giorno ciò avverrà.

Annunci