GRAPPA DI PIEMONTE UN’ECCELLENZA SECOLARE

Il 15 gennaio 2008 è stato approvato il Regolamento (CE) n. 110/2008, relativo alla definizione, designazione, presentazione, etichettatura e protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose. Il nuovo Regolamento europeo stabilisce definizioni chiare per tutte le bevande spiritose e mira ad aiutare i produttori a commercializzare i loro prodotti, offrendo maggiore chiarezza per i consumatori. È entrato in vigore il 20 maggio 2008, definendo una volta per tutte e con chiarezza il concetto fondamentale che più sta a cuore ai distillatori italiani: la Grappa è un distillato esclusivamente italiano.

Grappa in italiano Branda in Piemontese

La classificazione della grappa è molto articolata in relazione all’età e alle lavorazioni successive alla produzione. Anche le notizie riportate in etichetta non ci aiutano molto perché molto generiche: possono evidenziare la denominazione geografica di origine, il tipo di alambicco, i vitigni e altre diverse indicazioni. La legge italiana definisce solamente le grappe che hanno soggiornato nel legno, per tutte le altre non menziona alcuna denominazione. L’Anag ha, fin dal suo nascere, cercato di dare una classificazione che, pur non essendo stata recepita dal legislatore, è diventata una consuetudine. La suddivisione è basata essenzialmente sulle caratteristiche sensoriali.

CLASSIFICAZIONE DELLE GRAPPE IN COMMERCIO

Grappa giovane: prodotta dalla distillazione della vinaccia e imbottigliata al termine della distillazione dopo un periodo di “riposo” in recipienti di acciaio o vetro (NO legno) dove ha affinato le caratteristiche solo degli aromi derivanti dal vitigno e dalla fermentazione. Si presenta incolore e trasparente, con un profumo delicato, di vinaccia, fruttato e con un gusto secco, franco, gentile e pulito. (Aroma secondario)

Grappa giovane aromatica: è come la precedente, però prodotta da vinacce di uve di vitigno aromatico (Gewurztraminer, Brachetto, Moscato (Bianco Giallo. Nero, Rosa, d’Alessandria…), Malvasia (Bianca, di Candia, Istriana, del Lazio, di Lipari, di Sardegna, Nera di Brindisi…)) o semiaromatico (Prosecco, Muller Thurgau, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Riesling Renano, Aleatico, Sylvaner, Chardonnay, Lagrein…) Nell’analisi organolettica avremo tutti i sentori primari derivanti dal vitigno in quanto particolarmente ricchi di sostanze odorose, spiccatamente floreali, costituite principalmente da terpeni che si estraggono principalmente dalla parte esterna dell’acino. (Aroma primario)

Grappa affinata in legno o barricata: la grappa viene imbottigliata dopo essere stata conservata in contenitori di legno per un tempo inferiore ai 12 mesi. Il suo colore, profumo e sapore variano a seconda del tipo e del volume dei contenitori di legno. A differenza delle grappe giovani nelle invecchiate prevalgono profumi dolciastri di vaniglia e frutta appassita. Se è ricavata da vinaccia di vitigni aromatici o semi-aromatici, si chiama: Grappa affinata in legno aromatica.

Grappa invecchiata o vecchia: questa denominazione è definita dalla legge e deve avere una permanenza in contenitori di legno per un periodo fra 12 e 18 mesi e questo tempo è certificato dai controlli dell’Agenzia delle Dogane. Il suo colore, profumo e sapore variano a seconda del tipo e del volume dei contenitori di legno. Se è ricavata da vinaccia di vitigni aromatici o semi-aromatici si chiama Grappa invecchiata aromatica. (Aroma terziario)

Grappa riserva o stravecchia: anch’essa è definita dalla legge e per avere in etichetta questa denominazione deve avere una permanenza in contenitori di legno per un periodo minimo di 18 mesi, certificato dall’Agenzia delle Dogane. Il suo colore, profumo e sapore variano a seconda del tipo e del volume dei contenitori di legno. Gusto morbido, delicato. Per periodi lunghi di permanenza, oltre ai profumi e sapori dolci, si possono aggiungere tabacco e spezie. Se è ricavata da vinaccia di vitigni aromatici o semi-aromatici, si chiama. Grappa riserva o stravecchia aromatica

Grappa aromatizzata: la grappa (particolarmente quella già classificata giovane) viene completata con l’aggiunta per infusione, di principi aromatizzanti vegetali naturali come erbe officinali e aromatiche (ruta, asperula, pino mugo..), radici (genziana, liquirizia…) o frutti (sambuco, ginepro, mirtillo, pera, lampone, albicocca, mela, pesca…) o parti di esse Le erbe ricche di clorofilla (ruta) donano alla grappa tonalità verdi smaglianti. Il pino mugo e l’asparago la tingono di giallo tenue con delicate sfumature verdoline. I suoi profumi dipendono dal tipo di essenze vegetali. (Aroma quaternario).

LA STORIA. Anticamente il nobile latifondista, proprietario delle vigne, concedeva ai suoi braccianti, come parziale pagamento dei servigi della vendemmia, lo scarto della produzione del vino, le vinacce, che erano torchiate fresche o a fermentazione avvenuta. Questa pratica è confermata da alcuni documenti del 1777 e si prolungo per lungo tempo.
Le caratteristiche organolettiche povere del distillato sono spiegate proprio nella materia prima umile, spesso pressata all’eccesso, per estrarre fino all’ultima goccia di vino, alimento base prima che piacere. La vinaccia veniva poi dilavata con acqua calda dai i contadini, per ottenere quello che comunemente era detto “vinello”o 
picheta.
L’acqua di lavaggio delle 
vinacce bianche conteneva ancora una piccola quantità di zucchero ed era in grado di fermentare per ottenere un vino leggero da pasto o da distillare, mentre le vinacce rosse contenevano già alcol svolto da lambiccare direttamente. Le vinacce rosse contenevano anche molti lieviti esausti, responsabili della fermentazione del vino e questo aumentava i profumi del distillato. In Francia si usa distillare infatti il Fine, che altro non è che il sedimento della botte di fermentazione ed affinamento.

Risale al 1443 la prima citazione dell’acquavite in Piemonte e, non stupisca il fatto, è stata rinvenuta in un documento del dazio. Non si chiamava ancora grappa, perché questo termine è entrato in uso in Italia solamente alla fine del secolo scorso e in Piemonte è stato preceduto da quello più dialettale branda, ma sicuramente la citazione consente di collocare la Regione tra le più antiche e blasonate nella produzione della nostra acquavite di bandiera.

La storia della Grappa Piemonte si snoda quasi parallela alle vicende dei Savoia e del Regno Sabaudo, contribuisce non poco a supportarne le spese belliche e le mire espansionistiche attraverso l’imposizione fiscale, ne subisce la severità delle leggi e, purtroppo, ricava scarso beneficio dai successi dello stato subalpino.

Vero è, contrariamente a quanto si pensa, che in Piemonte la grappa non fu solamente contadina. Anche se riceveva la vita dalle bucce degli acini d’uva dei nobili vitigni piemontesi distillate prontamente nelle cantine quando erano ancora fragranti degli umori del mosto fatto vino, l’alambicco era strumento utilizzato tanto dai nobili quanto dalla povera gente. Non solo è testimone della cosa la corrispondenza del Conte di Cavour con il suo fattore, ma anche alcune leggi che riservavano agli aristocratici alessandrini particolari privilegi. E i Savoia furono attenti all’acquavite in prima persona: nel 1583 Carlo Emanuele I conferì a un certo Orazio Senese il privilegio di utilizzare un modo particolare di “far bollire ogni sorta di liquori” e nel 1627 proibì la fabbricazione dell’acquavite senza il permesso scritto del Protomedico (nome con cui veniva indicato il magistrato della sanità).
A tanta attenzione faceva però riscontro una pari severità per il prelievo fiscale: si proteggeva la delazione e gli accensatori potevano usare ogni sorta di armi. Ma i lambiccari piemontesi non si persero d’animo e, pur rifugiandosi di sovente nella clandestinità, non mancarono di fare innovazioni tecnologiche di ampia portata.
Tra le tante va sicuramente ricordato l’apparecchio dei fratelli Stemmer di Torino che consentiva la distillazione in continuo della vinaccia un secolo prima che il disalcolatore entrasse di prepotenza nel settore. Non di minore interesse è stato l’alambicco Rocco (1870 circa) che funzionava a vapore e consentiva un’agile estrazione del cremortartaro e l’innovazione condotta con l’arrivo alla Stazione Sperimentale di Asti del Comboni (1900-1905) e quindi delle nuove teorie sulla distillazione a vinacce emerse. Non si è certi che sia figlio di queste l’alambicco a bagnomaria di stile piemontese, ma sicuramente è ancora oggi uno di quelli che meglio si presta a trattare in modo delicato vinaccia umida ma non grondante.

La grappa per lungo tempo fu un prodotto tipico del Nord Italia, radicato in Piemonte, Trentino, Veneto, Lombardia, Friuli con una rappresentanza in Sardegna. Le ragioni non sono tanto legate all’enologia, diffusa in tutta Italia, ma da ragioni climatiche. Nel sud con un clima caldo, tranne rare eccezioni sulle montagne, non si ha bisogno di un distillato la cui gradazione, storicamente, non era mai inferiore ai 45/50 gradi. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con una maggiore diffusione del prodotto, anche grazie ad opportune e mirate campagne promozionali alcuni liquoristi del Sud Italia, iniziarono a proporre le loro grappe. Campania, Calabria e Sicilia ebbero così le loro distillerie che lavoravano in loco le vinacce delle abbondanti vendemmie. La grappa si conquistò nuove fette di mercato e di consumatori entusiasti, diventando culturalmente il distillato nazionale.

Una grappa molto conosciuta a livello regionale è stata il “Filu e ferru” sardo, la cui distillazione fu introdotta dai piemontesi durante il “Regno delle due Sicilie”.
Alcuni prodotti piemontesi recano ancora in etichetta la dicitura ” Vej filfer” , “vecchio filo di ferro” a ricordare l’origine sabauda del nome,
in alcune zone dell’Alto Piemonte ed in particolare nelle valli Ossolane esiste un liquore tipico chiamato “Fil da Fer”. L’originale termine del prodotto pare derivare non dalla gradazione alcolica elevata, tale da giustificare la parola ferru, ma dalla consuetudine di occultare il distillato sotto terra.

La distillazione famigliare divenne illegale nel 1627, vietata da Carlo Emanuele I con un editto, con il nobile intento di scongiurare la piaga dell’alcolismo e i relativi problemi di salute dei sudditi, dovute al consumo di distillati di dubbia qualità, ma nei fatti per rimpinguare le casse del Regno Sabaudo, con le tasse certe applicate sui distillatori legali.
Per aumentare il gettito e aumentare le riserve monetarie, in vista dell’impresa di 
Garibaldi, fortemente voluta dai Savoia, si procedette su un’altra linea.
Prima dell’Unità d’Italia , gli esattori del dazio, davano in uso alle famiglie che desideravano distillare in proprio le vinacce, un alambicco di una particolare capienza , in grado di produrre, una quantità di alcol giornaliera determinata, con un ciclo produttivo stimato sull’esperienza maturata dal responsabile dell’ufficio imposte.
Le tasse venivano calcolate in base all’alcol che si pensava di poter produrre, moltiplicato i giorni di distillazione richiesti dal capo famiglia, il quale era costretto a far lavorare l’alambicco 24 ore al giorno per mantenere i costi di produzione entro i limiti stabiliti.
Le famiglie che non intendevano pagare le tasse, spesso eludevano il divieto, distillando di notte e durante le nebbie, per dissimulare il vapore dell’alambicco, infine per nascondere il distillato agli agenti del dazio interravano le bottiglie, con un filo di ferro legato al collo, che posizionato fuori dal terreno, permetteva di ricordare il nascondiglio.
La 
Grappa Piemontese contribuirà non poco alle spese belliche e alle mire espansionistiche del Regno Sabaudo, grazie alle pesanti accise a cui sarà sottoposta, ricavando ben poco sotto l’aspetto qualitativo, nonostante che l’editto imponesse la presenza di un Protomedico, un funzionario statale di controllo, a vigilare sul distillato.

Come spesso si sente dire la grappa è cattiva compagna di altri liquori e poco adatta alla miscelazione. Solo in parte è vero poichè la grappa può essere miscelata, ce lo insegnano i barman del passato e la nostra tradizione. Si pensi al periodo autarchico ed alla miscelazione futurista, creata dagli artisti dell’avanguardia che prevedeva quasi esclusivamente la grappa.
Inoltre spesso ci si lamenta della sua scarsa digeribilità. Quest’ultima affermazione è figlia del passato quando le grappe avevano molte impurità oleose dovute allo schiacciamento, in torchiatura, dei vinaccioli. Le ragioni sono da ricercare nelle sue caratteristiche organolettiche che prevedono, per legge, una presenza di elementi aromatici pari a 140 grammi litro. Ma non si dimentichi che l’estratto secco di un rum agricolo francese è di 225 grammi e di un whisky torbato intorno ai 180. Ma entrambi sono usati in miscelazione con soddisfazione dai barman. Per miscelare la grappa bisogna dunque 
lavorare sulla tradizione, ma sopratutto assecondarla nei suoi profumi e non contraddirla, come una bella signora. Liquori erbacei, come menta, anice, cumino e timo serpillo, vermouth, anch’esso un figlio del vino, bitter e chine sono ottimi compagni di viaggio.
I profumi della grappa ben si uniranno con la menta, si ricordi il Grigio Verde con grappa e menta, o talvolta genepy, o con elementi amari e vinosi come nelllo Zuavo con bitter, vermouth, grappa e china. Infine la geniale 
Grandi Acque, (foto) miscela futurista, con grappa, cumino, anice e gin con la provocatoria decorazione composta da un’ostia con acciuga.

La Pistapauta

Pistapauta, una Branda Piemontese, un’acquavite di vinaccia prodotta seguendo le regole ed il processo produttivo dei vecchi distillatori che anticamente operavano in ogni cascina sulle nostre colline.
Il nome del distillato ha una evidente assonanza con Brandy (dall’olandese bran wjin, vino bruciato, cotto) e la sua produzione continuerà ininterrotta fino alle soglie degli anni 60 e 70, quando le mutate condizioni sociali spinsero molti contadini ad abbandonare le campagne in favore della città, facendone perdere la tradizione. Le vinacce di questa Branda sono provenienti da un vigneto di proprietà della mia famiglia da molto tempo, e sono composte da sola Barbera.
Il ciclo di lavorazione del piccolo alambicco è di circa 5 ore, al termine del quale si ottengono quasi due litri di acquavite a circa 50 gradi. Non viene effettuata una seconda distillazione e non viene aggiunta acqua prima dell’imbottigliamento, che avviene dopo circa sei mesi di riposo in una damigiana di vetro che anticamente era posta sotto la neve, per alcune settimane per effettuare una rudimentale filtrazione fredda. Oggi questo processo avviene con tecnologia moderna, per ovvi motivi, così come le analisi che certificano l’assenza di metilico.


Pistapauta è una sfida, non alle grappe moderne, eccellenti proposte dai distillatori odierni, ma ai barman italiani, che sembrano apprezzare in taluni distillati stranieri l’artigianalità estrema ed un profilo rustico piuttosto marcato. Questa branda vuole essere anche un prodotto didattico, al limite del dimostrativo, rotondo e pieno, per palati forti di cui vengono prodotte solo 65 bottiglie all’anno, numerate e firmate dal sottoscritto.
Poche bottiglie per riportare alla luce una vecchia pratica iniziata nella notte dei tempi, quando le vinacce erano date in pagamento alle famiglie dei mezzadri, per il lavoro nelle vigne durante la vendemmia. Il nome è un omaggio ai soldati semplici che combatterono la Prima Guerra Mondiale, che tradotto dal dialetto piemontese significa “pesta fango”che traslato porta a pensare al passo cadenzato della marcia militare. Questi fanti, spesso di origine umile, traevano dalla grappa coraggio e sollievo per la terribile vita in trincea. Pistapauta è anche il nome che Paolo Monelli, uno dei principali scrittori italiani di vicende alcoliche e guerresche, da “OP il vero bevitore” a “Scarpe al sole”, da alla Barbera, il vitigno principe del Piemonte, che compone la totalità delle vinacce di questa grapppa, considerato un fante fedele ed ubbidiente in ogni occasione. Per chi volesse provarla è in vendita in esclusiva presso il 
Jerry Thomas Emporium  a Roma. 

CLASSIFICAZIONE:

Come abbinare la grappa o branda.

Ma quali gli abbinamenti possibili? Ne indichiamo solo alcuni per descrivere il variegato universo della grappa:
• La Grappa di Chianti, che offre un bouquet ricco e armonioso, piacevolmente intenso e che riporta nel suo retrogusto l’importanza dei vitigni sangiovese, è l’ideale per chi ha consumato un pasto con portate di carni importanti.
• La Grappa di Moscato invece, suadente e piacevolmente aromatica, con una persistenza lunga ed elegante, può esaltare un fine pasto dedicato a formaggi stagionati.

• In un crescendo di intensità si può proporre anche una grappa a forte gradazione, ad esempio a 60° (a sessanta gradi), particolarmente indicata per tutti coloro che hanno gustato un pranzo con sapori “affumicati” (sia pesci sia carni). L’alta gradazione poi la rende sicuramente adatta per la diluizione nel caffè o per coloro che amano degustarla in accompagnamento a un buon sigaro.
• La parte del leone la giocano naturalmente le grappe invecchiate e riserve che si legano perfettamente al cioccolato fondente e a tutta la pasticceria secca, in particolar modo quella realizzata a base di noci, nocciole, mandorle pistacchi e miele.

Le grandi distillerie piemontesi

Antica Distilleria di Altavilla di Laura Raimondo Mazzetti

E’ la più antica distilleria del Piemonte, in attività dal 1846 e gestita ininterrottamente dalla famiglia Mazzetti, oggi alla sesta generazione. Il radicamento dell’azienda al Monferrato è testimoniato anche dalla realizzazione in azienda del Museo della Grappa Mazzetti che raccoglie le testimonianze dell’attività distillatoria strettamente legata al territorio in cui si svolge. La distillazione delle vinacce, provenienti dalle più prestigiose aziende agricole del Monferrato, avviene unicamente nei mesi di ottobre e novembre, per cogliere il massimo della freschezza, in alambicchi di rame a vapore.

Distillerie Francoli Spa

La famiglia Francoli ha mosso i primi passi nel mondo degli alambicchi intorno alla seconda metà del 1800 in provincia di Sondrio. La distilleria di Ghemme è stata però fondata nel 1922 e ne hanno permesso la scalata alla notorietà la passione ereditata dai nonni e l’amore per i frutti di una pratica artigianale che ricerca la qualità sopra ogni cosa. Oggi, in casa Francoli la quinta generazione tramanda ai posteri passione, arte e qualità della Grappa, oltre a contribuire all’informazione e alla formazione di una cultura sul corretto significato e uso degli alcolici. Infatti nella loro filosofia una distilleria può essere anche: formazione, informazione, ricerca storica e culturale. Per questo l’azienda Luigi Francoli Grappe ha contribuito alla nascita e al finanziamento della Biblioteca Internazionale dell’Acquavite e del Liquore: 12 lingue, oltre 400 volumi, per raccogliere la più ampia testimonianza su ciò che l’alcool può rappresentare.

Antica Distilleria Domenico Sibona

Sibona è una delle distillerie storiche del Piemonte, tanto che si era vista assegnare la licenza di distillazione N.1. La distillazione è iniziata con l’utilizzo di una vecchia locomotiva a vapore che ha poi fatto spazio agli attuali moderni impianti. Sin dalla nascita Sibona si è sempre posizionata come un’azienda artigianale con produzione di grappe di monovitigno ottenute in impianti misti che operano in corrente di vapore e a bagnomaria.

Antica Grapperia Bosso

Sin dal 1888 per tradizione di famiglia i Bosso si tramandano l’arte del distillare. Tradizione ed esperienza mantenute al passo con i tempi e da sempre mirate a realizzare prodotti unici. Negli anni sono mutati metodologie, sistemi di controllo e confezionamento, ma la distillazione è rimasta con metodo discontinuo a vapore in alambicchi di rame: due batterie invidiate da chi se ne intende. Immutata è anche l’attenzione nella scelta e conservazione delle vinacce, e nella raccolta per unità di origine.

Grappa Bocchino

Sulla collina di Villanuova di Canelli è situata la sede della Bocchino, a pochi passi dall’altrettanto celebre Contratto che è stata dalla medesima acquistata nel 1993. Fondata nel 1898 da Carlo Bocchino, è una firma storica nel mondo della grappa. Nelle cantine, dove invecchiano in fusti di rovere e in barrique le acquaviti di vitigni pregiati e selezionati, è allestito il museo della Distilleria Bocchino, dov’è raccolta la storia della distillazione e della civiltà contadina. La suggestione dell’ambiente è favorita dall’aroma intenso che si sprigiona dalle botti: l’azienda ha infatti collezioni uniche di grappe invecchiate, sia per quantità, sia per millesimo.

Distilleria Astigiana

La distilleria Astigiana ha iniziato l’attività nel 1948 in un piccolo locale dove vi era un solo alambicco, rigorosamente a bagnomaria. L’artefice dei profumi e degli aromi delle grappe prodotte è Franco Barbero, la cui missione comincia molto prima che i vignaioli separino le bucce degli acini dal vino o dal mosto per portarle alla distilleria: da sempre il suo obiettivo è quello di selezionare le aziende vitivinicole che curano la vinaccia alla pari dei loro vini. La distillazione è condotta con due tipi di alambicchi, di cui uno è ancora un bagnomaria piemontese. La grappa ottenuta è per gran parte affinata in acciaio inox, ma quando ha particolari caratteristiche organolettiche viene elevata in piccoli carati di essenze legnose singolari quali melo, pero, mandorlo, ginepro, frassino e gelso.

Distilleria Beccaris

Tra Langhe e Monferrato opera la distilleria Beccaris, nata negli anni ’50 e cresciuta per la grande passione del fondatore Elio Beccaris alla quale si sono poi unite le conoscenze del figlio Carlo, enologo della prestigiosa scuola di Alba. Nel rispetto di tradizione, qualità e genuinità, ricorrendo a impianti messi a punto nell’arco di oltre mezzo secolo, si distillano a vapore vinacce provenienti da diversi vitigni nobili e molto diffusi nella zona (Moscato, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera) ma anche da vitigni nuovi o riscoperti (Chardonnay, Arneis, Cortese e Grignolino).

Distilleria Berta

Nel 1947 nasce la ditta Berta con la produzione di grappe, liquori e affini. Quattro alambicchi a corrente di vapore lavorano per ricavare acquaviti che in genere riposano in contenitori di acciaio inossidabile, ma quando evidenziano particolari caratteri organolettici sono poste nelle botti di diverse essenze per l’affinamento. I Berta sono una delle sei famiglie di vecchia tradizione vinicola che compongono il consorzio Hastae nato per promuovere l’immagine del Barbera d’Asti.

Distilleria Artigianale Castelli Giuseppe

Per la maggior parte degli amanti dei prodotti tipici Cortemilia è famosa come capitale della nocciola Tonda gentile delle Langhe, ma agli amanti della Grappa non è sfuggito che dal 1968 vi opera la distilleria Castelli con un impianto continuo in corrente di vapore. Le vinacce predilette sono ovviamente quelle della zona, a partire da quelle di Dolcetto che è connaturato nell’area, ma con buona attenzione anche nei confronti dell’austero Nebbiolo.

Distilleria Ceretto

Trent’anni, tanti ne sono passati da quando è sorta questa storica distilleria nella zona del Barolo. Al primigenio alambicco bagnomaria è stato affiancato, nel 1991, un impianto discontinuo sottovuoto a caldaiette. Per le fragranti vinacce dei vitigni a bacca nera – ovviamente Nebbiolo in primis – la distillazione viene fatta evitando l’insilamento, mentre per quelle di moscato, la conservazione viene effettuata in piccoli sacchi da circa 40 kg e la distillazione si effettua dopo 12-15 giorni.

Distilleria Cooperativa Rosignano Cellamonte

Risale ai primi del secolo scorso l’alambicco a caldaiette in rame di questa piccola distilleria. A quei tempi era una sicura innovazione, oggi appartiene alla tradizione della grappa di forte personalità. Dalle vinacce di Barbera, Grignolino, Nebbiolo e Chardonnay stilla acquaviti di cui una parte viene poi fatta maturare in barrique per sposare gli aromi varietali a quelli del legno con l’ausilio della pazienza del tempo.

Distilleria Dott. Mario Montanaro

Francesco Trussoni , nonno di Giuseppe Montanaro, nel lontano 1885 ha avuto l’intuizione di creare la Grappa di Barolo traendola dalle vinacce della varietà Nebbiolo che concorrono all’uvaggio del celebre “Re dei vini e vino del Re”. L’azienda, posizionata ai margini della zona in cui si produce il primo vino a denominazione di origine controllata e garantita d’Italia, distilla con Alambicchi a caldaiette: unendo le caratteristiche delle prestanti e austere vinacce del Nebbiolo all’attitudine degli impianti, il carattere indomito della grappa è assicurato.

Distilleria F.lli Revel Chion

Nasce dal lavoro di sette generazioni che, senza mai abbandonare Chiaverano, hanno via via adeguato l’azienda alle esigenze del momento rimanendo fedeli a origini e tradizioni. Il più antico documento con data certa 1850, redatto dal servizio di Pesi e Misure, iscrive al numero 53 Battista Revel Chion, attribuendogli la qualifica di distillatore, ma già nel secolo precedente nella Corporazione degli Acquavitai è citato un avo degli attuali proprietari quale detentore di un alambicco. Fino al 1948 i Revel Chion hanno distillato con un alambicco a fuoco diretto. Successivamente si avvalsero di un sistema a bagnomaria funzionante fino al 1977, anno in cui viene sostituito con un apparecchio continuo a vapore al fine di distillare le vinacce quanto più possibile fresche.

Distilleria Gualco

Fondata nel 1870 da Paolo Gualco, si tramanda di generazione in generazione i segreti delle sue grappe. La sua storia e quella dei suoi prodotti è perciò la storia delle persone che, nei vari periodi, ne hanno portato avanti le tradizioni. Si distilla sempre con alambicco discontinuo a bagnomaria di stile piemontese che, come specifica un cartello appeso da decenni in distilleria, è a “Semigasogeni Autarchici” in quanto il combustibile consumato è la stessa vinaccia esausta. A monte degli alambicchi stanno le vinacce delle colline del Monferrato e del Gaviese, a valle, soprattutto per le grappe invecchiate, i tini di rovere di Slavonia e le botticelle di rovere, castagno e acacia.

Distilleria Magnoberta di Luparia Rinaldo

La Distilleria Magnoberta fondata nel 1918 da Domenico Magno e Paolo Berta è passata dal 1944 in capo alla famiglia Luparia, tuttora alla guida di questa bella realtà. Negli anni Ottanta la distilleria si specializza la produzione nelle acquaviti monovarietali di cui la zona è particolarmente ricca. Già nel 1962 vide la luce la Grappa di Malvasia di Casorzo. Gli alambicchi, rigorosamente in rame, sono costituiti dalle classiche caldaiette a vapore; molto particolare è la colonna preposta alla concentrazione e alla selezione degli aromatici e dei vapori alcolici.

Distilleria Santa Teresa dei Fratelli Marolo

La distilleria testimonia come Paolo Marolo, enologo della Scuola di Alba, abbia saputo coniugare tecniche artigianali e tradizionali con le moderne conoscenze per creare una variegata gamma di grappe di notevole prestigio. Le sue acquaviti, nate nel 1977 dal desiderio di trasformare un prodotto tradizionale in un prodotto che tale rimanesse ma che fosse di sicura soddisfazione per il bevitore saggio. Esse sono ottenute dalla distillazione di sole vinacce fresche e selezionate con due piccoli apparecchi discontinui a bagnomaria, uno per le vinacce bianche e uno per le vinacce rosse: rinunciando alle grandi quantità si riesce così a cogliere le diverse e spiccatissime caratteristiche della materia prima utilizzata.

Distilleria Villa Rosati

Grapperia di recente costituzione, persegue la filosofia di lavorare le vinacce fresche e quindi conta su un impianto di distillazione misto in cui la disalcolazione avviene in modo continuo per poi distillare le flemme con due alambicchi bagnomaria, all’occorrenza utilizzati anche per ottenere acquaviti di frutta. Gode di una posizione di rilievo nel panorama vitivinicolo piemontese, inserita nell’area del Barbaresco e quindi anche vicina a notevoli quantità di vinacce di altri pregiati vitigni piemontesi.

Distillerie Inga & C.

La famiglia Inga, originaria dalla provincia di Siracusa, ha fondato nel 1832 la Gambarotta. Nel 1938 Gaetano Inga, trasferita l’azienda nell’alessandrino, ne cambia la ragione sociale in Distillerie Inga che, nel 1958, torna a chiamarsi Gambarotta. Nel 1978 la società si divide in due parti: Gambarotta e Distillerie Inga. Queste ultime producono grappa, brandy e liquori. La distillazione avviene sia con alambicchi tradizionali in rame, a vapore, sia con un impianto a ciclo continuo a vapore diretto. Le vinacce provengono dal Piemonte e dall’ Oltrepò Pavese.

Fratelli Rovero

Distilleria fondata nel 1880. Il bisnonno degli attuali titolari girava con il suo alambicco per produrre grappa nelle varie cascine. Ma il vero creatore è stato il nonno nel 1920 che, di ritorno dall’America, ha trasmesso la sua vocazione alle generazioni successive. Oggi le operazioni di distillazione vengono effettuate con alambicchi discontinui a bagnomaria e solo nel periodo di svinatura, utilizzando esclusivamente vinaccia fresca.

Distillerie Levi Serafino

Romano Levi è il più celebre lambiccaro a fuoco diretto. Erede di un’attività che ha avuto inizio nel 1925, opera con un tamburano a fuoco diretto – classe di apparecchi tanto difficili da condurre quanto imprevedibili nei risultati- che ha una caldaia da poche centinaia di chilogrammi di vinaccia e impiega quattro ore per effettuare una cotta. Di Romano Levi sono famose le grappe con le etichette scritte a mano.

Distilleria Mazzetti d’Altavilla

Correva il 1846 quando Filippo Mazzetti iniziò a occuparsi di distillazione, forse neppure pensando che la sua opera avrebbe dato origine a un’intera e ramificata dinastia di grappaioli. Oggi nell’olimpo di Altavilla si lambicca con un bagnomaria tanto classico quanto particolare negli elementi di selezione delle sostanze volatili, e non solo perché funzionante sottovuoto. È l’esigenza della ricca materia prima della zona che ha indotto i Mazzetti a mettere a punto un impianto in grado di trasferire le fragranze delle vinacce nelle grappe che recano il nome di vitigni famosi.

San Tommaso Distilleria

Non si sa se abbia influito il genio creativo degli italiani o l’individualismo dei grappaioli, ma in Italia trovare due alambicchi uguali è davvero difficile, per non dire impossibile. Alla San Tommaso la particolarità degli impianti assume però un sapore particolare, perché nel corso di un progetto di innovazione si è voluto fare un recupero selettivo della tradizione portando le vetuste caldaiette a vapore nel cuore di un impianto in cui convive la tecnologia della disalcolazione in continuo con la distillazione a cotte a vapore. Un excursus tecnologico di un paio di secoli, per avere la massima flessibilità nel trasferire il territorio in una bottiglia di grappa.

Un cocktail molto particolare…Grappa Sour l’aperitivo originale.

Per ogni bevanda esiste un cocktail” diceva Hemingway. In attesa di sapere se lo diceva veramente noi vi diamo la ricetta di una bevanda davvero originale, da provare. Gli ingredienti del nostro grappa sour: grappa, lime, salvia, miele e peach bitter. In questo modo l’impeto aromatico della grappa viene sdrammatizzato e rinfrescato da note fresche, taglienti e vellutate, rendendo il cocktail molto più piacevole e raffinato.

Ingredienti:

  • 4 cl di grappa
  • 2 cl di succo di lime
  • 1 cl di miele di fiori di arancio
  • 1 qualche foglia di salvia
  • 3 gocce di peach bitter

Come fare il cocktail Grappa Sour

Spremete un lime e filtrate il succo. Mettete la grappa, il succo di lime, il miele, la salvia e il peach bitter nello shaker colmo di ghiaccio e agitate per 25 secondi per sciogliere bene il miele.

Consorzio Tutela Grappa del Piemonte e Grappa di Barolo

Dal giorno 18 ottobre 2017 risulta ufficialmente iscritto alla Camera di Commercio di Asti il Consorzio Tutela Grappa del Piemonte e Grappa di Barolo, nuova identità associativa assunta dalla precedente unione di distillatori nata ad Asti nel 1993 che portava il nome di Istituto Grappa Piemonte, oggi importante sodalizio che rappresenta, con le 19 aziende aderenti, la massima espressione piemontese per la produzione e il commercio della grappa in tutte le sue tipologie. Il nuovo Consorzio ha sede ad Asti, in piazza Medici 8, ed ha tra i compiti principali – citati dallo Statuto -, la tutela del valore economico, culturale e tradizionale delle Grappe Piemontesi a indicazione geografica, difendere la denominazione, approfondire i temi amministrativi, fiscali e relativi alle normative, promuovere azioni per la valorizzazione economica del comparto e della filiera produttiva delle Grappe Piemontesi in Italia e nei Paesi esteri, proporre informazioni ed eventi destinati alla promozione a alla conoscenza del prodotto, curare i rapporti con gli organi pubblici, professionali e di tutela, oltre ad occuparsi della ricerca e della archiviazione di dati.