IL FASCINO del METODO CLASSICO di PIEMONTE

Lo Champagne italiano

Di fatto, ricordiamo che già nel 1850 circa Carlo Gancia, di ritorno da Reims, iniziò produrre uno “champagne” piemontese ed importò dalla Francia uve come lo Chardonnay e il Pinot Nero, iniziando così una tradizione spumantistica nella nostra regione.

Facendo un lungo salto nel tempo, l’impulso dei piemontesi a voler produrre delle bollicine di alta qualità ha dato espressione nel 1990 al Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte, in seno al quale è nata la denominazione Alta Langa.

I principali obiettivi del progetto vertevano sulla dimostrazione che le colline piemontesi posseggono le caratteristiche climatiche e pedologiche adatte alla coltivazione di Chardonnay e Pinot.

Altro passo importante è stato fatto quando, nel 2001, alcuni vignaioli e delle grandi case storiche vinicole hanno costituito il Consorzio Alta Langa, tra le varie case spumantiere figurano: Martini & Rossi, Cocchi Giulio Spumanti, Gancia, ecc.. L’anno seguente viene ottenuta la Denominazione d’Origine Controllata “Alta Langa” e nel 2011 acquisisce la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Oggi la D.O.C.G. Alta Langa viene prodotta in 142 comuni situati alla destra del fiume Tanaro, nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. I vitigni principalmente utilizzati sono il Pinot Nero e/o Chardonnay e lo troviamo nella versione bianco e rosè. Il metodo di produzione è rigorosamente il metodo classico.

Nella versione bianco si presenta con un pérlage finissimo e di color giallo paglierino con riflessi verdolini. Si caratterizza per i suoi profumi di grande intensità come la vaniglia, il miele, frutta secca tostata e crosta di pane. Il suo gusto è armonico, sapido e avvolgente.

Oggi si producono spumanti metodo classico di altissima qualità e per ogni tasca, praticamente con qualunque uvaggio, non solo i tradizionali chardonnay e pinot noir ma, nebbiolo dell’alto piemonte o cortese nel monferrato alessandrino, erbaluce, in quasi tutta la regione.

Qui analizziamo un metodo esclusivo in una delle zone più prestigiose, non solo d’Italia ma del mondo: le Langhe di Fontanafredda, dove tanti anni fa nacque il Re Barolo per volere di Cavour e Vittorio Emanuele II.

METODO FONTANAFREDDA

Il Villaggio Fontanafredda è un mondo di oltre 122 ettari nel cuore del primo sito al mondo divenuto Patrimonio dell’Unesco per il suo paesaggio vinicolo: le Langhe.

Tutto, nel Villaggio Fontanafredda, racconta un pezzo di storia e soprattutto della storia d’amore tra Re Vittorio Emanuele II e la Bela Rusin che ha fatto la fortuna di questo magnifico scorcio di Langa sin dal 1858. Divenuto nel 2017 Villaggio Narrante, dove ogni scorcio è sapientemente descritto e spiegato, Fontanafredda offre ai suoi visitatori numerose opportunità: dalla visita delle cantine, considerate tra le più belle al mondo, alla passeggiata nel Bosco dei Pensieri per immergersi nella natura, dal weekend di relax presso l’Hotel Diffuso “Le Case dei Conti Mirafiore”, ai pranzi e alle cene all’Osteria Disguido, alla Taverna del Re o al Ristorante Guido – una Stella Michelin – all’interno della Villa Reale. Nel Villaggio, inoltre, ha sede la Fondazione E. di Mirafiore, un open space che, settimanalmente, organizza eventi culturali per adulti e bambini. Infine è possibile organizzare meeting e convegni presso il Centro Congressi, concludendoli con una cena al Garden del Lago.

I VITICOLTORI DELL’ALTA LANGA

I produttori di uve sono l’anima dell’Alta Langa. Hanno creduto fin dall’inizio al “Progetto Spumante Metodo Classico del Piemonte”, mettendo a disposizione le loro conoscenze e i loro terreni, impiantando i vigneti sperimentali e coltivandoli per produrre le uve per la ricerca.

Si è instaurato così quel “patto tra gentiluomini produttori di Alta Langa” che riconosce alle famiglie di viticoltori il ruolo di custodi delle tradizioni e presidio del territorio. Ai viticoltori locali, che restano così proprietari delle loro terre, le case spumantiere garantiscono la remunerazione delle uve e del loro lavoro.

Oggi i soci viticoltori sono più di 80: questo si traduce in una molteplicità di terreni dalle caratteristiche eterogenee per altitudine, giacitura, esposizione, clima che corrisponde a una interessante variabilità di vini che creano le cuvée più prestigiose, in coerenza con il territorio e la storia dell’Alta Langa.

L’esatta rappresentazione del nostro territorio spumantistico, l’Alta Langa, 70% Pinot Nero, 30% Chardonnay: queste sono le quote di impianti sopra i 500 metri sul mare. Così nasce il nostro Extra Brut, leggermente dosato, che esprime appieno la finezza e l’eleganza della bollicina.

COMPOSIZIONE DELLA CUVÉE: 70% Pinot Nero, 30% Chardonnay

TECNICA DI PRODUZIONE: L’uva raccolta in cassette da 20 chili viene direttamente versata in pressa per una spremitura soffice e delicata. Il mosto ottenuto viene messo in serbatoi termocondizionati per la decantazione statica. Il mosto limpido a questo punto viene suddiviso in due aliquote: una parte effettua la fermentazione in serbatoi d’acciaio inox a bassa temperatura (18-20°C); l’altra parte viene immessa in barriques dove effettua la fermentazione in cantine interrate ad una temperatura massima di 20°C. Il vino al termine della fermentazione in barriques viene mantenuto a contatto delle fecce fini fino in primavera. A questo punto viene realizzata la cuvèe unendo i vini provenienti dalle due fermentazioni. Nel mese di maggio il vino affronta una seconda fermentazione, quella in bottiglia, seguita da un processo di fermentazione sui lieviti, nell’ambiente fresco, buio e protetto delle cantine, in ossequio alle più rigorose regole dello Spumante Metodo Classico.

NOTE DI DEGUSTAZIONE: Lo spumante versato nel calice presenta un colore giallo paglierino con riflessi verdi. Il perlage è finissimo e molto persistente. I profumi di grande intensità e complessità ricordano con prevalenza il miele millefiori e le spezie, la frutta secca tostata e la crosta di pane. In bocca si avverte la struttura del Pinot Nero che ben si sposa con la fragranza dello Chardonnay. Il retrogusto, lungo e persistente, richiama sensazioni fresche e sapide.

CONSIGLI E ABBINAMENTI

È un vino gastronomico per abbinamenti eleganti con piatti della tradizione piemontese – in particolare quelli con il tartufo bianco, dalla fonduta ai flan di verdure e al fritto misto – e per accostamenti riusciti e inaspettati come quelli con il Parmigiano o le grigliate di verdura e di pesce.

INIZIO 800

Nasce in Piemonte il primo metodo classico italiano. Già dall’inizio dell’800, i conti di Sambuy, influenzati dalla vicinanza geografica e culturale con la Francia e con le sue produzioni vinicole, diedero inizio in Piemonte alla coltivazione di alcuni vitigni francesi – Pinot Nero e Chardonnay in particolare – per produrre vini spumanti sul modello di quelli della Champagne.

1848

Dopo gli studi di enologia, Carlo Gancia partì per Reims con l’obiettivo di apprendere i segreti della produzione dello Champagne. Una volta rientrato a casa avviò insieme al fratello Edoardo una piccola attività, dove iniziò la produzione del primo spumante italiano utilizzando le tecniche di lavorazione del metodo “champenoise”.

1850

Convinto che il terroir piemontese fosse ottimale per la coltivazione e la produzione di uve da spumante, Gancia iniziò un periodo di lavoro e sperimentazione, coltivando Pinot Nero e Chardonnay soprattutto nella zona di Canelli, aprendo la strada a molti altri produttori del territorio.

1900

Dall’inizio del Novecento, la produzione di spumante si sviluppò grazie alle case storiche dell’epoca che, all’esportazione del vermouth, affiancarono quella del metodo classico piemontese, prodotto ininterrottamente fino a oggi.

28 FEBBRAIO 1990

Le case spumantiere piemontesi Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini&Rossi, Riccadonna e Vini Banfi sottoscrissero un impegno comune per la coltivazione in Piemonte di vitigni Pinot Nero e Chardonnay per la produzione di vini da spumantizzare.

RAPPRESENTANTI DELLE PRIME CASE SPUMANTIERE CHE HANNO DATO VITA AL PROGETTO ALTA LANGA DOCG

5 MARZO 1990

Fu ufficializzato il “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte”, con la presentazione della proposta all’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Emilio Lombardi. Erano presenti anche i rappresentanti dei viticoltori e i responsabili dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura Antonio Calò e Lorenzo Corino.

GENNAIO 1991- Nella riunione in Regione emerse la necessità di dare autonomia al “Progetto Spumante” rispetto alla Doc Piemonte: il “Progetto Spumante” avrebbe interessato solamente un’area ristretta delle provincie di Asti, Cuneo e Alessandria per la produzione di uve Pinot Nero e Chardonnay da spumantizzare con metodo classico mentre la Doc Piemonte riguardava vini da vitigni Pinot Bianco, Grigio, Nero e Chardonnay coltivati in un’area più ampia delle tre province e prodotti indifferentemente con metodo Martinotti e metodo classico.

1992 – I vigneti sperimentali divennero realtà: nel primo anno furono coinvolte 21 aziende per una superficie totale di circa 20 ettari con 80mila barbatelle messe a dimora (85% di Pinot Nero di 10 diversi cloni e 15% Chardonnay di tre cloni).

21 MAGGIO 1992 – Il “Progetto Spumante” fu ufficialmente presentato all’Unione Industriale di Torino davanti a giornalisti, autorità e produttori.

4 GIUGNO 1993 – Il “Progetto Spumante” si trasformò in “Tradizione Spumante”: l’associazione nacque davanti al notaio albese Fabrizio Donotti a firma di Pier Filippo Cugnasco (Cinzano), Alberto Contratto (Giuseppe Contratto), Alessandro Abbruzzese (Fontanafredda), Vittorio Vallarino Gancia (Gancia), Giorgio Giusiana (Martini & Rossi), Ezio Cantù (Riccadonna) e Giuseppina Viglierchio (Vini Banfi). Di “Tradizione Spumante” sono stati presidenti: Alberto Contratto, Giuseppina Viglierchio, Vittorio Vallarino Gancia, Ginafranco Caci e Lino Moncada, Giovanni Minetti, Giorgio Giusiana, Ottavio Riccadonna e Giulio Bava. Intanto era stata avviata la seconda tranche degli impianti con altri 20 ettari di vigneti messi a dimora che sarebbero poi saliti a 48, fino a diventare 57 ettari complessivi.

1994 – Il frutto dei primi 20 ettari di vigneti sperimentali entrò in produzione.

1996 – Si iniziò a studiare la proposta di un disciplinare di produzione. Il nome che prevalse, sulla base di ricerche territoriali e toponomastiche, fu “Alta Langa”.

1997 – “Tradizione Spumante” cambiò nome e diventò “Case Storiche Piemontesi”. Tra il 1994 e il 1997 entrarono a far parte del gruppo Barbero 1891 (Enrico Serafino) che prese il posto di Contratto e Giulio Cocchi che prese il posto di Cinzano.

10 MAGGIO 1999 – Primo brindisi con lo spumante Alta Langa nella sede della Comunità montana, a Bossolasco: fu la prima uscita ufficiale del nuovo spumante piemontese metodo classico per il quale era già stato avviato, presso le sedi competenti regionali e nazionali, l’iter che avrebbe portato al riconoscimento della Denominazione di origine controllata.

IL PRIMO GRUPPO DI VITICOLTORI CHE HA PARTECIPATO ALLA NASCITA DEL PROGETTO ALTA LANGA DOCG

15 GIUGNO 2001 – Nacque ad Asti il Consorzio Alta Langa: contava 48 soci di cui 41 viticoltori e le prime sette case spumantiere: Barbero 1891 (Enrico Serafino), Bersano & Riccadonna, Giulio Cocchi, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi, Vigne Regali.

20 NOVEMBRE 2001 – Il Comitato Vitivinicolo della Regione approvò la richiesta della Doc: la domanda fu inoltrata al Comitato Nazionale per la Tutela dell’Origine dei Vini.

23 NOVEMBRE 2002 – La Gazzetta Ufficiale pubblicò il decreto 31.10.2002 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali riconoscendo la Denominazione di Origine Alta Langa: i vini del progetto Alta Langa, che fino a questo momento erano usciti come Piemonte DOC, ottennero finalmente la propria DOC.

2003 – Pubblicazione in collaborazione con la Regione Piemonte del libro “Alta Langa Metodo Classico – Storia di un progetto piemontese”. Testi, ricerche storiche ed elaborazione dei dati di Giancarlo Montaldo (Studio Montaldo).

2011 – L’Alta Langa ottenne la DOCG con il riconoscimento retroattivo fino alla vendemmia 2008.

LA ZONA DI PRODUZIONE E IL VIGNETO

La zona di origine dello spumante Alta Langa comprende la fascia collinare delle province di Asti, Alessandria e Cuneo situata alla destra del fiume Tanaro.

I terreni collinari su cui coltivare i vitigni di Pinot Nero e di Chardonnay devono essere marnosi, calcareo-argillosi, con una fertilità moderata. I vigneti possono essere posizionati solamente in collina, l’altezza minima deve essere di 250 metri slm; sono assolutamente vietati i terreni di fondovalle, umidi e pianeggianti. Il Disciplinare prevede che ogni vigneto sia composto da almeno 4.000 ceppi ad ettaro. I vigneti, allevati con la controspalliera bassa, sono potati con il Guyot tradizionale o il cordone speronato. La produzione delle uve non può superare gli 11mila chilogrammi per ettaro e la resa in mosto di tutte le frazioni della pressatura deve essere inferiore al 65%.

LE CATTEDRALI SOTTERRANEE DI CANELLI

Il vivace centro dell’Astigiano, patria del primo spumante metodo classico italiano, sorge su un monumentale disegno di tunnel e gallerie scavati tra il XVI e il XIX secolo nel tufo delle colline.

Le Cattedrali Sotterranee – 50° sito Unesco italiano, Patrimonio dell’Umanità dal giugno del 2014 – si snodano per decine di chilometri nel sottosuolo.

“Cattedrali” è la migliore definizione

per questi capolavori di ingegneria, autentici tesori della cultura enologica. Sono eccezionali testimonianze architettoniche del patrimonio vinicolo piemontese queste maestose sale con volte dai mattoni a vista e atmosfere imponenti si alternano a stretti passaggi, disegnando una fitta mappa di storia e storie enologiche.
Contratto, Coppo, Gancia e Bosca sono quelle che si possono visitare a oggi.
Al loro interno, sino a 32 metri di profondità, le cantine storiche custodiscono ancora oggi migliaia di bottiglie di metodo classico in affinamento a una temperatura costante tra i 12 e i 14 gradi.

Il Consorzio Alta Langa Docg

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE È COMPOSTO DA 12 MEMBRI: 6 RAPPRESENTANTI DELLE CASE SPUMANTIERE E 6 RAPPRESENTANTI DEI PRODUTTORI DI UVE, CON UN PRESIDENTE E UN VICEPRESIDENTE.

Il Collegio Sindacale è composto da tre membri effettivi, di cui uno è il presidente, e due supplenti. L’elezione dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale avviene ogni tre anni da parte dell’Assemblea Generale dei Consorziati.

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